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Reportage Live

Tesseramento di massa al Sindacato dei Sogni: i TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI a Milano

Articolo di Serena Lotti | Foto di Davide Merli

In un mondo dove abbiamo sempre più diritti e sempre meno doveri (o è forse è ancora l’epoca dove avviene ancora il contrario?) i Tre Allegri Ragazzi Morti hanno creato per noi un collettivo sindacale dove non ci si ribella, non si lotta, non ci si organizza. Dove si chiudono gli occhi e ci si lascia trasportare. Il Sindacato dei Sogni. Unica Regola: sei ancora capace di sognare?
Noi eravamo già stati al release party del power trio a Gennaio, in Santeria. Quello però non fu un vero e proprio concerto ma una festa, una celebrazione popolare e allegra dell’uscita del loro ultimo lavoro, Il Sindacato dei Sogni appunto, nono album della band guidata dal carismatico ed instancabile Davide Toffolo. Una comunità liberamente riunita dove un Toffolo maestro delle cerimonie ci aveva raccontato la genesi in depth della nascita di questo nuovo piccolo microscosmo, ultima tappa del lunghissimo viaggio dei TARM.
Davide ci aveva lasciato con questa promessa. “Voi imparate le canzoni, noi impareremo a suonarle. Ve lo prometto.” E stato dannatamente di parola.

L’Alcatraz è strapieno, non vedevo il palco grande da tempo. E sempre foriero di belle vibrazioni e fa un pò girare la testa. Ormai non c’è più spazio per infilarsi sotto le transenne, mi metto al bar e dall’alto vedo questa foltissima marmaglia colorata e molleggiante, immancabili le skull mask che svettano sulle teste della gente, a macchia d’olio si spandono le luci degli smartphone che illuminano le facce dei fan impegnati a macinare stories su Instagram (stories che poi verranno ripostate su larga scala sui profili dei TARM e di Toffolo).
Il palco immenso come non lo ricordavo, i billboards scheletrosi e colorati che materializzano in piccolo il mondo dei Tre Allegri, un microcosmo romantico e psichedelico fatto di fumetti, grafica, colori, storie, emozioni. Ma non è in realtà un mondo vero e proprio bensì una dimensione parallela, un nuovo capitolo del romanzo nostalgico dei TARM, una novella di formazione, la summa narrativa del loro percorso, la loro storia al contrario se vogliamo vederla così.

E in questo tratto della dimensione parallela nella quale vivono e creano, i Ragazzi Morti ci raccontano in un altro modo, sempre diverso e sempre uguale anche in questo nono disco, la grande storia che è la vita vera e ce la cantano e ce la suonano sempre ed indiscutibilmente a modo loro. Un pianeta bianconero e pelliccioso, teatro di una grande festa, dove far entrare la cumbia, i Rolling Stones, i Television, la dark music, la psichedelia, il krautrock, l’ironia, la leggerezza. L’amore.

Toffolo ce lo aveva promesso. Ma ha allargato la novel a 360°, perchè questo live non è che la celebrazione collettiva di una carriera lunga più di vent’anni con nove dischi all’attivo e una serie di attività a corollario della musica che si sono alternate senza sosta e dove Sindacato dei Sogni non è che l’ultimo figlio da festeggiare e da far prender in braccio a tutti, mentre nel frattempo il resto del parentado-fan si congratula per come gli altri figli sono cresciuti bene e che ormai muovono i loro passi da soli. Perchè ormai nella logica del fan i dischi diventano creature a sè stanti, in grado di avere una vita propria e di camminare da soli.
Perchè alla fine di tutto, la musica è l’unica cosa che resta in eterno.

Possiamo subito tirare fuori la tessera del nostro Sindacato preferito e ascoltare quelli che già sono i grandi classici dell’album. Iniziamo con Caramella, Calamita, Bengala e tra i suoni autenticamente rock dei bassi e i reiterati giri psichedelici arriviamo fino a passaggi trasognati su ballate folk e ritmiche minimali, tutto sempre caratterizzato dall’incisività dei riff delle chitarre: ci arriva dal palco una ventata d’aria fresca e pulita in puro stile TARM.
E’ la volta di un brano da novanta, C’era in ragazzo che come me non assomigliava a nessuno (il videoclip è uno stupendo mashup di immagini vintage prese da un super 8 del 1979 del video dei The Superbs) che ci riporta in retromarcia verso le sonorità e le atmosfere de La testa indipendente e poi ci spinge ancora più indietro verso il sound della new wave degli anni 80.
Impossibile non commuoversi parlando della giovinezza perduta e di quanto male fa un’anima che viene dilaniata, nell’evocativa e cupa I cacciatori e così come la stupenda e limpida Alle anime perse, dove ci troviamo tutti a cantare e a dondolarci a destra e sinistra, entrambe tratte da Nel giardino dei fantasmi.

Il viaggio continua con un assaggio di Primitivi del futuro con Puoi dirlo a tutti, La faccia della luna e Codalunga, album che ricordiamo per l’animo reggae multiforme e quelle irresistibili sonorità dub allegre e leggere. Stasera ci sembrano una ciliegia succosa su una torta gigante.
Torniamo sul Sindacato dei Sogni con AAA Cercasi e Accovacciata gigante, entrambe caratterizzate da un dualismo di poesia e crudezza, di emotività lacerante ma sottomessa alle fedeli regoli della psichedelica rockettare targata TARM.
Toffolo è magistrale nel mantenere alta la tensione e di chiedere a gran voce la partecipazione collettiva di tutto il pubblico. Il sound folk colombiano de In questa grande città con il suo ritmo tribaleggiante e dalle dinamiche da festa in spiaggia suona come un tributo alla nostra Milano definita ironicamente, la Capital ben vestida, e ancora su riff reggae il viaggio non si ferma con La mia vita senza te. La gente è presa benissimo e si scatena cantanto fino a spolmonarsi accompagnandosi con hand clapping infiniti e contagiosi.
Andiamo in chiusura con Mostri e normali con le consuete schitarratte pulite ed eleganti e quei ritornelli che sono così penetranti e demoniaci per quanto sono capaci di infilarsi dentro ogni neurone, Occhi bassi e Mai come voi, con quelle strofe che rimarranno nella testa giorni e giorni.

Il live è finito tra doppi encore, i soliti irresistibili dialoghi surrali di Toffolo, abbracci collettivi e maschere ormai molliccie a causa del sudore copioso e l’atmosfera rilassata di chi è proprio a casa sua, guardando a un tessuto umano fedelissimo e felice. Li conosciamo e lo sappiamo bene, i Tre Allegri hanno attraversato generi ed ispirazioni diverse. Dal punk rock delle origini, alla cumbia, al dub, al reggae sono stati magistrali nel mantenere alta la loro cifra stilistica e la loro riconoscibilità, da un punto di vista poetico e musicale. Hanno declinato tutti gli stili al loro personalissimo modo di fare musica, di esternare le loro convinzioni, le loro urgenze, le loro necessità poetiche e lo hanno fatto sempre con in linea con quelle cifre che da sempre li contraddistinguono e ce li fanno amare: la poesia dell’essenzialismo musicale costruito su chitarre e ritornelli incredibilmente insidiosi.
Le loro, anche stasera ce lo hanni dimostrato, sono canzoni senza tempo, intense, magiche e misteriose. Con nove album all’attivo non hanno mai sbagliato un colpo. Il filo rosso che collega tutti gli elementi che concorrono a realizzare lo stile dei TARM si avvolge coerentemente e coraggiosamente se vogliamo, attorno ad un microcosmo complicatissimo eppure incredibilmente immediato. Tutto fa parte di una ricerca sussurrata, di un’avanguardia che cammina passi lenti ma che arriva sempre a destinazione, una contaminazione continua che oltre ad essere conseguimento e raggiungimento di qualcosa di nuovo e diverso è anche forte attestazione della propria identità musicale.

Coerenti con il loro stile, ma sempre pronti a sperimentare, con coraggio, fantasia e consapevolezza.
Andiamo in pace. Toffolo ci saluta…La vita è cattiva ma non l’ho inventata io, il concerto è finito. Vaffanculo!
Come si fa a non amarli?

Clicca qui per vedere le foto dei Tre Allegri Ragazzi Morti a Milano (o sfoglia la fotogallery).

Tre Allegri Ragazzi Morti

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI – La scaletta del concerto di Milano

(Setlist del concerto del 16 Marzo alla Casa delle Arti, Conversano)
Caramella
Calamita
Bengala
C’era Un Ragazzo Che Come Me Non Assomigliava A Nessuno
Difendere I Mostri Dalle Persone
I Cacciatori
Alle anime perse
Persi nel telefono
Il principe in bicicletta
Puoi dirlo a tutti
La faccia della luna
Codalunga
Accovacciata Gigante
AAA cercasi
Catena
Quasi adatti
Voglio
Il Mondo Prima
Encore:
In questa grande città (La prima cumbia)
La mia vita senza te
Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll
Francesca ha gli anni che ha
Di che cosa parla veramente una canzone?
La tatuata bella
Encore 2:
Mai come voi
Occhi bassi

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Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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