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Reportage Live

SALMO a Milano: in fondo fare “flop” può anche essere un successo

Sold out la data al Forum. Noi c’eravamo e vi raccontiamo cosa abbiamo visto e sentito

Articolo di Silvia Cravotta | Foto di Andrea Ripamonti

Alla fine Salmo c’è riuscito di nuovo. È tornato a Milano per abbattere ancora una volta la barriera tra il sé cantante e il suo pubblico, come già aveva fatto a San Siro qualche mese fa, e come dichiara di voler fare nel documentario che racconta proprio quella sera di luglio al Meazza, quando per la prima volta un rapper italiano si è esibito nella Scala del calcio, riempiendola pure. Lo ha rifatto ieri, in una gelida serata di dicembre, in un Forum sold out per l’occasione, decima tappa delle dodici invernali del suo “Flop Tour 2022” (anticipato proprio a San Siro e con date già in calendario per l’anno prossimo).

È qui che Salmo, alias Lebownski, al secolo Maurizio Pisciottu, ha portato il suo magnifico immaginario popolato di beat e rime, luci e visual art, intelligenza artificiale, effetti speciali e creature di ogni genere in formato tridimensionale. C’è da chiedersi quanti universi abitino in quella testa che così tante volte compare sullo schermo durante il concerto, ogni volta con un aspetto diverso. Difficile mantenere le distanze quando il suo faccione incombe su di te, quando surfa sul pubblico, quando si esibisce in uno struggente unplugged in mezzo al parterre o quando si butta in consolle e fa ballare tutti. Ma andiamo con ordine, perché Salmo non è solo uno dei mostri sacri nel suo genere in Italia, capace di mischiare generi diversi (con qualche incursione nel mainstream, ma si sa che un po’ di mainstream non ha mai ucciso nessuno). I suoi concerti sono strutturati su concept a base di idee molto chiare e dove niente è lasciato al caso perché il sardo è uno che la testa la usa per davvero, non solo per proiettarla su uno schermo. Un artista a 360 gradi, che riesce a farti scatenare come pochi. E anche a Milano è andata così.

Premessa indispensabile: al fianco di Salmo, dietro Salmo, con Salmo ci sono Le Carie, band che si muove sincronicamente con lui ed è protagonista assoluta con lui, fino al culmine del piacere assoluto al momento dell’unplugged (e parliamo di Daniele Mungai/Frenetik, chitarra e tastiere, Jacopo Volpe alla batteria il chitarrista Marco Azara, il polistrumentista Riccardo Puddu/Verano e Davide Pavanello/Dade al basso).

Salmo in concerto al Mediolanum Forum di Assago foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Dunque, cominciamo. Classico quarto d’ora accademico per Salmo, niente di più. A lanciare la volata le immagini del documentario citato, che si interrompono lasciando il palco buio e il pubblico in silente attesa. Un manichino appeso per i piedi cala dall’alto e il suo precipitare al suolo coincide esattamente con l’attacco di Russell Crowe e con l’ingresso di Salmo sul palco. L’energia del machete flow colpisce il pubblico come un pugno in faccia, mentre un enorme robot si compone sullo schermo con le sembianze del rapper e canta in sincro con lui. Decisamente un ottimo modo per iniziare, un attacco all’Italietta di oggi, attenta solo alle vite altrui osservate su uno schermo, costruito su una potente base elettronica (made by Cyberpunkers).

La setlist è partita e prosegue sulla stessa linea di attacchi dissacranti e rime veloci con Stai zitto e Antipatico, per poi concedersi un momento di leggerezza con Parappapà. Ma il racconto musicale è senza interruzioni ed è accompagnato da un altrettanto ininterrotto storytelling visuale a base di figure in 3D, creature mostruose, scheletri e fiamme, tante fiamme, che torneranno per tutto il concerto, insieme al colore rosso, lo stesso che copre le macchine da corsa che si inseguono sullo schermo mentre Salmo canta Daytona e ragazzi e ragazze gli gridano addosso “più veloce, vai più veloce”.

Che ne so comincia a introdurre il tema portante di Flop, sesto album in studio nato in piena pandemia e che ha inevitabilmente risentito di tutti i condizionamenti del periodo lockdown: con un ritmo martellante Salmo chiede di essere lasciato in pace a fare musica e di non avere quelle risposte che forse in molti – sbagliando – si aspettano dagli artisti. È il momento di riportare queste figure a un livello umano, lasciando da parte ansie e paranoie di cui spesso si fa fatica a parlare o si cerca di esorcizzare, come quella appunto di fare flop, di fallire.

Il momento di In trappola e La chiave è l’occasione per la comparsa sul palco diell’ospite Marracash. Uno accanto all’altro i due ci spiegano che “la chiave giusta è sempre l’ultima del mazzo” mentre sullo schermo scorrono immagini a tema. I toni si abbassano e si fanno più pop, tutti – il pubblico in piedi nel parterre così come quello nei posti a sedere, in piedi sin dal primo minuto – la cantano a squarciagola.

Con Criminale si vira su tonalità più rock mentre alle spalle di Salmo un folto gruppo di ballerine si agita dietro gabbie mica tanto virtuali: un atto di accusa per chi per molto tempo ha tenuto la musica lontano da chi la voleva vivere, riducendola a semplice sfondo di intrattenimenti social, come i balletti di TikTok. Che Salmo si senta vittima di questi sviluppi (vedi il contestato concerto di Olbia) lo si capisce anche quando un suo alter ego finisce malamente ghigliottinato sullo schermo.

Salmo in concerto al Mediolanum Forum di Assago foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

L’autobiografico 1984 con i suoi profumi blues è il momento per ritirare il fiato e a cantarla sono proprio tutti, puntando il dito contro quel numero luminoso che ora occupa gran parte della scena. Seguono in scaletta Ricchi e morti, Perdonami su un totalizzante sfondo viola e L’alba, accompagnata da immagini di finestre in muratura con un sole arancione che vira verso il rosso fino a trasformarsi in figure femminili deformate. Con il ritornello di PXM torna l’alter ego di Salmo, questa volta in versione divinità indiana, con la faccia dipinta di blu.

Non dirmi che è tutto ok, per me non lo è stato mai. Cerco sempre un buon motivo per complicare tutto e se penso a quanto ho speso per fare un disco brutto è ok“. Come si fa a non cantarlo? Con Flop arriva una nuova ondata di energia, d’altronde non è solo il pezzo che dà il titolo all’album e al tour ma è anche accompagnato da una scenografia che ti trascina, tra scritte deformi, il blu e il rosso che si alternano su impalcature popolate di corpi in movimento, destinate a crollare a fine canzone. E tutti si fanno trascinare. Dopo A Dio, Salmo torna a rivolgersi a quel pubblico con cui non ha barriere né filtri: dopo averli caricati, ora li ringrazia per essere a Milano e, più in generale rivolgendosi a un pubblico ideale, per tutto il sostegno ricevuto durante il tour, che – annota con un po’ di malinconia – è alle battute finali. E i ringraziamenti li ripeterà per tutta la serata. Ma c’è ancora molto tempo, il concerto non è certo finito ed è ora di Hellvisback e dei suoi assoli di chitarra, sfondo perfetto della surfata di Salmo su un materasso gonfiabile sopra il pubblico del parterre. Qualche perdita di equilibrio ma tutto sommato è andato più lontano di quanto abbia fatto a San Siro.

Dopo S.A.L.M.O., con Kumite i bpm si abbassano ed è tempo per una canzone d’amore che con il suo ritornello ti entra in testa, anche non volendo. Battiti che risalgono al volo con 90MIN, ma dobbiamo anche parlarne? La canzone più famosa di Salmo, forse quella più originale nonché con il testo più denso in un repertorio che comunque di testi ragionati è piuttosto ben fornito.

Pausa sigaretta, anzi no. Pausa riflessione. Salmo si trasforma nel suo avatar in 3D e lancia le sue taglienti critiche contro questa società che ci ha trasformato in ebeti schiavi di uno schermo, capaci di utilizzare il pollice opponibile solo per digitarci cose di poco conto sopra. Queste le accuse del Salmo elettronico, che lascia poi il posto a una versione carnale – seppure sempre virtuale – del rapper. È una buona occasione per dire “noi non siamo così come ci vogliono” e lanciare l’appello “tornate alla vita”, seguito poi da quello di “guardatevi alle spalle”. Non è una minaccia ma il consiglio di spostare lo sguardo a metà parterre, vicino alla regia, dove su un palco in mezzo al pubblico sono saliti Salmo e Le Carie in versione orchestra da camera.

Look total orange, birra Ichnusa per la band e vino rosso (dall’etichetta pare sardo pure lui) bevuto “a bruncu” direbbe Salmo, “a canna” se vogliamo dirlo in italiano. Il momento dell’unplugged è – mi perdoneranno gli artisti – in assoluto il più bello di tutto il concerto e l’accompagnamento de Le Carie, come ho sentito dire da un vicino di concerto, vale un buon pezzo del biglietto. Difficile sintetizzare a parole la bellezza di Il senso dell’odio, La prima volta e dell’intimissima Lunedì, ascoltate in questa versione. Salmo è a pochi passi, tutto il Forum è buio ma canta insieme a lui, tante piccole luci dai cellulari lo accompagnano, raggiungendo con “Marla” l’effetto di una notte di giugno in un bosco circondati dalle lucciole. Con Aldo ritmo”si torna a ballare e Le Carie hanno un ruolo fondamentale nel caricare il pubblico intorno a loro: sono affiatati, si divertono e sono decisamente un bello spettacolo da vedere.

Salmo in concerto al Mediolanum Forum di Assago foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Al momento di Falsità e cortesia, Salmo sceglie di rappare sull’iconica Sweet Dreams degli Eurythmics e incastra in maniera decisamente interessante le due canzoni. Il cielo nella stanza è nella situazione migliore per essere ascoltato, mancherebbe solo la voce di Nstasia, e stesso discorso per Marla che chiude il momento unplugged con la versione “salmiana” di “Run through the jungle, canzone antiguerra dei Creedence Clearwater Revivalm e infine con Black Widow.

Sono passate quasi due ore ma nessuno sembra avere voglia di fermarsi. E dopo il momento rap/rock/elettronico/hardcore e dopo quello dell’unplugged, vuoi non fare un Djset? Sul palco la consolle è pronta, le strobo funzionano tutte, Dj Damianito è già al suo posto. Salmo lo raggiunge al volo, giusto il tempo per un cambio di maglia, dall’arancione al verde, e per rimettere su gli occhiali da sole delle prime canzoni. Sul palco salgono Lazza e Noyz Narcos a cantare con Salmo, poi il rapper sparisce dietro la console trascinato in un mix dance che trasforma il Forum in una discoteca per migliaia e migliaia di persone che si stanno divertendo un mondo mentre i genitori di molti di loro sono in paziente attesa in macchina fuori dal Forum.

Santo cielo Salmo, sono due ore e mezza che fai casino, non sei ancora stanco?

Clicca qui per guardare le foto del concerto di Salmo a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto)

Salmo

SALMO – La scaletta del concerto di Milano

Russell Crowe
Stai zitto
Antipatico
Parappapà (Nerone cover)
Che ne so
Daytona
In trappola
La Chiave
Criminale
1984
Ricchi e morti
Perdonami
L’alba
PXM
Flop!
Ace of Spades (Motorhead cover)
A Dio
Hellvisback 2
S.A.L.M.O.
Kumite
90 MIN

Unplugged
Il senso dell’odio
La prima volta
Lunedì
Aldo ritmo
Falsità e cortesia
Il cielo nella stanza
Run through the jungle (Creedence Clearwater Revival cover)
Marla
Black widow

DJ SET
Ho paura di uscire
Ho paura di uscire 2
woaw
La canzone nostra
Mamma sto male

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