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Reportage Live

ALL YOU NEED IS LIVE 2019: cronaca di un amore annunciato

Articolo di Serena Lotti | Foto di Andrea Ripamonti

All you need is love cantavano i Beatles nel 1967. All you need is live cantiamo noi nel 2019.
Alla fine degli anni 60 non sappiamo se non ci fosse bisogno d’amore, oggi sicuramente c’è urgenza di musica del vivo. E non perchè 50 anni dopo siamo in overbooking di limoni. Ma forse c’è più necessità di musica live, se c’è quella, ed è di qualità, l’amore prima o poi arriva e forse di questi tempi abbiamo più bisogno di buoni artisti che di buoni amanti. Ci siamo un pò induriti col virtual world, impariamo a fare di più con meno, ma la musica no, quella ci serve.
Arriviamo al Carroponte di buon’ora, quindi con questa sega mentale nella testa. La line up di stasera, per la festa di Radio Popolare altrimenti ribattezzata All You Need Is Live, sembra non deludere affatto anzi quasi eccedere le aspettative. C’è l’amore erotico dei Cacao Mental, ci sono le performance sublimi e ironiche dei TARM e uno spruzzo di alt-rock visionario dei Bud Spencer Blues Explosion che ci sta sempre benissimo, ci piace, fa panza, anima e core e che renderà questo live un vero acchiappoparty.
Siamo a fine estate in una Milano che da tradizione a settembre resiste con temperature equatoriali ed un tasso di umidità degno delle aree pluviali del sud est asiatico. Noi sfoggiamo un’abbronzatura che viene giù come il grana padano dopo un passaggio in grattugia, infradito e capelli tirati sù, sudati il giusto, lozione antizanza e via.


Radio Popolare ha quindi spuntato dalla sua personalissima wishlist tre delle band che quest’anno sono state più spesso di base in via Ollearo. Si inizia leggeri, quasi in volo planare. A scaldare questa serata già bollente per temperatura arrivano i Cacao Mental, il power trio psichedelico che parte da Milano e ci porta, tra ritmi latinoamericani e contaminazioni sonore tribe, fino in Africa con un passaggio in Perù e pure in Colombia già che ci siamo e ci svela quando il mix detonante di elettronica, psichedelia e cumbia sia veramente deflagrante. Per noi semplici terrestri ammettiamolo, una gita sull’ottovolante dei Cacao Mental è quanto di meglio potessimo attenderci alle 20 di sera con il sole ancora nelle retrovie. Reduci dal fortunato Jova Beach Party i Cacao Mental si sono formati nel 2014 dall’incontro tra il cantante Kit Ramos, il produttore e polistrumentista Stefano Iascone (Solidamor e Aretuska) e il chitarrista Marco Pampaluna (Figli di Madre Ignota) e tra necessità esplorative e urgenze di ricerca verso una matrice sonora unica ed originale, sono stati in grado di creare un cocktail esplosivo di potenti sound elettronici in accordo con la morbidezza e la sensualità della chiave acustica lasciando sprigionare il tutto in uno show acchiappante con ballerine smutandate e tatuate, in grado di far ribaltare letteralmente tutta la marmaglia sotto palco.
Congedati dalla cumbia elettronica, sudati abbestia e con le gambe ancora ruzzanti, arriva il ricordo urgente, necessario del fondatore di Radio Popolare, Piero Scaramucci, scomparso solo pochi giorni fa. Scaramucci è stato l’elaboratore del progetto politico-editoriale che ha dato la vita a Radio Popolare; già direttore agli esordi della radio, è tornato a dirigerla nel 1992, restandone alla guida fino a pochi anni fa. Grazie al suo lavoro Radio Popolare ha dato voce agli ultimi, ai senza voce e ai tanti mondi impegnati di Milano e non solo, dando un prezioso contributo alla crescita civica e civile dell’Italia.
L’aria è greve, umidiccia, commossa adesso. Gli animi sono pronti ad accogliere il power duo dei Bud Spencer Blues Explosion: Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio. Asciutti, dritti, precisi. Salutano, attaccano. I BSBE sono reduci dall’ultimo lavoro Vivi Muori Blues Ripeti a quattro anni di distanza da BSB3, un disco che si distanzia nettamente dalla filosofia stilistica dei dischi precedenti, meno virulento e ammorbidito dall’esperienza di Viterbini con Nic Cester & The Milano Elettrica.

Potremmo raccontarvi questi 45 minuti di magia ma non lo facciamo, o perlomeno non ci lasciamo andare a troppi dettagli. Andate a sentirli domani 14 settembre a Bologna durante Tutto Molto Bello, il Torneo di calcetto per Etichette Discografiche (con i Colle der Fomento) e poi ci direte voi. Istintivi, disincantati, una connotazione fortemente esplorativa che emerge in maniera prepotente, la chitarra di Viterbini urla, si strappa ma torna sempre al punto di partenza accompagnata dalla batteria di Petulicchio che ipnotizza, che lacera anch’essa ma che eleva. Puliti, affilati, crudeli. L’eroismo di una chitarra lunga e che ti imbriglia e ti commuove, un sound urgente e ruvido in grado di trasportarti verso dimensioni stridenti, mai comode e dove elementi di blues pescati proprio da quel Delta americano che amiamo così tanto e un pò di sound poliziottesco ogni tanto ci riportano su, ma nell’aprire gli occhi l’ipnotismo dei power duo alt rock ci trascina sempre più sottoplaco per raccontarci i variopinti paesaggi sonori della loro scrittura. Complessi ed armoniosi al tempo stesso, carnali e lisergici, incredibili performer che si definiscono “10 musicisti in 2”, hanno proposto brani dalla forte connotazione garage blues, la propria degli esordi mixandoli ad una linea sonora che ha spaziato su più fronti, sorprendendoci con un registro tanto ampio quanto ficcante, sensuale e visionario. Uno special guest d’eccezione sul bluesettone Io e il demonio, il ragazzo morto Davide Toffolo. Eccezionali, crudi, essenziali. (BTW…noi li abbiamo intervistati)

Dopo un trip così complesso e ipnotico ci riversiamo come orde di longobardi alla volta dei banchetti dei birrai. Se la fase barbara è la seconda sottofase del comunismo primitivo ci sentiamo perfettamente in linea con lo standing della serata.
Beviamo, tracanniamo con urgenza. I BSBE ci hanno tolto tutto e ce lo hanno restituito piano piano. Pochi minuti ed eccoli i Ragazzi Morti più vivi della scena musicale italiana sul palco del Carroponte per l’ultima data del fortunato tour Sindacato dei Sogni. Noi li abbiamo seguiti fedelmente quest’anno, dal release partry in Santeria fino alla data milanese all’Alcatraz, sfoderiamo quindi la nostra tessera ormai lisa e stropicciata. I Tre Allegri Ragazzi Morti ci salutano pronti a risucchiarci nel loro mondo darkettone e divertente raccontandoci con dovizia di particolari (adoriamo Toffolo e le sue capacità straordinarie di storyteller) la grande favola che è la vita. Siamo dentro il pianeta inconfondibile dei TARM, saltando su è giù sulle montagne russe della cumbia, dei Rolling Stones, dei Television, della dark music, dellla psichedelia, del krautrock e della leggerezza.


Ci tengono a dirlo in apertura con Mai come voi, l’inno dei TARM con le sue rassicuranti schitarrate un pò slide ma pulite ed eleganti continuando poi sui grandi classiconi del power trio, Alle Anime Perse, tra suoni autenticamente rock dei bassi e i reiterati giri psichedelici così identificativi della loro identità stilistica. Arriviamo così su passaggi trasognati e ballate folk e ritmiche minimali, tutto sempre caratterizzato dall’incisività dei riff delle chitarre: ci arriva dal palco una ventata d’aria fresca e pulita in puro stile TARM. Siamo seduti in prima fila in questa assemblea dei sogni e non possiamo sottrarci a quel dualismo di poesia e crudezza, di emotività lacerante ma sottomessa alle fedeli regoli della psichedelica rockettare targata TARM. Caramella e Bengala, dritte e pulite. Toffolo è magistrale nel mantenere alta la tensione e di chiedere a gran voce la partecipazione collettiva di tutto il pubblico. Il sound folk colombiano de In Questa Grande città con il suo ritmo tribaleggiante e dalle dinamiche da festa in spiaggia suona come un tributo alla nostra Milano definita ironicamente, la Capital ben vestida e il palco si affolla, eccoli salire i Cacao Mental e i BSBE, e ancora su riff reggae il viaggio non si ferma. La gente è presa benissimo e si scatena cantanto fino a spolmonarsi accompagnandosi con hand clapping infiniti e contagiosi, chiudiamo con un pezzo degli I Hate My Village (progetto di Fabio Rondanini e Adriano Viterbini) nella ricerca del groove più ammaliante e chiudiamo con una collettiva Oh Bella Ciao. Salutiamo, baciamo, ringraziamo e per dirla alla Toffolo, dato che il concerto è finito andiamo tutti affanculo. Con affetto.
Si, lo facciamo. Perchè in fondo All we need is love è modo più giusto per dirlo. Se poi lo fai live meglio ancora.

Clicca qui per vedere le foto di All You Need Is Live al Carroonte (o sfoglia la gallery qui sotto).

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI – La setlist del concerto al Carroponte.

Mai come voi
Occhi bassi
Difendere I Mostri Dalle Persone
I cacciatori
Alle anime perse
Il principe in bicicletta
Voglio
Persi nel telefono
Puoi dirlo a tutti
La faccia della luna
Caramella
In questa grande citta’ – La prima cumbia (with Adriano Viterbini)
Il Mondo Prima
Quindici anni già
Fortunello

Encore:
La mia vita senza te
Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll (Art Brut cover)
Di che cosa parla veramente una canzone?
Bengala
La tatuata bella

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Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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