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Reportage Live

WILLIE PEYOTE accende MANTOVA. “Dite no, non abbiate paura di dire no”

Un temporale improvviso, mezz’ora di attesa e poi la musica che prende il sopravvento. Willie Peyote al Mantova Summer Festival lo scorso 27 agosto ha scelto il registro che lo contraddistingue: parole che vanno in profondità, ironia sottile e un dialogo continuo con chi ascolta. Sullo sfondo, l’Esedra di Palazzo Te che diventa parte del racconto.

Articolo di Vanessa Bocchi | Foto di Cesare Veronesi

All’Esedra di Palazzo Te di Mantova lo scorso 27 agosto abbiamo visto Willie Peyote, aka il torinese Guglielmo Bruno all’opera per la tappa locale de Sulla Riva del Tour 2025 in un concerto a rischio esondazione (in tutti i sensi).

Il cantautore Pugni ad aprire la serata 

Prima dell’ingresso di Willie, c’è stato Pugni (Lorenzo Pagni), cantautore e psicologo classe 1993 con uno stile personale e delicato che abbiamo visto e intervistato in passato (leggi qui). Pugni ha già condiviso con Willie la traccia Bloody Mary (2024). Nei suoi brani, come Trentasette denti e Foglie morte, porta riflessioni sul riconoscere negli altri ciò che respingiamo di noi stessi, e sulla possibilità di rinascere dalla morte, come gli alberi che rifioriscono. Un’apertura intima e profonda, che ha preparato il terreno emotivo per la potenza del live. 

Willie e la band: complicità che funziona

La pioggia di fine estate aveva fatto temere il peggio, con porte aperte in ritardo e pubblico in attesa sotto il cielo incerto. Ma quando Willie Peyote ha messo piede sul palco dell’Esedra di Palazzo Te, il temporale si è trasformato in pura elettricità. Il live si apre con Che bella giornata e l’entusiasmo sale subito alto. Con lui, tra gli altri, ci sono Luca Romeo al basso, Dario Panza alla batteria, Daniel Bestonzo a tastiere e synth, oltre a Pugni, presenza complice che ha già condiviso con lui collaborazioni in studio e tour. La chimica tra loro è palpabile, fatta di sorrisi, battute, sguardi che rendono il concerto una jam collettiva, più che un semplice set.

Testi precisi, decisi e anche scanzonati

Willie Peyote porta sul palco brani scritti a più mani, ispirati alle sue radici musicali: Paolo Conte, Amy Winehouse, Arctic Monkeys. Il risultato è un mix che tiene insieme ironia, critica sociale e introspezione. Sulla riva del fiume è il momento in cui il rap diventa quasi poesia filosofica: “Vorrei saper la differenza che passa fra solitudine e indipendenza, fra abitudine e indifferenza”. La sua forza è proprio questa: dire cose complesse con un tono apparentemente leggero, arrivando a toccare chiunque, anche chi ascolta distrattamente.

In Etichette Willie Peyote sceglie invece la via dell’autocoscienza: “Se i miei pensieri prendessero forma eclisserebbero il sole, così li lascio nascosti ma poi diventano mostri, e se li scrivo esorcizzo ma poi diventano i vostri”. Qui l’artista mette in luce il peso del pensiero e della scrittura, tra il rischio di oscurare tutto e il bisogno di condividere. È uno dei momenti più densi del concerto, che mostra quanto la sua ironia non sia mai fine a se stessa.

Io non sono razzista ma segue la stessa logica: una ballata piacevole all’orecchio che, in realtà, parla di equità, giustizia e ipocrisia. Un contrasto voluto, che spiazza e fa riflettere.

L’omaggio agli Arctic Monkeys

Quando parte l’accenno di Do I Wanna Know? degli ArcticMonkeys per introdurre I Cani, il pubblico esplode. Un omaggio per alcuni inaspettato e riuscito, che racconta meglio di mille parole il legame tra Peyote e la musica che lo ha formato. È un segnale chiaro: ogni suo concerto è un luogo di contaminazioni, mai statico, sempre pronto a sorprendere.

Il pubblico al centro

Se l’artista dà il massimo, il pubblico risponde. Durante pezzi come Un tempo piccolo o Giusto la metà di me le coppie si stringono, gli amici si abbracciano, e il cortile dell’Esedra si trasforma in un grande abbraccio collettivo. Willie Peyote ha la capacità di abbattere le barriere tra palco e platea, facendoti sentire parte di qualcosa. Tu stai ballando, ti stai liberando di alcune emozioni, ti connetti con i suoi testi e mentre le ricanti rifletti.

L’Esedra: cornice viva del festival

La location gioca la sua parte. L’Esedra di Palazzo Te, nata dal genio di Giulio Romano tra il 1524 e il 1534, diventa ogni estate uno spazio sonoro unico. Tra le colonne e il verde, il Mantova Summer Festival è ormai un appuntamento che dà vita a serate in cui la storia dialoga con il presente. Il 27 agosto la cornice rinascimentale ha amplificato l’energia di Willie e della sua band, trasformando il concerto in un’esperienza totale.

La chiusura e il messaggio finale

Dopo un set lungo e generoso, chiuso da E allora ciao, Willie Peyote lascia il pubblico con una frase che diventa manifesto: “Dite no, non abbiate paura di dire no. Ci sarà sempre qualcuno con voi che dirà no”. Non solo un concerto, ma un invito all’autenticità, a mantenere viva quella scintilla che ci fa vivere una vita fedele a noi stessi, rendendola migliore, per noi e per gli altri. Il tutto senza mai prendersi troppo sul serio.

Clicca qui per vedere le foto del terzo giorno del concerto di WILLIE PEYOTE a MANTOVA (o scorri la galleria qui sotto).

WILLIE PEYOTE – La scaletta del concerto di Mantova

  • Intro
  • Che Bella Giornata
  • Sulla Riva Del Fiume
  • Polvere
  • Giorgia Nel Paese Che Si Meraviglia
  • Io Non Sono Razzista Ma…
  • Buon Auspicio
  • Portapalazzo
  • I Cani
  • Next
  • Metti Che Domani
  • Willie Pooh
  • Etichette
  • Un Tempo Piccolo
  • Giusto La Metà Di Me
  • Aglio E Olio
  • Oscar Carogna
  • Friggi Le Polpette Nella Merda
  • Glick
  • La Tua Futura Ex Moglie
  • C’era Una Vodka
  • Ottima Scusa
  • Le Chiavi In Borsa
  • Grazie Ma No Grazie
  • Semaforo
  • Mai Dire Mai
  • E Allora Ciao
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