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Reportage Live

C’è chi dice sì: Vasco Rossi infiamma San Siro sotto la pioggia

Per la terza data nella Scala del calcio di Milano nonostante il diluvio universale in 57mila a celebrare il Il ritorno del Blasco Nazionale

Vasco Rossi in concerto allo Stadio San Siro di Milano foto di Luca Moschini per www.rockon.it

articolo di Stefania Clerici (11 giugno) | foto di Luca Moschini (7 giugno)

Ci sono relazioni a distanza che durano una vita, come quella tra Vasco Rossi e lo stadio San Siro di Milano: un rapporto iniziato nel lontano 10 luglio 1990, con 70 mila fan che hanno partecipato al tour Fronte del Palco e che dura da 34 anni fino a questo 2024. La capienza del tempio del calcio nel corso degli anni per i concerti è stata ridotta a circa 57 mila presenze per motivi di sicurezza, ma con queste 7 date che si aggiungono alle precedenti 29, per un totale di 36 spettacoli nel nostro Meazza, Vasco è l’artista italiano con più partecipazioni in questa roccaforte. Quest’anno ben 400 mila spettatori, suddivisi nelle varie serate, segneranno un altro grande record, dopo il sold out annunciato da mesi.

Vasco Rossi in concerto allo Stadio San Siro di Milano foto di Luca Moschini per www.rockon.it

In Fronte del Palco Vasco cantava i brani degli allora nuovi album C’è chi dice no e Liberi liberi, insieme ai successi di inizio carriera come Canzone, Va bene, va bene così, Albachiara, per oltre 2 ore e mezza di musica. Oggi a distanza di più di 3 decenni le cose non sono affatto cambiate, perchè il Blasco regala emozioni come una volta e anche di più: alle 20:45, sotto un diluvio universale cattivo iniziato un’ora prima, si accendono le luci del mastodontico palco, largo 90 metri, alto 28 e profondo 25, 5 grandi schermi led a forma di V (alcune in piedi, altre rovescate) sovrastano lo stage. Un grande cuore pulsa forte nel led centrale, il cuore si trasforma in drago che capeggerà più piccolo per tutta la durata del live. Entra la band con i chitarristi Vince Pastano, Stef Burns e Antonello D’Urso, il tastierista Alberto Rocchetti, il batterista Donald Renda, il bassista Andrea Torresani, i fiati di Andrea Ferrario, Tiziano Bianchi e Roberto Solimando e la corista Roberta Montanari che cerca riparo dalla pioggia sotto fortunati gazebo allestiti lastminute viste le condizioni meteo. E infine ecco arrivare Vasco, al centro del palco, con addosso un chiodo borchiato del suo dragone sulla schiena.

Vasco Rossi in concerto allo Stadio San Siro di Milano foto di Luca Moschini per www.rockon.it

I primi tre brani della scaletta colpiscono subito: Blasco Rossi, Asilo Republic e Gli spari sopra, tre pezzi datati sì, ma che affrontano temi attuali e controversi. E così sarà per tutto il concerto in un rimpallo tra passato e presente con 24 canzoni in setlist e un medley di 7 pezzi. Dopo una breve pausa per cambio d’abito di Vasco e mantelle per noi (già fradicissimi), il frontman torna onstage con un paio di occhiali da sole e sorridendo esclama: “Benvenuti negli anni Ottanta, benvenuti nella Milano da bere”… accennando una dedica a Francesco Salvi con ”C’è da spostare una macchina”, inizia Bollicine. Da lì si torna all’inizio della sua carriera con Jenny è pazza, la canzone della sua prima donna, che tratta un tema di grande attualità: il pregiudizio sulla depressione, la sofferenza e la solitudine. Con lei arriva poi un’altra canzone di un’altra famosa donna, Sally, quella “non ha più voglia di fare la guerra”. Sarà l’ironia della sorte ma ecco che sui versi:  “Senti che fuori piove, senti che bel rumore” la pioggia incessante dell’ultima mezz’ora si placa e se forse fuori da San Siro piove ancora, allo stadio c’è finalmente spazio per un po’ di sereno, proprio su Domenica lunatica (anche se oggi niente luna ed è martedì) che chiude il primo tempo.

Vasco Rossi in concerto allo Stadio San Siro di Milano foto di Luca Moschini per www.rockon.it

La scaletta di questo tour è senza dubbio tra le più sorprendenti e inaspettate degli ultimi anni: da un lato le canzoni più rock con concetti universali e temi sociali, istantanee perfette di passato-presente-futuro dei tempi che abbiamo vissuto o che stiamo vivendo, dall’altro la poetica e sound più intimo del Vasco delle ballad struggenti, alcune delle quali che non avevano trovato spazio nei live precedenti.

Un lungo interludio ci proietta nel secondo tempo con Un gran bel film, C’è chi dice no (con qualche dedica non velata a Salvini), la struggente Gli Angeli e la ballatissima La fine del millennio. Arriva poi a sorpresa un Medley di 7 canzoni, tutte dedicate alle donne: ecco l’inattesa La Strega, la retorica e sempre verde Cosa vuoi da me, la divertente Vuoi star ferma, l’ambigua Tu vuoi da me qualcosa, la struggente Occhi blu, l’Incredibile romantica, e la degna conclusione con Ridere di te. Con questo viaggio lungo quasi mezzo secolo tra gli album: “Non siamo mica gli americani”, “C’è chi dice no”, ”Gli spari sopra”, “Buoni o Cattivi” e “Stupido Hotel” e, a chiudere, “Il mondo che vorrei”, condensati in 20 minuti di live, Vasco ci ha raccontato le sfacettature delle donne e dell’amore per loro, tanto che l’attesissima Rewind è la vetta rock della serata in cui decine di donne dalle prime file sotto palco fino al resto del parterre si fanno sollevare sulle spalle dei loro ragazzi e amici per togliersi la t-shirt o il reggiseno e sventolarli come una bandiera. Vasco ripete “siete bellissime, selvagge e libere, libere”. Ecco cosa vorremmo sentir dirci da un uomo, sia che siamo nude, sia che siamo vestite, sia che ci divertiamo, sia che passeggiamo da sole, invece di subire catcalling o approcci non richiesti e senza consenso, solo per il fatto di essere donne ed essere belle.

Vasco Rossi in concerto allo Stadio San Siro di Milano foto di Luca Moschini per www.rockon.it

Su questi miei pensieri arriva, forse non a caso, Il mondo che vorrei che sancisce la fine del live e la discesa verso l’encore del concerto. Le emozioni risalgono quando i megaschermi del palco invitano ad accendere le luci dei cellulari (come se non lo fossero state nelle due ore precedenti) per essere proiettate dalle telecamere sui led. Come per magia quel luccichio viene tramutato in un cielo incastonato di stelle e parte la poetica Dillo alla Luna. Il gran finale raggiunge l’apice con Se ti potessi dire, e Siamo solo noi con Claudio Golinelli detto il Gallo al basso, introdotta dallo storico stage manager Diego Spagnoli che presenta tutta la band. Sull’inno di Vita spericolata e Canzone (in versione intera), si conclude lo spettacolo, i titoli di coda vegono lasciati alla sempre amata e cantata a squarciagola Albachiara, su cui piovono fuochi d’artificio e coriandoli ad illuminare una San Siro in grande festa.

Ma la palla è solo al centro: lo spettacolo continua stasera 12 giugno, per poi proseguire a Milano sabato 15 e settimana prossima il 19 e 20 giugno. A fine mese invece 26, 29 e 30 giugno tutto esaurito il San Nicola di Bari per un’altra 3 giorni di puro rock italiano!

Clicca qui o scopri qui sotto la gallery fotografica del concerto di Vasco Rossi del 7 giugno 2024

Vasco Rossi

Scopri la scaletta del concerto di VASCO ROSSI dell’11 giugno 2024

“Blasco” Rossi

Asilo “republic”

Gli spari sopra

Gli sbagli che fai

Quanti anni hai

Come stai

Vivere senza te

Bollicine

Jenny è pazza

Sally

Domenica lunatica

Interludio 2024 / Echo Lake

Un gran bel film

La fine del millennio

Gli angeli

Basta poco

C’è chi dice no

Medley: La strega (la diva del sabato sera) / Cosa vuoi da me / Vuoi star ferma! / Tu vuoi da me qualcosa / Occhi blu / Incredibile romantica / Ridere di te

Rewind

Il mondo che vorrei

BIS:

Dillo alla Luna

Se ti potessi dire

Siamo solo noi

Vita spericolata / Canzone

Albachiara

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Milanese, classe 1983, sono appassionata di musica, cinema e cultura pop. Adoro viaggiare, mangiare, dormire, viaggiare, ballare, sorridere e fare l'amore. Oltre a scrivere di musica su Rockon sono digital producer per il tuo canale tv preferito. Amo il rock in tutte le sue forme, i gatti, fotografare il cibo che mangio (e lo faccio da anni, non per moda social) e perdermi per le vie delle città che non conosco. Bulimica di serie tv, collezionatrice di vestiti, scarpe, borse e tutto ciò che può entrare in una grossa cabina armadio puoi chiedermi di tutto e ti darò la risposta che cerchi (altro che Google e il libro delle risposte!), basta non domandarmi: “qual è il tuo artista preferito?”.

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