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Reportage Live

MUMFORD AND SONS: reportage, scaletta e foto del concerto di Milano

Articolo di Matteo Pirovano | Foto di Roberto Finizio

Ennesimo successo di pubblico e consensi per la band inglese, impegnata alla Summer Arena di Assago per un concerto attesissimo e ormai sold out da mesi. Nonostante un terzo disco (notoriamente il più difficile da realizzare) piuttosto criticato da stampa e pubblico, principalmente a causa della svolta musicale intrapresa, l’Arena è gremita di persone con un’insana voglia di cantare e ballare tutti i successi della band londinese.

Il ruolo di supporting act è affidato al bravissimo Nathaniel Rateliff che offre ai presenti uno show carico d’intensità, che rapisce e convince. Il suo timbro profondo e potente e le sue composizioni rhythm soul lo portano a lasciare il palco a fine esibizione letteralmente osannato dal folto pubblico del parterre, un tributo di consensi non così scontato per un artista di supporto.

Sono le 21.30 quando la band formata da Marcus Mumford, Winston Marshall, Ben Lovett e Ted Dwane conquista puntuale il centro dello stage.
Si parte con la cadenzata “Snake eyes”, giusto episodio di riscaldamento che ci traghetta verso il banjo della successiva “Little Lion Man”, e l’intera audience della Summer Arena decolla da terra già al secondo pezzo. Conosco i Mumford & Sons abbastanza bene ma sicuramente non tanto da considerarmi un diehard fan della band. E’ la prima volta che assisto a un loro show e ciò che vedo non può che sorprendermi positivamente, tutti intorno a me conoscono ogni singola parola della canzone, e la gridano al cielo ballando come forsennati una danza carica di gioia, l’imperativo di stasera è divertirsi.
Lo show vede l’alternarsi di pezzi estratti dai tre dischi attualmente prodotti.
Lo scarso appeal per il terzo, discusso, album “Wilder Mind” (la cui title track è accolta da un mio vicino di posto con un’esclamazione di disappunto gridata nel silenzio generale: “Basta! Voglio ballare!”) si manifesta in più episodi durante il set.

Un regalo inaspettato è rappresentato dall’esecuzione della bellissima “Holland Road”, praticamente assente dalle setlist della band dal tour del 2013, un regalo per il pubblico italiano che ricambia con un’accorata ovazione.

Marcus abbandona la chitarra per sedersi dietro alla batteria e intonare un’indimenticabile versione di “Lover of the light”, salutata dal pubblico con un interminabile battito di mani finale prima di lanciarsi nel mid tempo energico, tipicamente “The National”, di “Tompkins square park”, preludio all’accensione di accendini (pochi) e cellulari che accoglie la delicata “Believe”.

“Quindi, volete parlare di calcio?”
Così un divertito Marcus si rivolge al pubblico che, di tutta risposta, gli intona l’ormai celebre “Huh!” Islandese come contro sfottò.
Con “The Cave” il pubblico ricomincia a saltare al grido del verso mantra “I will hold on hope” prima di scatenarsi definitivamente sulla trascinante “Roll Away Your Stone”.
“Ditmas” suona come un vero e proprio inno ma, al pari delle altre composizioni estratte da “Wilder Mind”, non rapisce totalmente le attenzioni dei presenti.

Giunge quindi il momento di un ospite a sorpresa, presentato al pubblico da Ben come “un nuovo amico italiano”. Tra l’incredulità generale si affaccia sul palco il maestro Ludovico Einaudi che si siede al piano per una breve esecuzione solitaria prima di essere raggiunto e accompagnato nella musica dalla band stessa in quella che è una sorta d’intro della successiva “Dust Bowl Dance“ che chiude il main set.
La band torna sul palco per una manciata di pezzi tra i quali si segnala un accenno della cover di Springsteen “I’m on Fire”, prima di lanciarsi in una doppietta “Babel”/”I Will Wait” che torna a far saltare un pubblico ormai letteralmente in estasi.

Con la potente “The Wolf” e Marcus avvolto nella bandiera italiana si chiude la serata e il tour europeo dei Mumford, che si concluderà definitivamente con la data casalinga a Hyde Park del prossimo 8 Luglio dopo diciotto lunghi mesi passati in giro per il mondo.

MUMFORD AND SONS – Scaletta Milano – 4 Luglio 2016

Snake Eyes
Little lion man
White blank page
Wilder mind
Holland Road
Lover of the light
Tompkins Square Park
Believe
Broken crown
Ghosts that we knew
Lover’s eyes
The cave
Roll away your stone
Ditmas
Dust dowl dance (con intro di Ludovico Einaudi)
– – – – – – –
Hot gates
I’m on fire (Bruce Springsteen)
Babel
I will wait
The wolf

Written By

Il percorso di Roberto Finizio si sviluppa sotto una nuova luce a partire dal 2009, anno in cui passa dal praticare la fotografia come passione al farla diventare una professione. Dopo gli studi per affinare le proprie conoscenze tecniche, decide quindi di unire tra loro i suoi più grandi interessi: la musica ed il teatro. È così che inizialmente si dedica alla fotografia live, attività che gli permette di catturare con la sua Canon alcuni tra i più grandi artisti del panorama italiano ed internazionale. Col tempo sceglie tuttavia di ampliare i propri orizzonti, ed inizia così a lavorare anche nel settore sportivo ed in quello pubblicitario come fotografo di still life.

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