C’è qualcosa di profondamente onesto nel modo in cui gli Abissi intendono il rock. Non ci sono sovrastrutture, non ci sono messaggi salvifici da impartire al mondo. C’è solo l’esigenza, quasi fisica, di “buttare fuori”. Nati nel 2018 dall’incontro tra Francesco Menghi (Veracrash), Luca Ibba (ex ODE) e Agostino Marino (Little Pig), con l’innesto wave di Alessandro Stranieri al basso, il quartetto milanese ha saputo distillare un proprio sound.
Il DNA della band è chiaro: lunghe sessioni in cantina, amplificatori saturati e quel background grunge/stoner che profuma di anni Novanta. Il nuovo lavoro, “Paramagia” (uscito il 30 gennaio per Octopus Rising / Argonauta Records), è il frutto di questa spontaneità. Se il precedente “Oltre” (2022) aveva ci aveva già convinto, qui la band alza l’asticella, creando un “altare sonoro” dove il peso del rock si intreccia a visioni liquide e tensioni occulte.
Si viaggia tra le crepe di una città che non dorme mai con “Cemento”, un brano nato quasi per gioco ma trasformatosi in uno sfogo d’aggressività pura. È un pezzo “strong” che non chiede permesso, ma esplode con urgenza. Dalla durezza dell’edilizia urbana si passa alla geografia del ricordo con “Madama Cristina”. Non è solo il titolo di una via torinese cara alla band; è un punto di rottura dove le chitarre di Agostino Marino smettono di colpire e iniziano a ipnotizzare, tagliando l’aria come vetro affilato. È qui che emerge la voce di Francesco Menghi, capace di trasformare il testo in un’immagine viscerale che resta impressa sulla pelle.
Il disco trova poi momenti di astrazione quasi spirituale in episodi come “Grabovi”. Qui la parola si fa da parte per lasciare spazio a una deriva strumentale che sfocia in melodie psichedeliche, un ponte tra il background stoner della band e nuove, inesplorate latitudini sonore.
Non c’è pretesa di dare messaggi, ma di comunicare emotività attraverso immagini testuali”, spiegano. E in effetti, ascoltando Paramagia, la sensazione è quella di un viaggio introspettivo. L’italiano, scelto per i testi, non funge da barriera ma da veicolo per immagini che colpiscono il subconscio.
Il disco sta già raccogliendo ottimi risultati, ma la vera dimensione degli Abissi resta quella del palco. La strategia per il 2026 è chiara: date mirate e fatte bene. Niente tour forsennati senza senso, ma appuntamenti selezionati dove il rito del rock pesante può compiersi nel modo più autentico.
In un’epoca di algoritmi e produzioni di plastica, gli Abissi ci ricordano che il rock, per essere vivo, deve saper essere rituale, pesante e, soprattutto, terribilmente umano.












![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)
















Elisa
30/03/2026 at 22:14
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