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Reportage Live

Let’s sing to strangers. Jack Savoretti: foto, reportage e scaletta del concerto di Milano

Articolo di Roberta Ghio | Foto di Giulia Manfieri

“I liguri sono di due categorie: quelli attaccati ai propri luoghi come patelle allo scoglio che non riusciresti mai a spostarli e quelli che per casa hanno il mondo e dovunque siano si trovano come a casa loro. Ma anche i secondi, e io sono dei secondi, tornano regolarmente a casa, restano attaccati al loro paese non meno dei primi”. Questa frase di Italo Calvino mi ritorna alla mente mentre sto andando al Fabrique, per la tappa milanese del Singing to Strangers Tour di Jack Savoretti. Lui è la conferma di quanta verità ci sia in quella frase, lui che da cittadino del mondo, all’Italia è molto legato, in particolare a Genova e alla Liguria e non manca occasione di dichiarasi orgoglioso delle sue origini e di portarle nella sua musica, nei video, nelle interviste e nel cuore.

Entrata al Fabrique, mi cattura lo sguardo il pianoforte presente sul palco, che sembra arrivare direttamente da un club anni ‘30. Guardo meglio e vedo i drappeggi rosso intenso, che normalmente fanno da cornice ai sipari teatrali e stasera, nel locale di via Fantoli, incorniciano lo schermo a fondo palco, donando alla scena un sapore inizio ‘900, se non fosse per la strumentazione elettrica, che tuttavia ben si inserisce nel contesto.Con una puntualità stupefacente, cui non siamo più abituati, il cambio luci e il tema potente e grave di Candlelight sanciscono l’inizio della serata con Jack Savoretti e gli amici musicisti, che vediamo arrivare sul palco in maniera naturale, senza troppa formalità, sventolando saluti e sorrisi di chi ha voglia di iniziare subito a suonare per passare una serata di musica insieme. Se vi ha colpito Candlelight, ascoltatela dal vivo: è ancora più magica, con quel suono retrò e la voce calda di Jack che vediamo avvolto dall’effetto fumo creato da coni di luci che si incrociano, con alle spalle, tra i drappi rossi, proiezioni geometriche colore su colore. Il tutto ha un effetto avvolgente, un filo drammatico forse, ma molto seducente. Il pubblico è pronto a seguire con la voce e farsi trasportare lontano, per poi risvegliarsi, dopo questo abbandono, dalle note pulite che sanno di anni ‘70 di Love is on the Line.

Con Dying for you love ritorniamo a viaggiare, chiudo gli occhi e il suono vintage, pulito, della chitarra elettrica, con il ritmo cadenzato creato dalla batteria unita agli altri strumenti, fanno comparire nella mente un sensuale deserto arancio rosso, con la voce di Jack che sento sul volto come un vento caldo. Mi sono innamorata. E non sono la sola. Liberandoci da questo senso di avvolgenza e cambiando tipo di intensità, si ritorna potenti e gasati con note di When We Were Lovers, con il mio vicino (un insospettabile ultras di Savoretti) che urla a squarciagola parole e musica. Non manca il momento simpatia, quando Jack confonde il testo e sorridendo esclama “è un po’ che non la cantiamo!” generando, ça va sans dire, un effetto love devastante. Jack è in forma splendida, in un abbigliamento sobrio di pantaloni e giacca su camicia chiara, con l’eterno sguardo del bravo ragazzo della porta accanto, quel sorriso che conquista come la sua dialettica, a volte un po’ gigioneggiante, come quando sostiene di non parlare bene l’italiano o come quando, prima di eseguire l’intima Things I Thought I’d Never Do, racconta l’aneddoto sul suo pianoforte di casa, definito come “un vecchietto con le note totalmente scordate che fa casino”, ma che gli è tanto simpatico. In poche parole, Savoretti è un figo. Lo era, lo è, e sempre lo sarà. La sua voce, il suo timbro, quel miele caldo che dalle note basse si estende fino alle più alte sempre con qualche graffietto qua e là, ti conquista e ti trattiene. I suoi musicisti impeccabili. Che mi sono innamorata l’ho già scritto.

Il live scorre veloce, tra le canzoni dell’ultimo album Singing to Strangers e i successi del passato, tra cambi di strumenti, chitarra classica, elettrica, pianoforte, dall’intimità raccolta al folk, dal raccoglimento all’esultanza. Calore sul palco, calore tra e dal pubblico, botte e risposte, risate come tra vecchi amici e tanto amore per l’Italia. Da solo con chitarra Ancora Tu cantata da tutti, seguita da una drammatica Soldier’s eyes, brano che lo ha fatto conoscere al grande pubblico americano, perché ha accompagnato una delle scene più emozionanti del TV show Sons Of Anarchy, sul quale Jack viene raggiunto dal violino, le cui note rendono ancora più straziante la memoria del soldato che “ha visto dentro ai sogni del diavolo”. Su Home ci scateniamo, il nostro incantatore resta in camicia, siamo tutti a Marassi – lo stadio di Genova, onorato anche dagli amici Ex-Otago – come nel videoclip del brano, appassionati, tra battimani e cori di chi ora non sta tifando, ma aspetta il proprio amore per tornare a casa. Avanti così ascoltiamo Touchy Situation, brano dell’ultimo album con testo inedito di Bob Dylan e arriva anche il momento di  Back where I belong . Dopo una  pausa brevissima, Jack fa ritorno sul palco da solo e ci racconta come nasce il titolo dell’album, dalla risposta della figlia ad un’amichetta che chiede “Ma che lavoro fa il tuo papà?”  “Boh! Va in giro per il mondo a cantare per sconosciuti” e ci cattura con Singing To Strangers, ribadendo che non è un politico e per lui nessuno è straniero. Ci saluta e ci ringrazia, insieme alla band, con Going Home. E mentre le luci si accendono e ci avviciniamo alle uscite, ci accompagnano le note de L’estasi dell’oro di Ennio Morricone.

Una serata di tanta e bella musica, durante la quale Jack Savoretti ha confermato la sua bravura e concretezza non solo per i suoi testi e per le sue canzoni, ma anche per la sua capacità di entrare in contatto col pubblico in maniera spontanea e naturale. Non canta per sconosciuti, canta per degli amici.

Clicca qui per vedere le foto di Jack Savoretti a Milano (o sfoglia la fotogallery qui sotto).

Jack Savoretti

JACK SAVORETTI – La setlist del concerto di Milano

Candlelight
Love is on the Line
Dying for Your Love
Better Off Without Me
When We Were Lovers
Sweet Hurt
What More Can I Do?
Things I Thought
Ancora Tu
Soldier’s Eyes
Catapult
Home
Tie Me Down
Youth & Love
Touchy Situation
Other Side Of Love
Greatest Mistake
Written in Scars
Back Where I Belong

Singing To Strangers
Going Home

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Nata e vissuta sul mare, da qualche anno a Milano dopo una parentesi romana. Cresciuta a pane e Bruce Springsteen, da un lato gli studi scientifico matematici, un lavoro nell'IT che mi appassiona, dall'altro l'amore per la pittura, la scultura, la fotografia, il teatro e i film di Sergio Leone. Amo sia visitare città, sia la natura e lo stare all'aria aperta. La musica è una costante nella mia vita, ogni momento ha una colonna sonora; amo soprattutto la musica dal vivo, unico modo per conoscere veramente un artista. Amo scrivere e sono alla costante ricerca del modo migliore per tradurre su carta le emozioni. Sono profondamente convinta dell'importanza dell'amare e del mettere passione in tutto quello che si fa... con anche un pizzico di ironia!

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