Intervista di SERENA LOTTI
C’è un momento preciso, nella fisica del suono e nella meccanica del cuore, in cui il silenzio smette di essere un vuoto e diventa un libero spazio creativo. Albert Eno, cantautore e dalla vocalità intensa e dal background internazionale, ha eletto quel momento a propria dimora artistica. Eno torna sulla scena con “Empty Lung Apnea”, il secondo singolo estratto dal nuovo progetto discografico in uscita per Filibusta Records e Romolo Dischi.
Il brano non è solo un bellissimo esercizio di stile indie-folk, ma una vera e propria architettura emotiva costruita sulla dualità: da un lato la tensione elettrica e dall’altro la sottrazione acustica. Prodotto dallo stesso Eno presso il Moscow Mule Studio e rifinito dal tocco esperto di Ugo Bolzoni, il singolo vede la partecipazione di Crivez alla chitarra elettrica, a supporto di una line-up che vede Albert destreggiarsi tra synth bass e chitarre, confermando una maturità tecnica figlia di palchi calpestati in tutta Europa, dall’O2 Arena di Londra fino ai sodalizi artistici d’eccezione come quello con Frida Bollani Magoni.
In “Empty Lung Apnea”, l’apnea non è soffocamento, ma una “liberazione da un peso”: una discesa controllata negli abissi interiori per risalire con una nuova consapevolezza. È musica che respira, che sa quando spingere sul feedback e quando lasciarsi cullare dal vuoto.
Ho quindi incontrato di nuovo Albert Eno dopo l‘ultima intervista rilasciata a Rockon nel 2023 per farmi raccontare la genesi di questo nuovo capitolo, il suo approccio “senza filtri” alla scrittura e la costruzione di quel viaggio sonoro che culminerà nel nuovo album previsto per il 2026.
Bentornato su Rockon Albert e complimenti per questo tuo ultimo progetto. “Empty Lung Apnea” anticipa il tuo secondo album. Puoi darci qualche anticipazione su questo nuovo lavoro?
Preferisco non svelare troppo, anche perché mi piace lasciare un po’ di spazio all’attesa e alla scoperta. Posso dire però che qualcosa inizierà a muoversi a maggio.
Arriverà un nuovo singolo che, proprio come Empty Lung Apnea, rappresenta molto bene il suono e l’identità del disco. È un altro tassello importante per entrare in quel mondo.
Quello che posso aggiungere è che questo secondo lavoro ha un legame forte con la numerologia. E forse, proprio perché è il secondo, qualche indizio è già lì, abbastanza evidente… basta solo avere voglia di coglierlo.
Rispetto al passato, qui il suono si fa più organico ma ricercato, con l’uso del synth bass unito alle chitarre elettriche. Come hai lavorato in studio con Crivez per trovare questo equilibrio tra tensione e rilascio?
In questo nuovo lavoro sentivo la necessità di arrangiare i brani in modo più corposo e comunque diverso rispetto al mio primo disco d’esordio “Dark’n’Stormy” senza comunque perdere i tratti distintivi del mio songwriting.
In questo brano che ha delle sonorità molto vicine ai mondi sonori che avevo esplorato insieme ai miei “fratelli” Kismet, sentivo la necessità di avere un apporto del suono e della mano di mio fratello Crivez.
Abbiamo lavorato a distanza poiché lui era impegnato in tour con i KLOGR, ma appena è rientrato è venuto nel mio studio con le sue idee ed è stato tutto piuttosto naturale per lui mettere quello che serviva per completare al meglio il brano e soprattutto dare il giusto tratto distintivo agli incisi e sopratutto al bridge del brano.
Vi è poi la presenza della viola di Marco Dainese per dare emotività negli incisi e un lavoro importante e decisivo è stato svolto anche da Ugo Bolzoni, che ha seguito la fase di mix e mastering, ma che è anche entrato nelle scelte decisive sui suoni dei synth e batterie oltre che ovviamente il lavoro eccelso che ha fatto sulle mie voci.

Il brano vive di contrasti: affondare/risalire, buio/luce. Come sei riuscito a tradurre musicalmente queste sensazioni nel passaggio tra le strofe e il climax del brano?
Il punto di partenza è stato proprio il concetto di “apnea a polmoni vuoti”. Fin dalla nascita, il riff principale portava con sé una sensazione di sospensione, quasi di immobilità, che ho subito associato a quello stato limite tra affondare e riemergere.
Quello che mi interessava era ribaltare la percezione dell’apnea: non come qualcosa di puramente ansiogeno, ma come uno spazio di passaggio, quasi catartico, necessario per accogliere qualcosa di nuovo.
Musicalmente ho tradotto questi contrasti lavorando sulla dinamica e sulla tensione tra le parti. Le strofe rappresentano il momento in cui si espelle tutto: sono più scarne, essenziali, come a svuotare completamente il respiro. Il climax — o ritornello — è invece proprio quello stato di apnea: una sospensione carica di tensione, in cui non c’è ancora liberazione, ma un’attesa densa, sospesa tra buio e luce.
È lì che il brano trova il suo equilibrio: non nel respiro, ma in quell’istante fragile in cui il respiro manca. E infatti, nel ritornello, la frase “Darkness is not a ghost, but a canvas on which to paint my soul” diventa la chiave del pezzo: il buio non è qualcosa da temere, ma uno spazio da abitare, una tela su cui riscrivere e ridisegnare la propria identità.
Quella con Frida Bollani Magoni è stata una collaborazione bellissima, nata quasi per caso da un tour con Charlie Winston. Com’è cambiato il tuo modo di stare sul palco dopo aver condiviso con lei un’esperienza così intima?”
Condividere il palco con Frida non ha cambiato radicalmente il mio modo di starci sopra, quanto piuttosto lo ha messo a fuoco. Mi ha ricordato l’importanza dell’energia, della presenza, del vivere il momento senza sovrastrutture.
Ho avuto la possibilità di suonare in contesti incredibili,( Anfiteatro del Vittoriale, Teatro Segesta) ma quello che mi porto dietro è soprattutto un senso di maggiore consapevolezza: capire quando spingere e quando lasciare spazio, quando essere istintivo e quando trattenere.
Detto questo, lo spirito è rimasto lo stesso degli inizi, nei piccoli locali davanti a poche persone. È lì che si è formato il mio modo di stare sul palco, e cerco ancora oggi di non perderlo, indipendentemente da dove mi trovo a suonare.
Definisci il tuo nuovo spettacolo come un viaggio “senza filtri”. Cosa deve aspettarsi il pubblico che verrà a vederti dal vivo nei prossimi mesi?
Autenticità, prima di tutto. È la cosa che ho sempre cercato, sia nella vita che nella musica. Non mi appartengono le cose costruite a tavolino o pensate per piacere a tutti: sul palco ho bisogno di verità, anche quando è imperfetta.
Quando parlo di un viaggio “senza filtri” intendo proprio questo: uno spazio in cui le canzoni possono respirare per quello che sono, senza maschere, senza protezioni. Ci saranno momenti più intensi, altri più fragili, ma niente sarà trattenuto o addolcito.
Chi verrà a vedermi dal vivo troverà uno spettacolo essenziale, diretto, in cui la musica e le parole stanno al centro. Le chitarre, la voce, e tutto quello che succede nel mezzo: errori compresi, se arrivano. Perché fanno parte del racconto.
Più che uno show, lo sento come un incontro. Un attraversamento condiviso, in cui per un’ora o poco più si prova a lasciare fuori il rumore e restare dentro qualcosa di più vero.
Durante la nostra ultima intervista ai lettori di rockon hai suggerito City and Colour , Sleep Token e Paolo Nutini . Cosa vuoi consigliare stavolta?
Ti faccio ancora tre nomi, cercando di restare su cose che mi hanno accompagnato in questo ultimo periodo.
Amble: il loro disco Reverie è una piccola perla, molto sincera. Sono usciti da poco anche con un nuovo singolo e spero davvero di riuscire a vederli dal vivo presto.
Karnivool, che sono tornati con In Verses: un album potente, stratificato, di quelli che hanno bisogno di più ascolti ma che ogni volta restituiscono qualcosa in più.
Klogr. Una band italiana: qui sono un po’ di parte, perché ho collaborato con loro negli ultimi lavori, ma dopo averli visti dal vivo all’Alcatraz insieme a Evergrey e Katatonia posso dire senza problemi che sono una delle realtà più interessanti del panorama metal/alternative in Italia in questo momento.
Social Albert Eno
Ufficio stampa X-Beat Press
Filibusta Records Srls / Romolo Dischi
Agenzia Booking BUBBA MUSIC booking@bubbamusic.it





























