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Interviste

“In Cile Veritas”: intervista a IL CILE

In un panorama musicale italiano ormai assorbito dai Talent Show, tu hai remato controcorrente e ti sei distinto per essere riuscito a far ugualmente sentire la tua voce senza esservi passato attraverso. Che opinione hai a riguardo e come valuti lo strapotere dai vari X Factor, Amici, The Voice nel nostro paese?
Credo che l’acme dei talent sia passato, ad oggi le realtà che hanno fatto i grandi numeri e ancora sono forti e presenti grazie venute dai talent si contano sulle dita di una mano (emma, noemi, mengoni…), mi sembra che adesso più che ricercare talenti coltivabili si cercano personaggi in grado di fare audience e spettacolo.

Il Cile lontano dai Talent ma vicino ad una realtà spesso controversa e molto discussa: Sanremo. Lo scorso anno ti sei aggiudicato ben due riconoscimenti di cui uno per il miglior testo in gara. Ti va di parlarci brevemente di questa esperienza, quanto è servita per la tua carriera e com’è Sanremo vissuto da dentro, soprattutto per un artista giovane ed emergente?
E’ stata un’esperienza faticosa che se dovesse ripetersi sarebbe affrontata con più lucidità e raziocinio, Sanremo è una competizione ed in quanto tale va affrontata sapendo che c’è agonismo. Rimane comunque tra le mie mani un premio consegnato da Piovani e Veloso che ricorderò sempre con gioia ed orgoglio

Hai descritto il tuo ultimo album, “In Cile Veritas”, come un brindisi da un lato in positivo, per gioirne, e dall’altro in negativo, per dimenticarla momentaneamente. Da cantautore quale sei, trovi più difficile, o, viceversa più semplice, scrivere del primo o del secondo aspetto dell’esistenza?
Trovo necessario scrivere di entrambi, poichè per me la scrittura e terapia e completamento.

Rispetto a “Siamo Morti a Vent’anni”, quest’ultimo album può essere considerato la continuazione di un percorso verso la consapevolezza di poter imparare a convivere con i problemi, le ansie, le perplessità e le disfatte che caratterizzano la quotidianità e di cui parli da sempre nelle tue canzoni?
Decisamente si, anche se in questo lavoro c’è un’apertura verso una speranza positiva e vitale.

ilcile
Ci descrivi brevemente il processo creativo di “In Cile Veritas”
(compra il disco su Amazon – scarica il disco su iTunes)? Lo consideri uno di quei dischi da ascoltare ordinatamente dall’inizio alla fine o si tratta di un disco libero, eterogeneo, le cui tracce possono mescolarsi tra loro?
Io consiglio sempre nei limiti del possibile di ascoltare un album dall’inizio alla fine poichè anche la tracklist ha un suo senso logico e finalizzato ad accompagnare l’ascoltatore nelle varie tappe del  viaggio musicale. L’album superata l’ansia da seconda prova è nato con grande naturalezza ed istintività.

Quest’anno è uscito anche il tuo primo romanzo, “Ho Smesso Tutto”; quanto c’è de Il Cile scrittore nella tua musica e quanto c’è, invece, de Il Cile cantautore nella tua scrittura? Che differenze riscontri nei due processi creativi, nello scrivere un libro piuttosto che una canzone?
La prosa permette di svincolarsi dai 4 minuti della canzone, ma devo dire che l’approccio che ho verso di essa è similare a quello della scrittura di un testo, parto da un’idea, scrivo di getto e poi procedo col labor limae.

Quando ti ho ascoltato per la prima volta (e ora che anche tu hai sperimentato l’attività di romanziere) ho involontariamente associato la tua figura a quella di Vasco Brondi de Le Luci della Centrale Elettrica. Entrambi sembrate vivere prima per la scrittura che per la musica, entrambi vivete la realtà, la società e i rapporti umani sviscerandoli e gettandoli in maniera diretta, poetica e fumosa sul foglio, seppure in maniera differente e totalmente personale. Ti ha mai fatto notare nessuno questa similitudine? Lo ascolti o lo hai mai conosciuto?
In molti e ne sono lusingato, ho visto dei suoi live e ci siamo incontrati casualmente ad una stazione milanese, io ero euforico e contento nel complimentarmi con lui, Vasco sembrava un po’ impaurito dal mio calore tipico toscano, forse per la mia stazza, nessuno immagina che io sia 1,88 cm…

Quando e com’è iniziato il tuo percorso di cantautore? Con quale musica sei cresciuto e, se c’è, qual è la musica, quali sono gli artisti che ti influenzano oggi?
Sono cresciuto col grande cantautorato italiano dei 45 giri dei miei genitori: De Andrè, De Gregori, Dalla, Battiato… poi a 9 anni ho visto in tv il video di “smells like teen spirit” e ho capito che da grande io volevo essere come Kurt Cobain, quindi ho imparato a suonare la chitarra e in adolescenza ho scritto le mie prime cose…c’è voluto tanto tempo ma ad oggi sono al mio secondo disco.

Hai dichiarato, e quest’ultimo album ne è la metafora, che per te la musica ha la stessa funzione dell’alcool che, inebriando e facendo perdere i freni inibitori, aiuta a tirare fuori tutte quelle sensazioni che altrimenti rimarrebbero inesorabilmente chiuse dentro di te. In una realtà dove la musica non esiste, a cosa ti aggrapperesti per sopportarla e che lavoro faresti? 
Farei lo scrittore, ma un mondo dove la musica non esiste non sarebbe un mondo adatto alla mia anima.

Laureata in Scienze della Comunicazione e masterizzata in Comunicazione delle Scienze (no, non l'ho fatto apposta) con, nel mezzo, una magistrale in Editoria e Giornalismo. Mi porto appresso un soprannome brutale, ma nella realtà somiglio di più a un Kookaburra. Amo gli animali, un po' meno certi esseri umani. Sono cresciuta a ovetti Kinder, Nirvana, Distillers, Run Dmc, Beastie Boys, Spice Girls (ebbene sì) e Prodigy. Per essere felice oggi mi bastano del buon shopping online, un doppio pedale hc, Dave Grohl, un cd dei Rise Against e un concerto dei Ministri. E un altro ovetto Kinder, dai.

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