Go Down Records
Secondo full length per i Veracrash, che per l’occasione hanno preferito produrre i loro suoni bollenti nella fredda Svezia da Niklas Kallgren (Truckfighters). Da questo apparente ossimoro il quartetto milanese è stato in grado di realizzare un disco portentoso, aggressivo e per nulla scontato, nonostante il genere sia inflazionato.
Per “My brother the godhead” i Veracrash hanno preferito optare per uno stoner rock mischiato al doom e al punk, ma con anche spunti di grunge e si sono fatti aiutare da alcuni amici ospiti, si tratta di Niklas Kallgren (Truckfighters), Oscar Johansson (Witchcraft) e di Dave degli Zippo.
L’apertura del disco (Lucifer, Lucifer) ha proprio tutto il sapore del doom che si è fatto grunge, allo stesso modo di come hanno fatto i migliori Soundgarden, mentre con la successiva “Kali Maa” il ritmo si accelera e vira verso sonorità scheggiate e punk, che si miscelano con un grunge vorticoso, producendo un brano dai forti risvolti stoner.
Con la title-track i Veracrash si avvicinano alle sonorità dei Neurosis della fine degli anni ’90 e recuperano, a modo loro, un hardcore-metal con “A blowjob from yalbadaoth”. I riferimenti ai Neurosis tornano in “Obey the void” e “Remote killing” ha un respiro più largo, dunque metal. Il brano più completo è senza dubbio “We own you, bitches”, perché in questo i milanesi hanno convogliato tutti i loro riferimenti musicali, sapendoli amalgamare, senza risultare derivativi, ma originali e in grado di poter dire la loro nel genere metal-stoner e dintorni.
Vittorio Lannutti
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