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Interviste

Essere italiano è davvero bello. Parola “genuina” di JACK SAVORETTI e del suo nuovo album, MISS ITALIA

Abbiamo chiacchierato con Jack Savoretti sulla sua ultima diremmo epica fatica: MISS ITALIA, un album cantautoriale tutto in italiano, che sorprende ma non per quello che si puó pensare. Savoretti ci regala un momento di riflessione sul legame con chi siamo, e da dove veniamo, e soprattutto sulla lingua che usiamo. E perchè la musica italiana è bella, nonostante il suo boom internazionale.

Articolo di Marzia Picciano

Se sei anche tu un viandante nel mezzo del cammino della tua vita, saprai bene che per affrontare la selva oscura c’è bisogno di due doti fondamentali. Coraggio è la prima. Ma anche un pó di sana, incosciente genuinità. Quello che probabilmente non sai è che a volte, nel mezzo del cammino, puoi aver bisogno di una selva oscura.

JACK SAVORETTI (e qui potremmo dire che my guest needs no introduction, di quali presentazioni ha bisogno una delle principali star britanniche del panorama pop rock e folk internazionale, 7 album di cui 2 al primo posto in UK, 1 milione di dischi venduti, con collaborazioni di ogni tipo, tra cui Bob Dylan e Kylie Minogue, oltre che a un legame strettissimo con le sue origini italiane?) ha coscientemente scelto di cercare una selva. E l’ha fatto mantenendo le due forze motrici (si, si tratta di questo) appena menzionate. Attaccandocisi in maniera naturale, spontanea, come se non avesse mai fatto altro, mentre si accingeva a scrivere il suo primo album in Italiano.

Lo abbiamo incontrato qualche giorno fa, a Milano, pochi giorni prima della release venerdi 17 del suo ultimo disco, MISS ITALIA (Universal/Capitol Records), che al di là di ricordare vagamente un altro album storico di un certo rocker italiano, fissa con un gioco di parole semplice, ma estremamente chiaro, dove Jack è voluto andare a parare. Il motivo dietro questa volontà, un’urgenza quasi fisica come l’ha chiamata lui, è chiara: dalla recente morte del padre Guido Savoretti, genovese scappato dall’Italia da giovane per evitare ritorsioni avendo assistito a una rapina delle BR, l’intenzione di cantare in italiano, nella lingua della sua famiglia, è stata inevitabile: non si sentiva soddisfatto. Non sempre è altrettanto chiara la strada, di casa, che questo lavoro ha aperto, e dove l’ha portato, anche attraverso una serie di collaborazioni importanti (leggere: Miles Kane, Carla Morrison, Natalie Imbruglia, Delilah Montagu).

Voglio essere chiara: non cadremo in facili romanticismi. Eppure, lo sforzo che si nasconde dietro ogni traccia di quello che è a tutti gli effetti, come dice Jack, un album suo, di Jack Savoretti, in italiano, senza pretendere ma soprattutto senza forzare, sapendo che il rischio era alto, ma cercando una sua via al pop italiano contemporaneo, è estremamente romantico. E va visto con delicata attenzione, come si prende seriamente ogni selva oscura, momento di analisi, studio e rilancio più  o meno turbolento della nostra vita, insomma come si affronta una sfida.

Questo è il più  grande merito che va attribuito a Savoretti con Miss Italia, oltre a portarci una incredibile opportunità: guardarci da fuori, grazie a un formidabile insider, un professionista della scena internazionale, che in due anni ha studiato come comporre musica in italiano e si è calato, un Sanremo (e non solo) dopo l’altro, nel mondo creativo della musica del Bel Paese. Ma andiamo con ordine, e iniziamo dalla sfida.

Fare un album in italiano è una sfida, ma davvero

Perchè di questo si tratta. “Oh yes, è per quello che ho voluto farlo. Mi mancavano le sfide. Non che fossi troppo comodo prima. Peró avevo bisogno di una sfida”. Jack mi spiega che non è stato semplice decidere di muoversi su un intero disco, piuttosto che su un brano. “È stata una scelta particolare, e molti mi hanno ‘remato’ contro, mi hanno detto: ‘fai una canzone sola, non un album intero!’, che ti occupa un bel periodo di tempo fare un album, un bel pó di vita. Non avevo inizialmente l’idea di fare un album, detto tra noi, avevo intenzione di imparare a scrivere in italiano. In un momento della vita in cui sentivo delle emozioni di un forte che non avevo mai provato prima, non bastava come usavo la musica fino a quel punto della mia vita”.

Due anni fa la forza creativa si inceppa. “Ho sempre usato la musica nei momenti piu estremi della mia vita, che sia di amore, di perdita, di tristezza, di felicità, la uso per creare musica, questo è il mio meccanismo, ma in questo momento della mia vita non bastava. Scrivevo tantissimo, in inglese, e ogni volta che finivo, mancava qualcosa. Così sono venuto in italia e ho chiesto a un mio caro amico di insegnarmi a scrivere in italiano. Durante questo insegnamento ho sentito esattamente quello di cui avevo bisogno. Che poi se vai ad approfondire psicologicamente sicuramente c’era un legame, mio padre, che era appena mancato, quindi usando il suo linguaggio mi ha ispirato, mi ha fatto stare meglio, era quello… ma da lì in poi mi sono detto: facciamone un’altra. E poi un’altra. E mi sono detto: ma qui c’è un album!

Non esattamente la risoluzione di un vezzo. Non dimentichiamoci che Jack è cresciuto ascoltando Battisti e De Andrè, e nel momento in cui ci si accinge a scrivere liriche in italiano il termine di paragone e elevato. Bisogna prepararsi, ed è proprio quello che ha fatto Jack. Prima di tutto, imitando. Tanto che la prima canzone scritta, “figlia” di questo studio, non è nell’album. “Le prime che ho fatto sono delle imitazioni dei miei eroi. Guarda, non oso dire che sono un cantautore italiano, questo è un mio primo tentativo, di fare un album in italiano. Si, sono un cantautore, e questo è il mio primo album in italiano, ma non faccio parte della squadra del cantautorato italiano… non ancora! Spero… un giorno forse ce la faró”.

Non è facile cercare una propria cifra stilistica in un mercato che non è il proprio, e Jack Savoretti ne è pienamente cosciente. Ha studiato e osservato (forse meglio di noi) in due anni dove si trovava la musica italiana, quella che ora sembra essere tornata di attenzione. Cercando di non oltrepassare la linea di quella che poteva sembrare una pessima idea, per rimanere in uno sforzo genuino e sincero. Questo l’hanno percepito i suoi collaboratori e partner nel disco. “Non ho dovuto spiegare. È bastato dire: sto facendo un album in italiano. E hanno detto: ci sono. Non sto romanticizzando. Anzi Dan, di London Grammar, che ha prodotto Sarà Sempre Domenica, mi ha chiamato lui, dicendo: “ma è vero che stai facendo un album tutto in italiano?” Io sei mesi fa gli avevo mandato una playlist di canzoni tutte in italiano perche lui aveva appena visto The White Lotus ed era ossessionato con la musica di De Andrè, perchè tutta la colonna sonora è di De Andrè, e mi aveva chiesto: Mi consigli degli altri artisti? E gli mandai questa playlist. E sei mesi dopo mi ha chiesto: ti prego, fammi provare a fare una canzone! E gli ho portato Sarà Sempre Domenica perche è una canzone molto italiana, e anche molto inglese, molto dritta. Avevo paura che diventasse troppo italiana, troppo cliche, e troppo middle of the road, un pó grigia, mentre lui l’ha resa interessante”.

Sarà sempre un dolce ritorno

Sarà sempre domenica è il pezzo dell’album che più  racchiude il senso dell’album: la ricerca di una radice, l’italianità, e di rappresentare una radice, il padre di Savoretti. “È una canzone di famiglia. Perche in Italia la domenica è proprio una cosa di famiglia. Stavo cercando di spiegarlo al mio manager inglese l’altro giorno. Gli ho detto, Miss Italia è l’unica canzone intraducibile nell’album, perche sono Polaroid dell’Italia, peró poi stavo pensando che Sarà Sempre Domenica lo è anche… e lui mi ha chiesto: eh infatti, cosa vuol dire “it will always be Sunday?” e io: vedi che non avete la stessa percezione dell’Italia sulla domenica? Non so cos’è, ma cambia tutta l’atmosferaÈ tutto chiuso. Si spegne proprio il Paese…Per un paese che di solito è a volumi massimi, si spegne tutto. Poi ha un legame particolare con il calcio, con il fatto che si gioca domenica…

Il pezzo è una ballad che potrebbe essere scritta da Diodato (con cui Jack ha collaborato più  volte, come all’ultimo Festival), gli dico. “Non hai tutti i torti. Ma sai perche? Io ero cosi felice quando ho sentito “Fai Rumore” perchè era un periodo in cui ero affascinato dalla musica italiana del presente, perchè del passato sono drogato, della musica degli anni ‘60, ‘70. Ma con Antonio mi è piaciuto perchè è il primo artista italiano che sentivo scrivere come un inglese, se vogliamo, il modo in cui usava le parole, tante volte con il cantautorato italiano ci sono tante parole… Quando ho sentito quella canzone lì la prima volta, ero cosi contento. Piaceva ai miei figli. Loro non parlano bene italiano, peró lo capiscono, quella canzone gli piaceva, perche era l’esempio di “stai un pó zitto”, perche se parli troppo, perdi l’attenzione di chi non è italiano, di chi non ti segue parola per parola. Quello è il legame. Antonio usa le frasi molto staccate, molto inglese come stile. Anche il pezzo che ha presentato a Sanremo quest’anno, è la stessa cosa.” La verbosità nello stile musicale nostrano è chiaramente un tema, connaturato alla lingua, e Jack lo sa bene, e lo ha sperimentato nelle lezioni: “Non era facile! Tante session di scrittura in cui dicevo: ok ora basta! Devo respirare! Non posso parlare per 3 minuti e mezzo”.

Una lingua per essere poetici

Che non deve essere preso come una punta di negatività del nostro artista italoinglese, anzi. “L’inglese British è bello, ma è pragmatico. Il songrwiting è bello ma manca poesia. È difficile essere pragmatici e anche poetici”. Savoretti non solo ha studiato il cantautorato italiano, ma ci porta anche a vedere sotto altri punti di vista come usiamo l’italiano. Prendiamo la track Casa Colorata. “È una frase quasi ridicola ‘casa coloratà, è una cosa che direbbe mia figlia. Ma a me piace, perchè io vivo in una casa colorata. Era la mia ricerca della poesia italiana. Perchè in inglese non direi mai questa è una canzone: my colourful house. Mai. Peró, è strano, è stata una delle poche canzoni che ho scritto tornando in Inghilterra. Ricordo ancora, la prima sera che sono tornato a casa, con le valige, sono andato al pianoforte, mi sono guardato intorno, e mi è uscita questa frase, “una casa colorata”. Mi sa che ho anche scritto al mio maestro: ‘ma si puó dire, una casa colorata? È ridicolo?’… Ma questo è anche il bello dell’italiano, che dà spazio con la poesia”.

È affascinato delle declinazioni di interpretazione dell’italiano, e anche preoccupato, quello che teme di più su Miss Italia è ovviamente il pubblico italiano (ci dice che sa bene che il pubblico di casa nostra è molto sofisticato quando si parla di contautorato), ma continua a giocare con la lingua, partendo lui stesso da una lingua, quella British English, molto ricca. “L’americano è molto literal, l’inglese no. Devi sapere il linguaggio. Un inglese dice spectacles, l’amercano dice eye-glasses. Per noi è pavement, l’americano dice side walk. Ti spiegano come si usa tutto quello che si fa, e l’inglese ha una parola per tutto. Mentre l’italiano, quello che a me terrorizza, è che ogni parola puó avere un diverso significato”. Anche su come si pronuncia. “Tanti mi dicono che canto diversamente in italiano, che ho una tonalita molto più  alta in italiano… e se tu dici ‘singing’ e poi dici ‘cantarè!” diremmo che si cambia.

Savoretti + SvegliaGenevra in concert at Teatro Arcimboldi in Milano foto di Rossella Mele per www.rockon.it

Capire questo strano bel Paese, o almeno una parte

Bellezza e terrore, quello che Savoretti cerca di cantare con quest’album. Nelle clip di promozione si chiede come poter cantare questo strano bel Paese. Che abbia capito come? “Ci sono tanti americani che dicono “I love it”, ma non sanno cos’è l’Italia. Cioè, sanno cos’è, ammirano la bellezza, ma per conoscere l’Italia bisogna andare dal lato oscuro, affascinante, malinconico di questo Paese, quello corrotto, ma anche da quello bello e romantico...” un pó come Genova, gli suggerisco. “Soprattutto in questo momento!” scherza. Anche perchè Savoretti si, parla dell’Italia, ma in realtà sta parlando del suo pezzo d’Italia, e della sua italianità, che ha un territorio preciso di riferimento.

Da mio padre ho imparato molto più  cosa significa essere ligure, genovese, che italiano. Era un italiano che viveva all’estero da tanti anni, e ci è rimasto poi anche per sue scelte di vita. Poi è rimasto vittima delle sue decisioni. Peró a lui non mancava l’Italia, mancava Genova. Le uniche volte che io vedevo lui follemente impazzire di malinconia era quando andavamo a Genova, lì lui cambiava, la sua energia cambiava. E vedevi che gli mancava. Quando eravamo a Milano, Roma… si gli piaceva, lo giudicava quasi da straniero, nel bene e nel male. Era critico si, ma era molto superficiale, nei suoi applausi e nelle sue critiche. Invece quando veniva a Genova… non lo so, lo vedevi che era a casa. Era piu genovese che italiano”.

Questo strano bel mercato musicale

E in Liguria Savoretti ha trovato anche una nuova fonte di ispirazione, Sanremo, a cui peró non aspira a partecipare (per le canzoni non apprezza la competizione). Quello dell’artista negli ultimi anni, quelli della lavorazione del disco, sono un’immersione totale nel metamondo italiano della musica. Di questo amore ricercato rimane qualcosa anche nel duetto Per Dire Il Tuo Nome con la giovanissima Svegliaginevra, “fenomenale, è una poetessa”. Ma la lista è lunga, e include grandi nomi come Zucchero, Elisa, gli Ex Otago e ovviamente Diodato. “Ho lavorato con Levante, quando stavo imparando a scrivere in italiano. Abbiamo fatto un pezzo che io adoro. Un giorno spero di rivisitarlo, abbiamo fatto un pezzo che secondo me abbiamo sottovalutato…ma questa è un altra storia!”.

Sarebbe non corretto dire che Miss Italia è il risultato anche di tutte queste influenze che chiameremmo ‘pop’, ma qui viene il bello, soprattutto su come consideriamo noi italiani il nuovo fronte del cantautorato italiano. “C’è tanta influenza verso gli Eurovision. Tanti presentano (a Sanremo, nd) una canzone che secondo loro andebbe bene per gli Eurovision”. Per lui ad esempio i Maneskin sono stati più autentici. “Loro hanno portato una canzone Maneskin a Sanremo, che poi ha cambiato gli Eurovision, ma non hanno fatto una canzone da Eurovision. Peró, ad esempio quando prendi Angelina Mango che canta la canzone di suo papà, mamma mia si è fermato Sanremo! C’erano piu lacrime…ma anche la canzone. La performance è stata incredibile, ma non dimentichiamo che la canzone è stata scritta da un genio. Io non la conoscevo bene, lo ammetto. Pero io l’ho chiesto, di chi è questa canzone? Questa canzone è incredibile. Questi i sono i livelli ‘wow’ della canzone italiana, non per togliere niente alla musica che c’era. Nella serata delle cover abbiamo visto secondo me il vero talento degli artisti. E la personalita’ degli artisti: hanno cantato quello che volevano cantare loro, per loro”.

Savoretti + SvegliaGenevra in concert at Teatro Arcimboldi in Milano foto di Rossella Mele per www.rockon.it

In effetti, tutto Miss Italia si rifà a un genere italiano potremmo dire moderno e classico, il che è la vera sorpresa del disco. “L’Italodisko è tornata alla grande, molto anche grazie ad Annalisa. Ma non vorrei che tutti saltassero sul carro…”. Lascia abbastanza di stucco vedere una personalità come Savoretti così attento su un mondo molto distante da quello inglese internazionale. E in cosi poco tempo. “Non ero al corrente, e non ero interessato alla musica italiana prima perche’ per me si era persa molto nei reality. Invece ora mi interessa. Sono le strade, le culture che parlano. Sono le industrie che devono seguire i musicisti”. Ed è fiducioso, anche su quelle che sono le nuove tendenze più , diciamo, glocalizzate, si veda i vari Liberato e Daniela Pes, che sfruttano un bacino culturale ancora piu specifico. “Per me quasi quasi quella musica viaggia meglio della musica contemporanea. È originale e genuina. Oggi è la cosa piu importante nella musica, essere genuini. Anche chi prova a essere genuinom è forzato. E non dovrebbe essere cosi.” E lo stesso vale per lui. “C’è voluto un pó per fare quest’album. Imparando un’arte nuova c’e’ voluto un pó per non imitare”.

TOUR 2024 – Dove lo potremo vedere in Italia

Venerdì 28 Giugno 2024 Susa (TO) Borgate dal vivo festival

Domenica 7 luglio 2024 Gardone Riviera (BS) Tener-A-Mente Festival 
Lunedì 8 Luglio 2024 Bollate (MI) Festival di Villa Arconati
Mercoledì 31 luglio 2024 Marina Di Pietrasanta (LU) Teatro La Versiliana

Lunedì 16 dicembre 2024 Bologna Europauditorium 
Giovedì 19 dicembre 2024 Roma Auditorium Della Conciliazione

E se volete ricordare l’esperienza del live di Savoretti l’anno scorso, cliccate qui per il racconto della nostra Roberta Ghio!

Biglietti in vendita a questo link > https://bit.ly/savoretti24

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Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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