
Intervista di Veronica Drago | Foto di Dina De Paris
Il passato promette bene: intervista a Federico Dragogna dei MINISTRI, foto e scaletta della prima data del tour al New Age Club.
In occasione della prima data del Tour “Il Passato Promette Bene”, tenutasi sabato 16 novembre al New Age Club Di Roncade (TV), ho avuto il piacere di incontrare Federico Dragogna, penna e chitarra dei Ministri, una delle poche band italiane rimaste tra quelle in grado di produrre pezzi degni di essere catalogati come rock. Un’intervista di circa mezzora in cui ho potuto presentare quattro domande scelte tra quelle arrivate in redazione dai loro fan e in cui ho potuto approfondire alcune notizie e alcuni aspetti che riguardano il trio di Milano composto da Divi, Fede e Michele, accompagnati nei live da Effe Punto, come la pausa che seguirà il tour, la recente uscita del video di “Una Palude”, la pubblicazione del vinile di “Per Un Passato Migliore”, il rapporto con i fan e con la SIAE e il legame che intercorre tra loro. Una grandissima soddisfazione personale in quanto appassionata della musica dei Ministri e dei loro testi dai tempi de “I Soldi Sono Finiti” e soprattutto un’occasione preziosa per confrontarmi con Federico Dragogna su temi interessanti e attuali come il degrado del giornalismo e della stampa nel nostro Paese, analizzando un passaggio de “La Pista Anarchica”, il ruolo pericoloso dei Social Network, tema a quanto pare molto caro a Fede, e quattro domande a brucia pelo su un’ipotetica colonna sonora per un film, su un altrettanto ipotetica partecipazione a Sanremo, sull’uso della lingua inglese e, dulcis in fundo, sul concetto di amore. Inutile dilungarsi sulla descrizione del concerto dei Ministri al New Age Club, come sempre si è trattato di un’esperienza di piena comunione con gli altri partecipanti del pubblico e come sempre hanno dato loro stessi senza risparmiare su nulla, complice una scaletta totalmente nuova (che troverete alla fine dell’articolo). Di seguito il report dell’intervista rilasciata subito dopo il sound check e le fotografie della prima data del Tour “Il Passato Promette Bene”, entrambe parlano da sé!
La prima domanda ci arriva da Giampiero da Napoli e la unisco alla domanda di Lorenzo il quale chiede: “Avete scritto su Facebook che dopo questi concerti non suonerete in Italia per un bel po’, che significa? Non ci starete mica lasciando?” e Giampiero diceva “Per quanto tempo avete intenzione di fermarvi?”
In realtà non lo sappiamo davvero. A noi interessa avere sempre, soprattutto dopo l’esperienza dell’ultimo disco, un tempo significativo per preparare l’album, le cose nuove, e anche per non rompere troppo le palle; è una cosa che cerchiamo sempre di non fare dato che giriamo sempre in Italia, di su di giù sbattuti come dei flipper, a parte il sud che purtroppo tocchiamo poco, non vogliamo essere sempre in giro senza avere nulla di nuovo da dire. Quindi in realtà non lo sappiamo, sappiamo che sicuramente non uscirà un album l’anno prossimo e a seconda del materiale nuovo che metteremo giù decideremo quanta pausa fare anche se sicuramente sarà significativa, dagli 8 mesi in su.
Ci è arrivata una domanda particolare che riguarda “La Pista Anarchica”, un anonimo scrive: “C’è un passaggio in cui Fede scrive Verrà il tuo regno e avrà l’appoggio che cercavi, senza carta, senza spreco, senza paga e senza schiavi. È una critica rivolta solo al giornalismo musicale o in generale? Che opinione hai da ex giornalista?
Si parla in generale anche perché il giornalismo musicale mi sembra che non esista quasi più, o meglio, va semplicemente ripensato dato che il giornalismo normale si basa sul racconto di quello che succede, mentre il giornalismo musicale è complesso su questo perché se raccontasse solo quello che succede, parlerebbe solo di realtà degne di essere raccontate e tanti altri gruppi sarebbero solo delle pigne che cadono nel bosco e allora non andrebbero raccontati. Quindi il giornalismo musicale è già qualcosa di diverso, è qualcosa che sceglie e che si impegna a farti conoscere qualcosa, che non è esattamente il compito del giornalismo in sé. Per quanto riguarda il giornalismo “l’altro”, si tratta proprio dell’analisi del modello che stanno cercando di adottare i quotidiani che si stanno spostando online, un modello molto pericoloso di cui si sono visti i risultati anche dopo che è stata scritta “La Pista Anarchica”. Si tratta di un modello in cui il giornale rincorre la piazza, dove la piazza sono i Social Network (ovvero click, condivisioni e quindi spazi da rivendere in pubblicità), e fa dei titoli pensati per la piazza e poi, quella che è la cosa più incredibile, il Parlamento e il Governo seguono il giornale come agenda politica, generando un discorso solo all’apparenza sano. La piazza che i giornali seguono non è una piazza sana, è la piazza dei Social Network e chiunque abbia vissuto un po’ sui Social Network sa che non esiste un discorso sano in essi, è un discorso estremamente polarizzato, sono un luogo dove è difficilissimo discutere, dove si tende quasi sempre al cinismo o a un altruismo assolutamente senza contenuto, o si cerca di salvare le foche o mandi a fanculo tutti e speri nella morte di quello o quell’altro politico.
Ascolta l’intervista in formato audio
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È l’unico luogo dove se fai un incidente tutti mettono mi piace… (due giorni prima Fede aveva pubblicato una frase simile nella pagina dei Ministri, n.d.g.)
Si esatto, per dire, quello stesso giorno prima che rimanessi a piedi in autostrada come un “ciula”, stavo leggendo un libro divulgativo, niente di che, su paradossi morali di filosofia etica (e se lo dice lui che è “niente di che”! n.d.g.), e ho pubblicato come esperimento questa frase pensando alla situazione di un treno che sta andando dritto verso cinque operai su un binario e tu puoi salvarli spostando una leva e dirottando il treno su un altro binario dove c’è comunque un altro operaio ma ne morirà uno solo e così salverai gli altri cinque. Ora, capisco che uno abbia anche altro da fare, però questo avrebbe potuto dare vita ad una discussione molto interessante perché coinvolge un vecchio dilemma di filosofia etica che spiega come a seconda del gesto che fai, in quel caso spingere una leva, cambia la tua percezione dell’etica, ovvero, se invece di deviare quel treno si fosse trattato di spingere la persona sotto al treno, tutti avrebbero detto no, non lo farò mai. Se si fosse trattato di spingere una leva e comunque uccidere un uomo allora avrebbero detto di sì, come a sottolineare la distanza dell’azione, ovvero pensa premendo un tasto “Mi Piace” cosa puoi fare a livello di ampiezza delle tue scelte etiche, probabilmente molto di più, delle robe molto più terribili. Bene, la maggior parte dei commenti, anche di persone che ci seguono sempre, persone che conosco, non ha commentato con una discussione perché è il mezzo Social Network che non lo ha reso possibile, rende possibile un essere brillanti, un essere cinici e niente più, ed è questo il pericolo.
Quindi è un mezzo relazionale fino a un certo punto…
Molto fino a un certo punto. Un’altra cosa che è un grandissimo paradosso di Facebook e che viene dimenticato costantemente dalle persone che ci sono, è che quando a un certo punto si lamentano di un certo comportamento di tutta l’altra gente che vedono su Facebook in realtà stanno parlando di commenti e di situazioni di persone che loro stessi hanno scelto! Tu non è che vedi su Facebok tutti i commenti del mondo, tu vedi quelli che hai scelto, ma te ne dimentichi sempre in quel momento e quindi ti sembra di parlare di quello che sta succedendo nel mondo ma non è così, si tratta di persone che conosci e che ti conoscono e quasi sempre è un campione sociale, culturale ed economico strettissimo e tu lo usi come se fosse “Ah nel mondo si parla solo di questo, che merda di qua, che merda di là”. No, stai sbagliando, è una visione distorta che trovo molto pericolosa e che spesso viene spostata nell’agenda dei giornali e in quella politica. … Devo trovare il modo di rispondere più in fretta!
L’ultima domanda di una fan me la tengo per dopo. Passiamo alle nostre, parliamo del Vinile di “Per Un Passato Migliore”. Mesi fa avete fatto uscire i Provini dell’album che sono serviti come riscontro, per chi li ha ascoltati, per capire che in realtà dai provini al disco c’è ben poca differenza, i brani erano già pronti sin dall’origine se non per qualche aggiustamento necessario per creare l’album. Come mai adesso un vinile? Si tratta di un vezzo o c’è qualcosa di più?
Beh un po’ è un vezzo, io ultimamente sto comprando solo vinili, non ho più cd perché li perdo, si rigano, sono brutti, di plastica. E poi i vinili, rispetto proprio a quello che ti dicevo prima, hanno in loro l’azione e il gesto consapevole, vicino all’azione. Quando scelgo di ascoltare un vinile a casa dico “Ok, adesso mi ascolto quel disco lì”, vuol dire prendere il giradischi (che lui chiama “coso”, n.d.g.), aprire il vinile, far partire il giradischi (sempre “coso”, n.d.g.), alzare il piatto, mettere la puntina e dopo un tot girare il vinile. Tutto ciò è molto interessante perché vuol dire che la mia scelta di ascoltare quel disco è davvero molto decisa, ci presterò più attenzione, la rispetterò di più, molto più che “Ah ti faccio sentire questa cosa su Youtube”, dove si tratta di un gesto molto più veloce, un click. Io non sono per niente un passatista, però trovo molto importante l’attenzione. Poi insomma, noi non adoriamo i cd, penso che nessuno di noi tre abbia il cd di “Per Un Passato Migliore”, ma neanche degli altri album! Grazie a dio ci sono i genitori che ti tengono tutti i cd perché sennò noi regolarmente diciamo “Oh tira fuori un attimo il cd che vediamo quanto è lunga questa roba qua”, “Eh, non ce l’ho”, “E vai su Internet allora!”.
A proposito di vinile, parliamo del tuo rapporto con la SIAE visto che non è pronto per stasera (avrebbe dovuto essere venduto al banco del merchandising ma la SIAE era in ritardo con i bollini, n.d.g.) e visto che mi è piaciuta tantissimo la copertina dei King Crimson che avete postato ieri su Facebook (si tratta di una foto di Fede con il vinile di “In the Court of The Crimson King” davanti al viso, vinile la cui copertina ritrae il 21st Century Schizoid Man, opera di Barry Godber, n.d.g.)
Ah sì, quella foto l’ho fatta a casa da solo ed è stato uno sbattimento! Cioè immaginati di dover fare quella foto da sola! Perché è in faccia, quindi in realtà ho messo dello scotch sul vinile, fortissimo, poi ho messo in bocca lo scotch e il problema è che quando hai un vinile così grande davanti non sai come cazzo far venire la foto. Quindi poi ho messo il cavalletto, ho provato un po’ di pose, ho fatto tipo una X sul muro e mi sono detto “Ok, qua dovrebbe vedersi qualcosa”. Dunque, il rapporto con la SIAE; io la frequento da 7 anni più o meno, prima me ne occupavo con l’etichetta per sbrigare le pratiche, e penso che la SIAE sia come i treni, si potrebbe anche dire come la mafia ma lo dicono tutti per cui diciamo che è come Trenitalia. Se sei un regionale e qualcun altro è in ritardo, ma anche tu sei in ritardo, tu sarai comunque sempre l’ultimo. Se tu sei un regionale, tu ti fermi due ore per far passare tutti i Frecciarossa del mondo per cui tu arrivi con un ritardo orrendo perché tanto sostanzialmente se tu hai preso un regionale non hai il rimborso sul ritardo. Ecco, è qualcosa del genere per me la SIAE.

Dunque, visto che mi hai nominato l’etichetta, dopo la Universal, con la quale si è verificato un abbandono abbastanza spontaneo…
Sì, è stato quasi consensuale direi.
Ecco, ricordo di aver letto un’intervista in cui dicevi che siete riusciti ad avere un consenso molto largo da parte del pubblico, quasi maggiore, proprio con questo album che non è stato prodotto dalla Universal e che ci siete riusciti perché siete molto coesi, guardate tutti nella stessa direzione e credete tutti allo stesso modo in ciò che fate, come a dire che se un gruppo è davvero unito ce la può fare benissimo anche senza una major alle spalle. Quello che volevo capire è se va davvero sempre tutto bene tra voi oppure se anche voi vivete gli scazzi che vivono la maggior parte dei gruppi. Da fuori, ti parlo da vostra fan, sembra che voi siate un gruppo sempre coeso, sempre in linea, sempre unito, ma è davvero sempre tutto così rose e fiori o gli scazzi li avete anche voi?
Sai, in realtà è davvero sempre così e questa è una cosa strana, nel senso che abbiamo da sempre una strana gestione di noi tre che è improntata generalmente a evitare gli scazzi, proprio nel senso che se ad un certo punto c’è un problema si cerca di risolverlo subito. Raramente, anzi faccio fatica a ricordarmene, ci sono state volte in cui si è andati a dormire ognuno nelle proprie case con un problema aperto o con qualcosa di aperto, tendiamo ad evitarlo. Si tratta di una cosa che ci fa vivere male, siamo sensibilissimi su questo, siamo ormai insieme come amici e, voglio dire, nelle sere in cui non siamo in tour o siamo a casa da soli o si esce assieme. Musicalmente parlando, invece, per quanto riguarda l’album prima di questo (“Fuori”, n.d.g.) avevamo dei desideri, seppur nebulosi, riguardo a quello che volevamo fare, un po’ più difficili da mettere insieme come sound; io, ad esempio, avevo molti interessi verso l’elettronica che poi ho imparato a spostare da un’altra parte.
Parliamo dell’altra novità, oltre al vinile è uscito il video di “Una Palude” e tu hai spiegato più volte che sei stato ispirato per il testo della canzone mentre stavi sorvolando la Lombardia e guardando di sotto hai capito come, se non ci fossero le relazioni a riempirlo, il mondo assomiglierebbe ad una palude che nessuno si filerebbe di striscio. Il video ripercorre un po’ il vostro 2013, tour, sala prove, esperienze varie; ve lo siete dedicati, lo avete dedicato al vostro staff e anche ai fan che in fin dei conti riempiono anch’essi il vostro mondo? Oppure lo tenete un po’ più per voi e per le relazioni strette che vi circondano?
Per la precisione erano le risaie vicino a Novara. Sì, è tutte queste cose che hai detto, il video è dedicato assolutamente anche ai fan, è che non avevamo tantissime riprese di loro e non volevamo rubarle, abbiamo fatto tutto con del materiale sostanzialmente inedito e quando abbiamo potuto abbiamo inserito le immagini dei fan, ad esempio quando esplode il pezzo c’è il fan che sale sul palco. Il “piovono rane” corrisponde al fatto che poi alla fine il miracolo accada, il miracolo delle relazioni, non è del tutto spostato sui fan, anche se i fan sono una cosa miracolosa per quanto ci riguarda, però come dicevi tu, come prima cosa è un’avventura nostra, nel senso che non la facciamo inseguendo nessuno o accontentando nessuno e infatti, per lunghi periodi, dei pezzi che la gente adora noi non li facevamo.
Vi seguo come moltissime altre persone ormai da anni e la cosa bella è che ai vostri concerti c’è un pubblico estremamente eterogeneo, posso trovarmi in mezzo ad un metallaro, un fighettino e un appassionato di classica contemporaneamente. Negli ultimi tempi, non so se lo avete notato da sopra il palco, ai vostri live c’è stato un abbassamento trasversale nel pubblico in termini di età e, a tal proposito, mi collego alla domanda di una vostra fan che ho lasciato da parte prima, Fede M., la quale dice: “Una cosa che vi distingue dalle band in circolazione sono senza dubbio i vostri testi, spesso tratti da argomenti “intellettuali” come libri o film (es. gli alberi – il visconte dimezzato), allo stesso tempo si nota che la maggior parte del vostro pubblico è composto da giovani e giovanissimi, esattamente quelli che vengono spesso tacciati di essere culturalmente e scolasticamente impreparati e ignoranti. Avete mai il dubbio che il pubblico non colga o non sia realmente interessato al vostro messaggio e che siate considerati solo “una bella immagine”?
Bella domanda! No, sinceramente no, nel senso che per arrivare ai Ministri devi comunque ancora andare a cercarli, non ci senti alla radio, ci vedi ogni tanto sui giornali, ci vedi poco in tv, siamo proprio una roba che devi andare a cercare, devi andare su Internet, metterti lì e cercare i Ministri. Toglierei il discorso per cui funzioniamo per una questione di immagine per qualcuno. Questo abbassamento di età è dato sicuramente un po’ dal passaparola che ha funzionato pian pianino, tu sai quanto lavoro abbiamo dietro, e per noi è una cosa molto bella, almeno per me, nel senso che trovo che questa, nonostante siamo tra i 16 e i 19, sia l’età in cui il rock, che è la cosa che facciamo, esiste davvero. Il rock è chiaramente un gioco, a volte molto serio ma pur sempre un gioco, è qualcuno che sale sul palco, che fa il matto, che urla, che dice delle cose in cui crede, e tutta questa cosa se dovesse essere tenuta in vita dai Queen ai Kiss, dai Pearl Jam ai vaffanculo, se dovesse essere tenuta in vita da un trentacinquenne che sta facendo altro, che già ha assaporato mille delusioni e così via, non sarebbe viva. Anche noi rimaniamo particolarmente adolescenti nel farlo, il rock, anch’io, cioè mi sono vestito così per tutta la vita e sto continuando a farlo e spero a cinquant’anni di riuscire ad aver trovato dei modi per non essere ridicolo, che è una cosa che a volte succede. La frase “Dio ha quattordici anni” (“La Pista Anarchica”, n.d.g.) è proprio riferito a questo, ai quattordici anni come un momento spiritualmente altissimo inteso come quanto puoi credere in qualcosa; se Dio è il credere i quattordici anni rappresentano il momento in cui credi come un matto in quello che vuoi no? Ecco, noi continuiamo a credere e a crederci e penso che questa sia una cosa che viene avvertita da fuori e fa funzionare questo dialogo.
Quindi, ipotesi, voi accettate tranquillamente che un ragazzino vi scopra su Facebook e venga al concerto solo perché vede che spaccate, che fate casino, che c’è Divi che fa crowd surfing, lo accettate perché lui ha quattordici anni e vi percepisce secondo quello che per lui è importante data la sua età? Credo sia riferita anche a questo la domanda che vi pone la ragazza.

Certo. Ma poi io quella la trovo una delle cose fondamentali. Una delle tante cose su cui siamo d’accordo è che se fai questa musica, lo show dev’essere uno spettacolo. Il fare casino, cosa che per altro noi non proviamo in allenamento, ci viene naturale, è fondamentale, senza quello fai un’altra cosa, pubblica poesie, non fare concerti! A me le band che stanno lì ferme non piacciono, questa è proprio una conditio sine qua non del come suoniamo, ci agitiamo perché troviamo sia fondamentale. Se anche uno guarda solo questo, va bene perché in realtà non è solo questo, è anche questo e se hai quattordici anni vuoi uno come Divi che riesce a tuffarsi sulla gente e questa non è una cosa per cui uno dice “Ah sì, guarda quella band lì, beh sai cosa, facciamo che anche noi da domani ci tuffiamo sulla gente!”. Io stesso non mi tuffo, non perché peso tanto, anche per quello, ma perché è complesso, è una cosa per cui devi guardare la gente negli occhi, devi fidarti della gente, è tantissime cose insieme. Quindi uno potrebbe anche non capire una cazzo di parola di quello che stiamo dicendo e comunque dopo scoprirebbe che “Ah cazzo quindi sono così le parole, allora centra con quello che stavo immaginando”.
Quattro domande rapidissime per concludere, visto che abbiamo sforato, anche un sì/no è sufficiente. “E se poi si spegne tutto” è stata utilizzata all’interno di un film italiano (“Ce n’è per tutti” di Luciano Melchionna, n.d.g.); se vi chiedessero di produrre la colonna sonora di un film?
Sbattimento! Ora, io singolarmente la farei di brutto! Però per il tempo che abbiamo a disposizione se ci chiedessero tanti pezzi per la colonna sonora di un film, sì, se è una persona che fa cinema con cui c’è un’incredibile intesa su qualcosa, e per ora non c’è, sì, sennò non dedicherei del tempo di un’opera appoggiandomi all’opera di qualcun altro.
Andreste mai a Sanremo, se ve lo chiedessero o se venisse il barlume dell’idea a uno di voi tre, come hanno fatto altre band italiane come Afterhours, Almamegretta e altri gruppi italiani così?
Con il pezzo giusto, la situazione giusta e il tutto giusto, ci penseremmo.
Penultima domanda. Fate musica, per chi ascolta il rock americano, e qui cito i “soliti” Foo Fighters che spesso vengono associati a voi, molto simile appunto a quella di matrice USA, che difficilmente possiamo sentire qui in Italia. Ti è mai venuta la voglia di scrivere e far cantare i tuoi testi a Divi in inglese?
Ah! Scrivere in inglese è una cosa che ho abbandonato subito in realtà. Avevamo provato a fare dei pezzi tradotti, ci sono anche delle registrazioni di questo, dei pezzi del primo disco già fatti, già registrati, stessa base con la voce cantata sopra in inglese…però buh! Cioè, preferisco andare all’estero, cantare in italiano e che dopo si cerchino loro la roba in italiano.
Ultima per te, una domanda personale. Ho letto poco tempo fa alcune interviste in cui dicevi che hai fatto un percorso per cui ora sei più maturo musicalmente, anche se abbiamo appena detto che rimanete molto adolescenti. Hai anche scherzato dicendo che alcuni ti dicono che stai diventando un romanticone, e allora ti chiedo, sei quasi pronto per scrivere una canzone d’amore, visto che si tratta di un’operazione molto complessa in realtà e spesso data per scontata, dato che finora in realtà non hai mai toccato realmente l’argomento con un pezzo dedicato a questo tema?
Sì, è difficile. Dovrei capire prima di che cosa si tratta, che cosa vuol dire, perché ne ho soltanto delle esperienze indirette. Tipo, sto per diventare zio, e questa è una bellissima esperienza indiretta di amore, ne sta già condizionando la mia visione. Qualsiasi che scriverò sull’amore sarà quindi, come dire, un testo terapeutico per cercare di capire che cos’è, non certo una cosa che parla dell’amore come se uno parlasse, che ne so, di un opossum. Cioè, è come se ti dicessero la parola “opossum” e tu cercassi di capire che cazzo di animale potrebbe essere, come se ne avessi trovato lo scheletro e ne facessi le ricostruzioni al computer.
Ringrazio personalmente Federico Dragogna e Godzilla Market per avermi dato l’opportunità di porre alcune delle domande pervenute via mail per i Ministri dai loro fan e per avermi dedicato più tempo di quello concordato inizialmente per la concretizzazione di questa intervista, una delle più emozionanti che abbia mai avuto l’occasione di realizzare.
La scaletta del Tour dei Ministri “Il Passato Promette Bene”:
– Il Futuro è Una Trappola
– Le Nostre Condizioni
– Comunque
– I Giorni Che Restano
– Gli Alberi
– Spingere
– La Faccia di Briatore
– La Casa Brucia
– La Petroliera
– Il Sole (E’ Importante Che Non Ci Sia)
– Noi Fuori
– Una Palude
– Il Bel Canto
– – – – – – – – –
– Tempi Bui
– Mammut
– Diritto al Tetto
– Abituarsi alla Fine































