Foto di Luca Moschini
Il debutto del tour 2026 dei Nobraino non poteva che essere un terremoto emotivo. Lo storico palco dell’Hiroshima Mon Amour di Torino ha tremato sotto i piedi di una band che, a trent’anni dalla sua formazione, sembra aver trovato una nuova, ferocissima giovinezza.
Non è stato un semplice concerto, ma una dimostrazione di forza bruta e teatro-canzone che ha lasciato il pubblico senza fiato.
Fin dalle prime note, è stato chiaro che i Nobraino non sono venuti a Torino per una celebrazione nostalgica. La presenza scenica di Lorenzo Kruger ha dominato l’intero spazio: il frontman si è confermato un magnete vivente, capace di passare dal sussurro confidenziale all’esplosione fisica nel giro di pochi secondi.
Il feeling tra i membri della band è apparso granitico. La sezione ritmica e le chitarre hanno costruito un muro di suono che ha avvolto l’Hiroshima, trasformando il club in una scatola magica dove il confine tra palco e platea è svanito quasi subito.
Scegliere un club storico come l’Hiroshima per la prima data del tour non è stato un caso. L’atmosfera intima ma elettrica della location ha permesso di godere di ogni sfumatura della performance. Il gioco di luci, ha sottolineato i momenti più drammatici e quelli più scanzonati, regalando ai presenti un’esperienza immersiva totale.
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