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Interviste

Da quanto tempo non vivete in analogica? Intervista a Giorgio Moretti


 Intervista di Serena Lotti

QUASI MAI è il disco d’esordio di GIORGIO MORETTI, giovane cantautore romano rappresentativo della scuola autorale romana la quale, in questi ultimi anni, sta sfornando talenti tantarobba. Questi giovani cantautori sfondano le classifiche e, nel prepandemia, riempivano i club oggi sostituiti dall’airplay radiofonico. Il segreto? La musica italiana d’autore prima di tutto ma riletta con alla mano un dizionario nuovo, ovvero quello legato alle innovazioni stlistiche, alle contaminazioni sonore e alla cultura underground 2.0.

Sembra che a parlare meglio ai giovani oggi siano i non giovani come lui, come Fulminacci, come Lucio Corsi . Il disco di Giorgio Moretti è fresco, creativo, diretto e ha un caratteristico sapore vintage. I temi sono quelli propri della sua generazione e lui li canta in maniera essenziale, con un mood scanzonato quanto basta per non annacquare quel fondo di amarezza e spleen che in fondo, alla fine di ogni canzone, percepisci come fosse una molla che spunta dal materasso buono e ti si conficca nella schiena. Ma non doveva essere un happy end? Si e no. Il bello di questo disco è questo. Apre un percorso definito che poi magari non va dove ti aspetti.
 
Quasi mai è stato anticipato dai singoli Serio?! e Radical Love, brano con cui, lo scorso dicembre, l’artista è stato selezionato tra le nuove voci che hanno trovato spazio nel programma Esordi su Rai Radio2 ed è uscito per Camarilla, nuova realtà indipendente romana, factory che raccoglie non solo nuove proposte del panorama musicale attuale, ma anche produttori musicali e creativi di vario genere, in un sinergico team a sostegno dei propri artisti.

Noi abbiamo incontrato virtualmente Giorgio e gli abbiamo fatto qualche domanda…

Ciao Giorgio, complimenti per l’uscita del tuo disco d’esordio Quasi Mai. In questo disco c’è dentro tanto… speranze, sogni, futuro, amore… il tutto tenuto insieme da una delicata ironia. Cosa ci vuoi dire con questo lavoro? Raccontaci come è nato e quali ispirazioni e influenze porta con sé….
A volte penso che tutte le canzoni raccontino molto meglio di me quello che davvero volevo dire. Quando le riascolto penso: ma davvero ho detto questo? perché ho scelto proprio quella parola? O domande del genere. E a volte anche per me è difficile trovare una risposta. Tutti i brani raccontano delle esigenze che non riuscivo a tenere dentro e di cui dovevo liberarmi, come in una sorta di catarsi, e tutto è nato dall’esigenza di tirare fuori delle emozioni, o delle frustrazioni, rispetto ai momenti diversi in cui mi sono trovato a scrivere. È però vero che mi piace molto guardare a queste emozioni sempre con uno sguardo ironico, anche un po’ cinico a volte. Mi aiuta a uscire un po’ da me stesso e a sdrammatizzare quello che penso. Woody Allen è stato il mio personal trainer su questo (anche se non mi ha mai insegnato a fare bene gli squat).

Sei romano. Che rapporto hai con la tua città? Se pensiamo a quanta ispirazione questo luogo magico ha donato non solo a cantautori, ma a pittori, scultori, romanzieri, poeti. E per Giorgio Moretti cosa rappresenta Roma, soprattutto nel suo fare musica?
Roma è una città che ho vissuto un po’ a metà, perché subito dopo il liceo mi sono trasferito a Torino per diversi anni. Solo in seguito ho sentito l’esigenza di tornare nella mia città, ma dentro di me (e forse anche nel mio modo di scrivere) conservo molto di ciò che ho vissuto durante quel periodo su al nord. Se c’è una cosa che mi mancava davvero di Roma, e per cui ho sentito una sorta di richiamo, è la sua essenza metropolitana : è un luogo dove puoi perderti tra milioni di persone senza essere riconosciuto e vivere le storie di tante persone diverse ascoltando uno stralcio di conversazione. A volte alcune mie storie sono partite proprio da lì.

Perché hai scelto la carriera di musicista e non quella dello scrittore? Posto in essere che una cosa non esclude l’altra, pensi che in futuro potresti dedicarti anche alla sola scrittura come hanno fatto tanti tuoi colleghi? Vedi Motta, Achille Lauro, Francesco Bianconi, Cristiano Godano tanto per citarne alcuni….
E pensare che io volevo fare lo scrittore e mi sono trovato per caso a fare il cantante. Scherzo, ovviamente, però in realtà questo viaggio per me è nato proprio dalla scrittura. Quando ero più piccolo annotavo pensieri, scrivevo racconti… Non ho mai capito perché lo facessi, ma c’era qualcosa che istintivamente mi portava (e mi porta tutt’ora) a prendere una penna e un foglio bianco per iniziare un nuovo viaggio. La musica è arrivata in un secondo momento e ho capito che quelle parole, se messe in rima, potevano trasformarsi in canzoni. E poi mi sono accorto che una stessa immagine, interpretata attraverso una canzone, mi appariva in modi mai visti prima.
Alla fine credo che ogni arte, quando alla base c’è qualcosa di forte da raccontare, trovi un linguaggio unico per descriverci. Perché poi è tutto quello che cerchiamo in una canzone o in un dipinto o in un film: qualcuno che sappia raccontarci qualcosa di noi che non avevamo mai visto da quell’angolazione.

Siamo da un anno in una situazione di emergenza che ha stravolto il nostro modo di vivere. La musica è stata duramente colpita. Come hai trascorso questo lungo periodo e come pensi che il mondo della musica possa rimettersi in moto? Mi viene in mente il verso di Alba “è una vita che non vivo in analogica...”
È vero. Era una vita che non vivevo in analogico, cioè da tempo che non vivevo davvero le cose. Tutto questo periodo terribile che ci troviamo ad affrontare, però, mi ha dato la forza per invertire la rotta e cambiare quelle cose su cui da tempo non riflettevo. Tutta questa solitudine che pesa, non lo nego, mi ha dato l’ispirazione per guardarmi un po’ più dentro. E credo che già questo, per il futuro, possa essere uno strumento per creare qualcosa di migliore.

Quali sono i tre dischi e i tre libri che hai amato di più e che vorresti consigliare ai lettori di Rockon?
Sarò breve:

Dischi
Glamour – I Cani : perché il primo amore del liceo non si scorda mai
For Emma, Forever Ago – Bon Iver : perché per me è nato tutto con il folk
La voce del padrone – Franco Battiato : perché solo così è giusto fare pop

Libri
Il giovane Holden – Salinger: sempre la storia del primo amore del liceo
Moby Dick – Melville: per capire cosa vuol dire avere un desiderio, un’ossessione
Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta – Pirsig: perché mi ha aiutato in un momento molto difficile

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Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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