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Reportage Live

SZIGET Festival 2015: le foto e il racconto del Day 7

Foto di Matteo Scalet – Articolo di Margherita Valentini

Domenica 16 Agosto

L’ultimo giorno sull’isola comincia con un sentimento ambiguo, la tipica malinconia che precede l’abbandono di un luogo e di un’esperienza, e lì accanto, a pari intensità, l’inarrestabile desiderio di farmi una doccia decente a casa. Non è, però, ancora tempo di lasciarsi andare a sentimentalismi, perché un’intera giornata di festival è in attesa di essere vissuta. Il primo concerto in programma è quello di Josè Gonzàlez alle 16.45 presso l’A38. L’artista svedese esordisce con due brani dal primo album, Veneer. Essendo Gonzàlez uno dei miei artisti preferiti, mi ero impegnata per trovarmi proprio sotto al palco all’inizio dell’esibizione, ma non ho potuto restarvi a lungo, poiché il suono di quella che sembrava una grancassa (non visibile sul palco, ma usiamo pure l’immaginazione) aggrediva le orecchie e il cuore con tanta violenza da rendere impossibile godere della performance. Allontanandomi un po’ le cose sono leggermente migliorate, ma non a sufficienza per rendere il concerto davvero godibile. Potrei fermarmi qui, perché in un genere come quello di Gonzàlez (dove regnano l’arpeggio della chitarra, la voce flebile, quasi sussurrata, e le percussioni che invece di scandire decise il tempo diventano una base di sfondo ritmata) sentire solo i bassi rende totalmente inutile l’ascolto. Voglio, però, spingermi oltre. Le prime canzoni vedono lui solo sul palco buio, illuminato da un fascio di luce che colpisce le spalle e lascia scuro il volto. Se il fine era quello di creare intimità col pubblico, questo è del tutto fallito; l’artista non parla, non si muove e non si vede neanche. Grande delusione.

l’articolo continua dopo la nostra fotogallery

Arriva il momento dei Limp Bizkit. Gruppo alternative nu metal statunitense, in attività dal 1994. Questi musicisti sono la prova che quando la musica è fatta bene, piace. Il pubblico che si è raccolto è numerosissimo. Quando cominciano a suonare la terra inizia a tremare. Lo spettacolo è variegato, ci sono delle cover, dei remix, delle citazioni (ai Metallica, a Prince). Sulle note di ‘Livin’ it up’, Fred raggiunge l’audience, che lo accoglie con grande entusiasmo. Spettacolari.

Il mio piano era questo: andare presto all’ A38 e prendere un buon posto per ascoltare Passenger, restare lì mezz’oretta e poi andare al main stage per godermi l’End Show con Martin Garrix. I piani sono evidentemente fatti per non essere seguiti, e meno male. Gli altoparlanti sparsi per Obuda avvertono i szitizen che sta per arrivare una burrasca e io mi fiondo ad impacchettare tutte le mie cose al campeggio; arrivo trafelata all’A38 giusto in tempo, sulla prima nota di ‘Fairytales & Firesides’. Ed è con questa canzone che comincia il concerto migliore di questo mio Sziget Festival. Lui è solo sul palco, o meglio sono lui e la sua chitarra. L’armonia col pubblico si crea subito, è lui a plasmarla. La sua voce e la sua personalità sono protagonisti, non ci sono distrazioni, non ci sono luci, non c’è un suono fuori posto. La qualità di una registrazione, con l’emozione del live. Io sono incantata, e come me chiunque mi circondi. Tra una canzone e l’altra intrattiene con qualche battuta e qualche silenzio ben posizionato.

limpbizkit

Tutti sono rapiti, tutti cantano. La gente comincia a tirar fuori i telefoni, illumina lo schermo e lo rivolge verso il palco, creando un prato di luci; incantevole. Particolare grinta con la canzone ‘I Hate’. Con ‘Scare away the dark’ vi è il culmine dell’intera esibizione: fa cantare tutti, in loop, e se ne va. Il pubblico continua per minuti, finchè lui non torna dentro e propone altre tre canzoni. Brividi. Mi scuso infinitamente, ma sono sicura mi capirete quando dico che non me la sono sentita di abbandonare la performance migliore della settimana per andare a sventolare bastoncini luminosi davanti a Martin Garrix. Nulla togliere al giovanissimo (classe 1996) dj olandese, che col suo singolo Animals ha fatto ballare milioni di persone, compresa la sottoscritta. Pare, comunque, sia stata una festa pazzesca, con stelle filanti, musica potente, allegria e fuochi d’artificio.

Alle 23.30 comincia il diluvio universale. Milky Chance iniziano a suonare un quarto d’ora dopo. Il duo tedesco Folk/rock composto da Clemens Rehbein e il DJ Philipp Dausch comincia a suonare nel 2012, quando si fanno notare pubblicando dei singoli online, tra cui il brano che li ha resi celebri in Italia ‘Stolen Dance’. Mi riferiscono che abbiano suonato bene e che lo spettacolo sia stato molto divertente. Bravi.

Correndo sotto l’acqua e nel fango, verso un’ultima, terribilmente scomoda notte, mi ritrovo a pensare che la pioggia sia un giusto congedo da quest’Isola, come un pianto per la fine di un’esperienza stupenda.
Penso anche che d’un tratto tutta quell’acqua e quel freddo mi sveglieranno, riportandomi, un po’ come Alice, lontana dal Paese delle Meraviglie che è stato lo Sziget Festival 2015.

passenger

Scaletta Passenger

Fairytales & Firesides
Life’s for the Living
The Wrong Direction / What is Love
Travelling Alone
The Sound of Silence (Paul Simon cover)
I Hate
Passenger Medley (Underwater Bride/Circles/Patient Love/Eye of The Tiger)
Let Her Go
27
Heart’s on Fire
Beautiful Birds
Scare Away the Dark
Encore:
Things That Stop You Dreaming
Dancing in the Dark (Bruce Springsteen cover)
Holes

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