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Reportage Live

Reportage – JIM ADKINS: il leader maximo dei Jimmy Eat World in concerto a Bologna

E’ da poco passata la mezzanotte e sto camminando per le vie di Bologna in una calda sera di fine estate. Meno di 8 ore fa mi trovavo in ufficio, a Genova, e tra meno di 9 sarò di nuovo là. 600 km percorsi in poche ore per essere qui, stasera, per l’unica data Italiana del tour solista di Jim Adkins, leader maximo dei Jimmy eat world. Una sfacchinata? Si, senz’ombra di dubbio, ma una sudata lautamente ripagata da una prestazione pregna di pathos e qualità.
E’ ormai più di un ventennio che seguo Jim e i Jimmy eat world, di fatto ci sono cresciuto con il loro emo-indie, a tratti dannatamente pop, e la curiosità di sentire i loro pezzi riarrangiati per sola chitarra acustica e voce, travalicava la soglia della ragione.
Questa sera i pezzi più famosi sono stati riposti nel cassetto, non c’è stata nessuna “the middle” e nessuna “hear you me”, “a praise chorus” o “bleed american”.
Stasera è stata protagonista del Locomotiv un’accurata selezione di brani meno suonati durante i live dei Jimmy, sebbene non siano comunque mancati grandi classici quali “work” e “the kill”.
A completare la setlist diverse cover tra le quali spiccano una sentita reinterpretazione di “Inside of love” dei connazionali Nada Surf e una bella versione di “Girls just wanna have fun” di Cindy Lauper, quest’ultima inclusa nel mini EP di Jim uscito da poche settimane sul mercato, concepito come una raccolta di tre 7″ nei quali il lato A è occupato da un inedito (sono stati proposti tutti e tre questa sera) e la B side da una cover di uno degli artisti apprezzati da Adkins.

Una setlist ricca di spunti, venticinque pezzi sparati senza soste, senza bis, senza troppi orpelli o parole, da parte di un performer un po’ timido ma dalla pennata decisa, momentaneamente orfano di quella band che lo accompagna live dal lontano 1993.
Venticinque pezzi cantati senza risparmiarsi sebbene il pubblico del Locomotiv non fosse certo quelle grandi occasioni, credo un centinaio di persone al massimo, ma nonostante l’esiguo numero un’audience calda che non si è risparmiata per tutto il live e nella richiesta finale “one more song” purtroppo non accolta dallo stesso Jim.

Una menzione a parte è doverosa per la band di apertura che mi ha davvero impressionato, i padovani Four Green Bottles che, visibilmente emozionati di aprire per un mostro sacro quale Adkins, sono stati autori di un bel set, purtroppo breve, composto da 5 canzoni estratte dal loro esordio discografico “Step”, brani rivisti in chiave acustica per allinearsi allo show di Jim. Una bella sorpresa, una band che colpevolmente non conoscevo, ma una lacuna che colmerò quanto prima perché ciò che ho sentito stasera è prezioso, fulgido esempio di come una band italiana, se ben supportata, non sfigurerebbe tra le onde dell’FM americano.

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Four Green Bottles
My Home
You Live
Supernova
Hurricane
Hands

Jim Adkins
Love Don’t Wait
Just Watch the Fireworks (Jimmy Eat World)
Chase This Light (Jimmy Eat World)
For Me This Is Heaven (Jimmy Eat World)
Always Be (Jimmy Eat World)
Hell
The Book of Love (The Magnetic Fields)
Please Say No (Jimmy Eat World)
Lucky Denver Mint (Jimmy Eat World)
Get Right
Inside of Love (Nada Surf)
Girls Just Wanna Have Fun (Cyndi Lauper)
I Will Go
Damage (Jimmy Eat World)
Make the World Go Away (Eddy Arnold)
Ten (Jimmy Eat World)
Polaris (Jimmy Eat World)
Integrity Blues
Kill (Jimmy Eat World)
Give Me a Sweetheart (The Everly Brothers)
You Were Good (Jimmy Eat World)
Beautiful Is (Jimmy Eat World)
Big Casino (Jimmy Eat World)
The Authority Song (Jimmy Eat World)
Work (Jimmy Eat World)

Written By

Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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