Articolo di Marzia Picciano
Esiziale, secco e disumano. Non è solo l’incipit, bassissimo e inquietante quanto un Cronemberg, di L’Agguato, una delle tracce più iconiche di un disco, Il Vile, il secondo dei Marlene Kuntz, quello che dopo l’esordio intenso (e immenso, almeno per la musica alternativa nazionale) di Catartica definì non solo il colore della band, ma anche un una necessità precisa: di trovare uno spazio preciso nella musica dei ’90, alle prese con il grunge, per l’esposizione, più o meno didascalica, di una serie di non più reprimibili bassezze umane, figlie di bolle economiche più o meno stabili e capovolgimenti geopolitici ovattati.
Esiziale, secco e disumano è anche il messaggio che Il Vile, tutto, per chi l’ascolta e ne scrive ora, trattiene e trasmette più o meno tra le righe e i bassi oggi, ai suoi trent’anni, e con sorpresa forse anche dei suoi fautori, o per lo meno Cristiano Godano e Riccardo Tesio cosi sembrano rispondermi quando gli faccio notare l’attualità del disco e dell’affresco di situazioni al limite che decamenorescamente che descrive.
Un’umanità che muore, che tocca il fondo in condizioni che neanche il lato più oscuro di Aronofsky riuscirebbe a tirare fuori, in realtà è qualcosa di estremamente tangibile oggi, con tanto di corollario di critica all’ordine mondiale e agli effetti detrimentali del capitalismo. Cosa non è attuale dell’omonima title track oggi? Dove non sfuggiamo al rimuginare rabbioso di chi vuole colpirci al cuore e conquistare il nostro stupore, ma sente di non saperlo fare?
Eppure, dice Godano, non c’era intenzione di agganciarsi a nessun presente e nemmeno futuro.
“È un disco chiaramente conforme a quello che noi eravamo in quel momento. E’ piacevole constatare che è rimasto attuale.” C’è la rabbia, quella che guizza nel climax euforico di ordito, trama e stoffa, seta. “Ce n’è sicuramente. C’è certamente isteria nella mia performance vocale per interpretare questi testi, ma ha molto pochi risvolti sociali. Non credo che avessi nessuna intenzione di stigmatizzare, in qualche modo, il contesto sociale.”
Quella de Il Vile, continua Godano,“è una rabbia di natura prettamente esistenziale, personale. Poi, se in qualche modo si aggancia al contesto sociale, benissimo, non mi tiro indietro”. Precisa Riccardo:“Uno dei motivi per cui è sempre attuale, è che non è collegato a alcun contesto di quel periodo lì”.
“Personalmente, all’arte conviene rimanere sganciata dalle contingenze. Ho sempre pensato che inserire la contingenza nei testi li potesse penalizzare in proiezione futura.” I fatti di cronaca, questi, di questi tempi, con internet, vengono dimenticati nell’arco di tre giorni. “Siamo subissati da vertiginosi cambi di cose, non capiamo più niente”.
L’arte che dura nel tempo è mediamente sganciata dalle contingenze, cioè riesce ad avere una prospettiva che si universalizza. E Il Vile ha subito questo processo, entrando di fatto nell’immaginario collettivo.

Continua Godano.“Per molti è il nostro migliore disco. Credo anche che sia un disco che ha creato i presupposti per qualche tipo di equivoco nei riguardi di chi poi ci ha abbandonato, perché non facevamo più certe cose, data la sua intransigente dirompenza. Sono consapevole che per molti è qualcosa di mitico, cosa che non intercettavano noi all’epoca, è evidente. Non ne avevamo nessuna consapevolezza: semplicemente in quel momento volevamo cercare di superare noi stessi. Catartica era andato bene, ma noi non sapevamo neanche che stava gettando i semi per diventare un disco importante.”
Anche se qualcuno come Gianni Maroccolo lo aveva capito.
“Non credo che neanche Maroccolo all’epoca avrebbe potuto dirlo”, dice Godano. “Sapeva che era un gran disco, da musicista aveva la possibilità di capirlo. Posso dire però che recentemente l’ho riascoltato “alzando il volume”, non soltanto per tirare giù le parti, perché ci sono alcuni pezzi che non suoniamo come minimo da 10 anni (hanno già fatto il ventennale, ndr). Ho alzato al massimo volume, e va bene: avete ragione a dire gran disco!”
Aggiunge Riccardo. “Non c’era Internet. Non c’era il telefonino, non c’erano le email, non c’era Instagram. Non avevamo bene la percezione di che cosa stesse succedendo. L’unica idea poteva venire, a parte dai concerti, dalle vendite del disco. Catartica stava andando abbastanza bene, non era enorme come certi numeri oggi, ma per noi era tantissimo”.
Il Vile ha consolidato, da secondo disco riuscito, il successo del primo, se non lo ha trainato. “Noi volevamo essere all’altezza e superare quello che hanno fatto con Catartica, e penso che anche gli ascoltatori ci aspettassero un pò al varco. Qualcuno è stato deluso perché Catartica in qualche modo è un po’ più leggero, c’è molta rabbia e frustrazione, ma musicalmente è un pochettino più fruibile secondo alcuni. Invece con Il Vile, più pesante e più cupo per suoni, tematiche tutto, per qualcuno avevamo sbagliato strada. Per molti invece è stata la conferma che eravamo un gruppo, se possiamo dire, tosto.”
Oggi è più facile avere quel radar? A chiedere loro se sono testimoni di nuove rivelazioni, anche con tutti i social a disposizione è difficile. “Ho la consapevolezza che là fuori ci sono ragazzi che fanno musica, non necessariamente rock, che poi è una roba come tante altre, io non sono proprio un rocchettaro e basta, sono tante altre cose. Pensiamo a tutto il cantautorato, per dire, poi c’è l’elettronica… comunque, queste iniziative non riesco a intercettarle. Colpa degli algoritmi” dice Godano, della mancanza di locali, ma c’è anche un problema di comunicazione, lato giornali, di coprire tutti “i musicisti che si stanno sbattendo a fare le cose”. Vedono dell’eroismo negli emergenti: trent’anni fa, sotto molti punti di vista e pur non avendone contezza, portare avanti la propria musica, sempre negli anni piu giovani, era decisamente più semplice.
Tornando all’attualità del disco, è innegabile che la ristampa con fumetto di Alessandro Baronciani contribuisce, aggiungendo altra arte, a universalizzare il disco. Non è la prima volta che i Marlene Kuntz si rifanno alle arti visive, ci sono stati quadri come copertine, ma il fumetto mancava. “È stato interessante. In genere quando ti relazioni con un altro artista, c’è sempre un momento di confronto. In questo caso non c’è stato bisogno perché lui (Baronciani ndr) conosceva molto bene l’album, ha accettato molto volentieri”.

Aveva già delle idee? “Quando ci si relaziona con un altro artista, questo ci mette del suo, come come è giusto che sia, ed è anche il bello della musica, no?” dice Godano. “Chi la ascolta, la decifra a modo suo. Le tavole sono la sua idea di quei pezzi. Ci sono due o tre interpretazioni che non sono le mie, però è questo che è interessante. All’epoca del ventennale facemmo un libretto di racconti de Il Vile, e io avevo scritto qualcosa intorno a tutti i testi, che fosse una specie di parafrasi, una guida all’ascolto, un modo per svelare un po’ di più le cose. Ho chiesto ad Alessandro Baronciani di dargli una lettura perché avesse più presa sul significato dei testi. Però sai, linguaggio poetico comunque per derivazione è evocativo, non descrittivo. È giusto che comunque ci sia una sua interpretazione.”
Il punto è un altro. “Mi interessa sempre capire quando si mischiano questi due tipi di arti diverse. Si tratta di comunque due artisti che hanno due visioni e interpretazioni. Ad esempio, prendi Ti Giro Intorno. La maggior parte delle persone riteneva fosse una canzone rivolta a una donna, in realtà parla della musica. L’oggetto della narrazione è non è facile da tradurre in immagini, specie se è impalpabile come la musica.”
E si può sempre imparare. Magari non era il “verso” giusto di intendere delle parole, ma sempre plausibile e un’opportunità di allargare la propria visione. Diverso è per l’arrangiamento, dove non vale nessuna reinterpretazione.“Ho un ricordo preciso dei Soundgarden a Bologna, se non ricordo male, era uscito da poco il disco con Black Hole Sun. Era la prima volta che li vedevo, fecero Black Hole Sun completamente stravolta e non mi piacque per niente. Un certo tipo di riarrangiamenti può veramente deludere molte aspettative delle persone. Anche se ci sono almeno due pezzi che mi metteranno in estrema difficoltà, perché le urla sono una roba giovanile… Vedrò quello che si può! Nel senso: memore di quello che è successo con Catartica, energeticamente saremo dirompenti.”
Nel frattempo, si lavora al prossimo disco (di inediti), ma su questo è ancora troppo presto per dire: solo su questo, dopo i trent’anni, oggi si può tacere.






























