PAUL KALKBRENNER: foto e reportage del live-set di Bologna

Articolo di Elena Donatello | Foto di Emanuela Vigna

Un report che rischia di diventare immediatamente un manifesto sul perché Kalkbrenner lo dovreste vedere ai festival estivi, meglio se all’estero. La pioggia che cade su Casalecchio rende tutto più berlinese, certo, ma i ragazzini che hanno preso l’Unipol per un pomeriggio domenicale in discoteca no. O magari si, magari anche questo fa parte della tradizione del clubbing e basta, bisogna soltanto essere contenti per Paul e per il suo sold out.

Dalle nove e mezza Lele Sacchi tiene impegnato il muro di gente con un set abbastanza piatto, ma godibile. Chi sono io per giudicare Lele Sacchi, ognuno si guadagna da vivere come meglio crede. E poi deve essere dannatamente difficile fare finta di trovarsi al Tomorrowland quando invece stai dentro ad un palazzetto e sopra alla tua testa vengono sparati spot con loghi lampeggianti di supermercati vari. Qualcosa cambia quando verso le undici Lele se ne va e sul palco iniziano a preparare il mixer di Paul Kalkbrenner. Tutti concentratissimi per cogliere l’esatto momento in cui si presenterà al pubblico.

Lo fa avvolto dal fumo e dalle luci, un’entrata assolutamente epica, Azure apre il suo set. Lui almeno è esonerato dalle fastidiose pubblicità sugli schermi, la sua scenografia sembra muoversi con lui, cambiando colore e posizione, dappertutto appare il numero 7, anche sulla sua maglietta, titolo del suo settimo album che è molto più melodico rispetto ai lavori precedenti: lo dimostra anche il singolo Feed your head, una cover del brano White Rabbit dei Jefferson Airplane, che arriva soltanto verso le due ore di un set che ne dura quasi tre. Sicuramente la più apprezzata è Sky and Sand, come tutti i brani che fanno parte della colonna sonora di Berlin Calling, film leggendario del 2008, in cui Paul interpreta la parte del protagonista. La scaletta è costellata anche di brani appartenenti agli altri album, o antecedenti a Berlin Calling, ma a farla da padrone è 7, i cui momenti più memorabili sono Cloud Rider e Mothertrucker, altri due singoli che fanno parte della trilogia che ha promosso il nuovo album.

Lui fuma e balla tantissimo, cosa che il pubblico riesce a fare a mala pena, per colpa della ressa. Da lassù, durante il suo set infinito, riesce a percepire le pulsazioni dell’edificio e per questo lo invidio moltissimo. Ci sono momenti in cui il palazzetto sembra essere illuminato da fari provenienti da chissà dove e invece poi ci si rende conto che è solo merito delle luci dei cellulari delle migliaia di persone presenti. Kalkbrenner fa il lavoro migliore del mondo.

Paul Kalkbrenner, il producer dei record, torna in Italia venerdì 8 luglio 2016 nella stupenda cornice del Parco di Monza – biglietti in vendita a questo link > http://bit.ly/1jJE7Tf

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