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Interviste

Voci da ROCK CONTEST. Intervista ai SENECA EFFECT

Articolo di Marzia Picciano

Se non avete mai sentito parlare del concetto del “dirupo di Seneca”, idea fondamentale per cui è molto più facile cadere che risollevarsi (ovvero, “la crescita è lenta, ma la rovina è rapida”), potrebbe essere una buona opportunità ascoltare i SENECA EFFECT per avvicinarsi, in accompagnamento, all’illuminazione che tale nozione può effettivamente determinare una volta compresa appieno.

Matteo Oreggioni, Loris Mattarucchi, Simone Della Vedova e Claudio Franzini sono i nomi dietro questo progetto decisamente ambizioso; da Morbegno e dalla Valtellina hanno deciso dal 2022 di provare a raccontare la loro verità in materia ricorrendo a forse il più drastico dei mezzi: attraverso il post-punk, precisamente quello a cavallo tra ’80 e ’90, per affrontare questioni generazionali come disillusione, crisi climatica, instabilità e incertezza del futuro. Del resto, cosa c’è di più generazionale di certi sound come quelli che ci animavano alla fine nel millennio.

Ne abbiamo parlato con loro, partendo da Disertare, un disco che raccoglie bene l’eredità di tutti i grandi della musica rock alternativa italiana dagli anni ’80 in poi, con influenze sono davvero palpabili. “Il nostro suono” dicono “nasce proprio da quel retroterra musicale che ci ha formati e che continuiamo a reinterpretare a modo nostro.”

Nelle loro vite non post-punk “facciamo altro, anche se è difficile separare del tutto l’attitudine e la postura musicale dal modo di vivere quotidiano. Siamo un docente, due ingegneri e un informatico, tutti cresciuti nella scena musicale valtellinese fin da giovanissimi. La musica resta sempre una parte integrante della nostra identità, anche fuori dal palco.”

Parlando di effetto Seneca, la rovina è ancora più rapida in provincia (in Valtellina)?

“Da un punto di vista climatico, senz’altro sì. La Valtellina — come tutto l’arco alpino — è un vero e proprio hotspot climatico: si riscalda a una velocità doppia rispetto alla media del pianeta. La provincia, dunque, è sempre più calda e cambia rapidamente.
Chissà se questo surplus “rovinoso” può essere anche l’origine di una nuova vivacità musicale: un modo per reagire, per trasformare la crisi in energia creativa.”

Quindi come si inseriscono le vostre canzoni, o meglio il vostro cantato, nel territorio da cui venite?

“In fondo, si parla sempre dalla “strozzatura” di un corpo — da un limite, da un’urgenza. Fare musica con un’intenzione esistenziale significa raccontare sé stessi e, inevitabilmente, i luoghi che si abitano. I paesaggi e i dintorni diventano così metafore e immagini simboliche.”

Tanto da maledire il giorno in cui siamo venuti al mondo, come esordiscono in Luna In Piena? Del resto quello musicale dei Seneca Effect è un immaginario, o meglio un Pantheon, che mette sullo stesso palco i Diaframma, il Teatro degli Orrori e pure un pò di Soviet Soviet, che in generale si sposa bene con l’idea di un disastro imminente. Provando allo stesso tempo ad esemplificare il dramma didascalicamente, come una lezione di Barbero.

“Viviamo uno “strabismo musicale”: da un lato, la necessità di dare forma alla nostra percezione della crisi ecologica partendo da noi e dai nostri luoghi; dall’altro, l’apertura a due direzioni — una verticale, che ci connette alla musica che ci ha preceduti, e una orizzontale, che ci spinge verso una ricerca sonora contemporanea e internazionale.”

Tutto ciò sottende uno scopo decisamente più alto del semplice fare musica.

“Fare musica, per noi, è un atto profondo e consapevole: un modo per restituire significato e attenzione all’ascolto.”

Cosa rappresenta Rock Contest per voi?

“Essere selezionati significa molto per noi: è il segno che il nostro lavoro è stato compreso e apprezzato. In un’epoca di sovrapproduzione musicale, dove l’eccesso rischia di svuotare il senso, Rock Contest rappresenta per noi un riconoscimento della serietà e della dedizione che mettiamo nella nostra arte.”

Written By

Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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