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JOE VICTOR + Weird Bloom a Londra: fotogallery e reportage del concerto

Foto di Annita Fanizza | Articolo di Josh De Mita

E’ lunedì sera qui a Londra. La città ha appena ripreso i suoi ritmi frenetici tipici del più odiato giorno della settimana. E’ appena finita la prima giornata lavorativa dopo i bagordi del weekend. L’unica cosa che la gente comune vorrebbe fare, è tornare a casa e buttarsi sul divano a ciondolare in attesa del giorno seguente. Stavolta no, è diverso. Ci sono i Joe Victor in città.

Ci troviamo stavolta presso l’Hoxton Square Bar & Kitchen, a ridosso del quartiere di Shoreditch, cuore pulsante e alternativo della capitale britannica. Locale dallo stile “American Bar”, con una stanza adiacente dalle dimensioni medio grandi, adibita a sala concerti, dotata di un discreto impianto audio luci. Ad occhio la capienza massima si aggira intorno alle 200 persone. Come già detto, oggi è lunedì, non ci aspettiamo un sold out. Alla fine ha poca importanza, quello che ci resta è l’aver assistito ad un spettacolo di spessore.

L’apertura del concerto è affidata alla band “Weird Bloom”, progetto del cantante Luca Di Cataldo. Un mix di psichedelia, atmosfere che spaziano da sonorità beatlesiane in stile Sgt Peppers, un viaggio a metà tra suoni vintage tipici degli anni 70, miscelati a quelli più acidi dell’indie più moderno. Si ha come l’impressione di essere continuamente sospesi. Anche dal punto di vista scenico molto efficaci, i Weird Bloom riscaldano con efficacia il pubblico del Hoxton per un buon tre quarti d’ora.

C’è giusto il tempo per un veloce cambio palco e i Joe Victor fanno la loro comparsa. Questo tour ha la peculiarità di vedere la band romana in formazione “ridotta” (si fa per dire). Abbiamo di fronte a noi il nucleo originale della band: Gabriele Amalfitano alla voce e chitarra acustica, Valerio Almeida Roscioni alle tastiere e voci e, last but not least, Guglielmo Senatore alla batteria. Abbiamo avuto modo di ascoltare per bene i due album della band romana, abbiamo fatto i nostri compiti a casa, e davvero siamo curiosi di capire come faranno a non farci sentire la mancanza degli altri strumenti. Ricordiamo cosa sono i Joe Victor per chi non li conoscesse: un mix (fatto molto bene) di foot-stomping rock&roll, folk, country, blues, un filo di progressive, funk e disco anni 70-80.
Sono le 21.30 circa e Gabriele intona i primi accordi e melodia di “Bamboozled”, accompagnato da Valerio; Guglielmo dà il tempo e parte a ritmo serrato. In pochi secondi il pubblico dell’ Hoxton è già conquistato. E noi per primi non riusciamo a capacitarci di come riescano ad esprimere così tanta energia, nonostante l’assenza del basso, che è colonna portante in un genere di questo tipo.

Si passa subito dopo a “School bus”, dalle sonorità folk/country. Immaginate di essere su una cabrio, percorrendo la Route 66, questo pezzo potrebbe essere la soundtrack ideale. Sonorità profonde e ampie.
Segue poi “Superstar”, a nostro avviso uno dei brani migliori tratto da “Night Mistakes” del 2017. Un pezzo molto ben strutturato e che racchiude egregiamente l’essenza della band. Le radici italiane, in alcune scelte melodiche e in certe atmosfere ariose ed “estive”, un crescendo rock e ostinato che sfocia nel ritornello puramente disco dance anni 70. La scaletta prosegue in crescendo fino a “Charlie Brown” che fa completamente scatenare il pubblico in sala.

Si va avanti con una altalena continua di atmosfere. Dalla più rilassata “Bye Bye Eleonor Rose”, alla cover della famosissima “Take on me” dei norvegesi A-Ha, per passare alla totalmente country “Cold”. Tra le altre è doveroso citare il nuovo singolo “Telephones”, un brano che sembra scritto a più mani da Beatles, Chris Cornell, Elton John, Rolling Stones e Status Quo. Immaginate cosa potrebbe venirne fuori. Il trio romano ci è riuscito. Da citare assolutamente anche Tomi, Disco Folk Genial e Goldenation, tra le altre.
Passiamo alle considerazioni finali. La formazione era “ridotta” solo nel numero di strumenti; in quanto ad energia i Joe Victor non ci hanno fatto mancare nulla.

A nostro avviso Guglielmo ha “pestato” i tamburi con del vigore in più, forse inconsapevolmente. Il risultato è stato ottimo per sopperire l’assenza del basso. Valerio, una sicurezza. Anche lui si è dovuto districare nei meandri di alcune peculiarità ritmiche di molti brani e lo ha fatto egregiamente. Gabriele, in forma smagliante soprattutto dal punto di vista vocale. Poche parole tra un brano e un altro, ma nonostante ciò ha fatto pesare la sua figura da frontman navigato. Quello che sa tenere il pubblico anche con un solo sguardo.
Senza fronzoli, solo spazio alla musica. E che musica.
E’ lunedì sera, domani si lavora, si torna a casa col cuore più pieno.

Clicca qui per vedere le foto dei Joe Victor a Londra (o sfoglia la gallery qui sotto).

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