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Reportage Live

DURAN DURAN: foto, reportage e scaletta del tour italiano (Verona e Roma)

Articolo di Emanuela Bonetti (Roma)
Foto di Emanuela Bonetti (Roma) ed Emanuela Vigna (Verona)

Manuel Agnelli cantava che «non si esce vivi dagli anni Ottanta».
A giudicare dallo spettacolo del 7 giugno all’Ippodromo delle Capannelle di Roma con i Duran Duran c’è da ammettere, invece, che c’è anche chi ha saputo uscirne gloriosamente e a testa alta, da questo decennio.

Nel bel mezzo di una tournée legata al loro ultimo album studio (“Paper Gods”, Warner 2015) i Duran Duran hanno aperto la stagione dei concerti estivi della capitale inaugurando la rassegna del Postepay Rock In Roma.
Un concerto che già dall’inizio prometteva pubblico adulto, scaletta amarcord (indiscrezioni apprese direttamente dalla pagina Facebook della band), urla e grida chi per John Taylor chi per Simon Le Bon.
Praticamente, un tuffo all’indietro nel tempo.

Il meteo è stato clemente, e dopo un primo acquazzone pomeridiano tutto si è calmato consentendo l’accesso all’area sotto palco senza particolari disagi.

Ad aprire la serata sono state le Bloom Twins, duo che seguirà i concerti della band per tutto il tour, ma c’è ben poco da fare: nonostante siano loro stesse a cercare l’interazione col pubblico, è il pubblico a rispondere tiepidamente, quasi per cortesia.
L’attenzione è focalizzata sui minuti che mancano prima di veder salire sul palco i Duran Duran che non deludono e non si fanno attendere, calcando la scena pochi minuti dopo le 22.

Foto di Emanuela Vigna (Verona)

Salgono sul palco uno alla volta, accompagnati dall’effetto sonoro di un tuono e da dei visual sullo sfondo.
Il primo brano in scaletta è ‘Paper Gods’, cantato con grande carica da Simon Le Bon ma poco seguito dai fans, presi più che altro dall’euforia di vedere finalmente i propri idoli.
Tutto diventa più carico e denso di energia sulle note del secondo brano, ‘Wild Boys’ – ed è subito 1984.
L’intesa tra John Taylor e Simon Le Bon è visibile: sul palco si divertono, trasmettono entusiasmo e sanno di essere lì non per un semplice concerto ma per un vero e proprio spettacolo.
Una dopo l’altra, le hit che hanno reso celebre la band vengono cantate all’unisono da una folla compatta che alza le braccia al cielo, danza e si diverte esattamente come i musicisti sul palco.
Da ‘Hungry Like The Wolf’ al medley ‘Planet Earth / Space Oddity’ in ricordo di David Bowie, c’è spazio anche per ‘Girls On Film’ e ‘The Reflex’.
Una breve pausa è quel che serve a noi per riprendere fiato, a loro per chiudere la serata con altre due perle, ‘Save a Prayer’ e ‘Rio’.

Un’ora e mezza di spettacolo che fa comprendere quanto di buono ci sia stato proprio in quei famosi anni Ottanta, così bistrattati dal pensiero populista generale. Un’ora e mezza di spettacolo per tornare ad essere adolescenti, sognare ancora di sposare Simon Le Bon e discutere puntualmente della diatriba tra Duran Duran e Spandau – oggi come ieri, vinta a man basse dalla band di Birmingham.

Duran Duran hanno saputo superare le difficoltà di una carriera quasi quarantennale cercando un’evoluzione e puntando, seguendo la corrente, ad un pop commerciale ma di qualità.

Che il pop sarà tutto quel che volete, ma come ogni cosa o lo sai fare o è meglio lasciar perdere.

Foto di Emanuela Bonetti (Roma)

DURAN DURAN – scaletta Rock in Roma – 7 Giugno 2016

Paper Gods
The Wild Boys
Hungry Like the Wolf
A View to a Kill
Come Undone
Last Night in the City
What Are the Chances?
Notorious
Pressure Off
Planet Earth/Space Oddity (David Bowie cover)
Ordinary World
I Don’t Want Your Love
White Lines (Don’t Don’t Do It) (Grandmaster Flash & Melle Mel cover)
(Reach Up for the) Sunrise / New Moon on Monday
The Reflex
Girls on Film
– – – – –
Save a Prayer
Rio

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