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Karma Clima – Il progetto itinerante dei MARLENE KUNTZ

Karma Clima Il progetto itinerante dei Marlene Kuntz. Un progetto e un album con un DNA rivoluzionario

A 6 anni di distanza dall’ultimo album in studio, venerdì 30 settembre è uscito Karma Clima (Al-Kemi Records / Ala Bianca; distrib. Warner Music Italy / FUGA) dei Marlene Kuntz: nove tracce, prodotte con Taketo Gohara, per un concept album sul cambiamento climatico tra cui un featuring con un’artista da sempre sensibile a queste tematiche, ovvero Elisa.

Ma Karma Clima non è solo un album. È il progetto itinerante dei Marlene, iniziato ormai un anno fa, che ha portato la band in tutta Italia, alla ricerca di quelle realtà che sono un modello in materia di eco sostenibilità, in nome del dovere etico di creare un senso di responsabilità verso il mondo che abitiamo.

Abbiamo incontrato Cristiano, Riccardo, Luca e Davide in una round table, a mio avviso illuminante per i temi trattati. Ascoltando le parole della band nel rispondere alle domande dei presenti, emerge vivida la passione, l’impegno e la forza che ci sono dietro a questo progetto e, di conseguenza, dietro a uno dei suoi primi figli, ovvero l’album.

Nella tragedia che stiamo vivendo, ed in particolare mi riferisco alla condizione climatica e al surriscaldamento del pianeta, circondati dall’ignavia di chi le cose potrebbe cambiarle (ma è impegnato a fare altro) e alimentando l’autoinganno generato dall’istinto di sopravvivenza (non tutti lo fanno, molti sì) che fa sperare che, improvvisamente, un deus ex machina risolverà un qualcosa di ampiamente compromesso, i Marlene Kuntz dimostrano con i fatti che, se si vuole, se c’è consapevolezza, è possibile innescare dei meccanismi virtuosi che possono generare un cambiamento che porti verso un miglioramento. Ognuno per la propria parte, consci che tutti abbiamo un ruolo.

L’ album è solo la punta dell’iceberg, ma lungi da me che questa immagine possa essere presa come uno sminuire. È un album pazzesco poetico e fortemente empatico, che cerca la condivisione e l’affratellamento. Che non guarda al proprio ombelico e cerca di aprirsi (rubo le parole allo stesso Godano). Ma quello che ci sta sotto, le realtà e i luoghi che sono stati di ispirazione, le esperienze artistiche e umane che ne sono il DNA e tutto quello che un progetto così, a un anno di vita, ha già smosso o già innescato, è un qualcosa di molto più grande, destinato a crescere ancora.

Ma veniamo all’album, così come ce lo raccontano gli autori dello stesso. Nove tracce, basate su un concept, che ha, certamente, influenzato la stesura dei testi. – Avevo bisogno di avere chiaro che eravamo tutti consapevoli che stavamo facendo quel tipo di cosa, ovvero parlare del clima – dice Cristiano Godano –  da quel punto in avanti ho iniziato a pensare i testi in funzione di questo.

Tre le realtà italiane che hanno ospitato le residenze artistiche della band: Viso a Viso Cooperativa di Comunità di Ostana, Birrificio Agricolo Baladin di Piozzo e Borgata Paraloup. Luoghi che hanno influito sul processo creativo.

Ricordo con piacere un’interazione fruttuosa con il pastore in cui mi imbattevo ogni mattina quando andavo a scrivere su un ripiano, in fronte al Monviso – racconta sempre Cristiano – gli scambi con lui mi hanno regalato suggestioni sagge ed importanti.

Ma anche le musiche, non solo i testi, hanno un forte legame con i luoghi e da quei luoghi nascono, in maniera reale.

Marlene Kuntz voleva rompere gli schemi di 30 anni di scrittura musicale – ci spiega Davide Arneodo – Mentre generalmente si partiva dalla scrittura con le chitarre, si è partiti dalla scrittura con pianoforte e tastiere e questo ha comportato un cambio musicale notevole. Noi abbiamo voluto scrivere in queste residenze, portandovi strumenti reali.

Quello che è importante per Karma Clima a livello sonoro, è che tutto ciò che è elettronico e strumentale, è reale: come noi eravamo reali nel confrontarci con queste comunità, anche gli strumenti lo erano. Non c’è niente di finto nei suoni. Abbiamo coinvolto la Piatino Pianoforti, realtà torinese di quasi un secolo. Avevamo un Kawai a 2000 m di altezza a Ostana. Uno Steinway del 1900 a Piozzo, e credo che tutto questo abbia contribuito nella sostenibilità.

Non abbiamo coinvolto solo le realtà dell’ambiente, ma realtà musicali, che hanno contribuito portandoci strumenti reali, cosa non comune al giorno d’oggi, in cui è più semplice usare strumenti digitali e fare un disco al computer. Mentre io, Riccardo, Luca e Sergio sviluppavamo la parte musicale, Cristiano era oltre i 2000 metri a scrivere i testi. La produzione reale dell’album è stata fatta insieme.

In prima istanza quello che stanno facendo i Marlene – dice Cristiano – è cercare di trovare una narrazione che aiuti le persone a rendersi conto che il problema c’è, è reale e molto urgente. Una narrazione anche a supporto della scienza, detto nella maniera meno presuntuosa possibile. Siamo consapevoli che la scienza abbia dei problemi di comunicazione per far capire come stanno le cose e siamo consapevoli che la scienza è felice di avere il sostegno di narratori in grado di trovare un linguaggio adeguato. Non è un problema che non ci riguarda. Riguarda tutti noi.

Il nostro desiderio era comunicare questo progetto soprattutto ai nostri coetanei – ci condivide Riccardo Tesio – Noi ci siamo conosciuti per una componente di rabbia musicale, ma questo progetto non ha bisogno di rabbia, ha bisogno di concretezza e poesia per arrivare. Le frasi urlate vengono capite da chi già è conscio. Chi non ha chiaro il problema le rifiuta. Abbiamo voluto comunicare in maniera empatica. Meno rabbia e più coralità.

In merito alla sostenibilità, Luca “Lagash” Saporiti ci condivide una riflessione: È impossibile mettere in piedi dall’oggi al domani delle dimensioni totalmente sostenibili. Bisogna fare dei passi. Abbiamo iniziato a lavorare con delle realtà che si sono organizzate totalmente plastic free. Abbiamo scelto residenze in cui gli elementi sostenibili, da 30 anni a questa parte, sono tali da aver prodotto dei modelli da potersi ritenere alternativi. Se si vogliono cambiare le cose, va affrontato un processo in modo dinamico e con azioni da mettere una dietro l’altra, procedendo step by step.

Un ulteriore milestone del progetto Karma Clima è la parte live, ma non ci sarà un tour, o meglio, un solo tour, bensì una conoscenza graduale dell’album, che rispetti i tempi di chi ascolta, e in linea con le venue che ospiteranno concerti. Si inizia con un tour nei club in cui Non verrà smascherato totalmente il potenziale “vero” insito di Karma Clima – spiega Cristiano – Il vero tour di Karma Clima avverrà verosimilmente da fine febbraio in avanti, nei teatri, luoghi in cui funzionerà meglio, perché potrà essere accolto in una situazione di ascolto intimo e raccolto. È un disco che ha bisogno di essere assimilato e siccome segna una demarcazione ben precisa (e siamo determinati realmente ad andare in questa direzione) è opportuno che si strutturi in modo adeguato. Per cui tour nei club con il rock alla Marlene ed ingredienti nuovi del disco e tour nei teatri con la presenza più cospicua del nuovo sound. Ma attenzione – precisa sempre Godano – questo non è un rinnegare il sound dei Marlene precedente, ma è un modo per sottolineare il fatto che noi siamo consapevoli che vogliamo anche perlustrare nuovi territori, quelli che Karma Clima ha cominciato a far sentire.

C’è anche un fattore tecnico – aggiunge Davide – Nei club portare un pianoforte è possibile, ma il risultato non sarebbe dei migliori. Nei teatri vorremmo portare gli strumenti che sono presenti nell’album. È un disco complesso. Ci stiamo lavorando.

I club sono importanti per noi – aggiunge Lagash – stiamo attivando un processo in cui è bene che le fondamenta restino solide, e per fondamenta intendo tutto un linguaggio che fa parte della struttura dei Marlene Kuntz e che mano a mano si sviluppa andando verso i teatri, andando verso location particolari, come la Domus Aurea, Museo Nazionale del Cinema di Torino o al Muse di Trento, verso dimensioni che neanche noi, in questo momento, riusciamo ad immaginare. Probabilmente la cosa più bella è cominciare a diventare consapevoli del fatto che tutto quello che potrà essere disegnato, va al di là di quello che ci possiamo immaginare ora. È un flusso continuo che desideriamo produca il maggior numero di effetti stupefacenti.

La Fondazione Symbola, che promuove e aggrega le Qualità Italiane che migliorano il Paese, ha inserito Karma Clima come case history di successo nel Rapporto Symbola “Io sono cultura”.

È un attestato molto importante – motiva Lagash – Sta colpendo il fatto che l’asset culturale e artistico, ma anche umano, nel momento in cui cerca di mettersi a disposizione per creare una collaborazione e interazioni con altri “saperi” (non solo scientifici o istituzionali, ma dinamiche di vita quotidiana che le persone mettono in campo per poter dare una dimensione sostenibile e prosperosa della propria vita), crea una serie di conseguenze che addirittura sfiorano quella che può essere considerata innovazione scientifica. Il confronto reale e il fatto di riuscire a lanciare proposizioni creative in cui liberare le visioni e ragionare su temi apparentemente inaffrontabili, portano inevitabilmente, ognuno per la propria area di competenza, a delle soluzioni che non avevamo previsto. L’incontro a livello interpersonale, infrastrutturale, interdimensionale, cooperante verso un punto molto chiaro (sostenibilità, condizione climatica) può produrre una serie di prototipi e piloti da cui far nascere conseguenze importanti, sia a livello culturale, sia a livello imprenditoriale, sia a livello di impresa sociale, sia a livello scientifico. Ci siamo resi conto che questo meccanismo può portare questo tipo di risultato. Ci abbiamo investito tanto perché abbiamo intuito che potesse funzionare e sta funzionando. È un pilota. Ma visto il suo valore e la sua replicabilità, può portare a conseguenze. Siamo molto contenti di questi attestati, siamo molto contenti di essere interpretati nel modo giusto e continuiamo a lavorare.

Durante la chiacchierata anche delle considerazioni a cappello di una domanda, su come non solo la scienza, ma anche gli artisti da decenni lancino inascoltate grida di allarme. E alla questione Come ne usciamo da questa follia? Cristiano risponde: Le soluzioni che mi vengono in mente, in maniera impulsiva, per arginare un fenomeno già in atto sono due: o tra le nuove generazioni di nativi digitali ci sono delle menti in grado di trovare soluzioni attraverso la scienza, cosa che è possibile, o si passa attraverso il livello di consapevolezza delle persone. Le persone devono arrivare ad essere consapevoli e chiedere un cambiamento. Se tutti chiedessimo un cambiamento, ci sarebbe di colpo un grande interesse da parte di tutti i centri di potere. Noi come Marlene Kuntz, nel nostro piccolo, con in nostro disco, possiamo far nascere riflessioni.

E allora non resta che dire: grazie Marlene per in vostro (grande e valoroso) piccolo!

Tour nei club
16 ottobre al Monk di Roma in occasione della Biennale MArteLive
4 novembre al Live Club di Trezzo Sull’Adda (Milano)
5 novembre al Capitol di Pordenone
10 novembre al Teatro Politeama di Prato
11 novembre al Supermarket di Torino
13 novembre all’Estragon di Bologna
19 novembre al The Factory di Verona

Sul palco: Cristiano Godano (chitarra e voce), Riccardo Tesio (chitarre), Luca “Lagash” Saporiti (basso), Davide Arneodo (tastiere e violino) e Sergio Carnevale (batteria).

Durante il tour, i Marlene Kuntz utilizzano le borracce ufficiali dell’opera relazionale Uno Di Un Milione realizzata sul monte Pejo3000 nel Parco Nazionale dello Stelvio in Val di Sole per sensibilizzare comunità residente e Turismo sulla tutela del patrimonio idrico della Val di Sole.

l disco Karma Clima è disponibile in digitale, CD e vinile a questo link

Foto Credits Antonio Viscido

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Nata e vissuta sul mare, da qualche anno a Milano dopo una parentesi romana. Cresciuta a pane e Bruce Springsteen, da un lato gli studi scientifico matematici, un lavoro nell'IT che mi appassiona, dall'altro l'amore per la pittura, la scultura, la fotografia, il teatro e i film di Sergio Leone. Amo sia visitare città, sia la natura e lo stare all'aria aperta. La musica è una costante nella mia vita, ogni momento ha una colonna sonora; amo soprattutto la musica dal vivo, unico modo per conoscere veramente un artista. Amo scrivere e sono alla costante ricerca del modo migliore per tradurre su carta le emozioni. Sono profondamente convinta dell'importanza dell'amare e del mettere passione in tutto quello che si fa... con anche un pizzico di ironia!

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