Articolo di Marzia Picciano
Il mio primo vero incontro con la musica di Andrea Laszlo De Simone è avvenuto in un preciso momento di novembre 2021, non che prima non lo conoscessi, anzi: ma è lì che l’ho conosciuto davvero. Ero in Sardegna, in macchina si andava insieme in chiesa, per una messa funebre, qualcuno ha deciso che la canzone da ascoltare in quel momento era Conchiglie. Pochi anni dopo, quel qualcuno non c’è più e in quella chiesa ci sono tornata per un matrimonio. In tutti questi momenti, in tutti questi eventi, mi sono commossa profondamente.
“Ho perso il cuore ed un amico vero/ho perso tutti e non ho più nessuno”, lo dice in Un Momento Migliore, appena dopo il refrain di Carlo Conti al conto alla rovescia del capodanno RAI.
Che c’entra con l’uscita del nuovo disco del compositore e chanteur torinese, Una Lunghissima Ombra (42Records si conferma sempre una garanzia per gli artisti in roster, in ogni caso)? C’entra, perchè 17 tracce che hanno come scopo fondamentale quello di indagare e “portare alla luce i pensieri intrusivi, quelli che sono costantemente presenti dentro di noi anche quando stiamo pensando ad altro e che finiscono per proiettare lunghe ombre sulla nostra esistenza” hanno bisogno di vita reale dove appoggiarsi e su cui plasmarsi.
E la musica di De Simone, la musica di opera totale che c’è dentro Una Lunghissima Ombra, che c’è nell’ora e passa di film (disponibile su YouTube) di inquadrature fisse e cambi di luce, si plasma regolarmente sulla mia esistenza come quella di tante altre persone in un modo naturale, se non paradossale, scopre gli angoli non controllati, belli e brutti, li sbatte in faccia e ti costringe a stare lì, a guardarli, a riconoscerti nella tua incoerenza totale, nel bene e nel male. All’improvviso, ci accorgiamo di esser diventati grandi, di vedere solo facce stanche, e quando viene sera proiettiamo una lunghissima ombra, per dirlo a parole, o a poesia, sua.
Per capire meglio quanto l’opera di De Simone, quanto Una Lunghissima Ombra in realtà, sia un’opera a sè stante e incredibilmente innovativa (no, non è il solito lavoro di un artista che ormai ha un marchio di fabbrica ben standardizzato, reso contro sua voglia ancora più iconico grazie a Tik Tok) basta smettere di pensare al disco come a un semplice disco, a un nuovo lavoro, e metterlo nella dimensione cinematografica che invece ha chiaramente voluto dargli, con tutto il pacchetto artwork e video che c’è dietro. Allora sì che il senso diventa chiaro, e ci fa sorridere, un pò amaramente, perchè ci rendiamo conto che è vero, De Simone ha davvero “craccato” il sistema e ci ha dato qualcosa su cui riflettere, piangere e sorridere a fasi alterne.
Con questa visione e ascoltando il disco per intero, dall’entrata maestosa, appunto cinematografica di Il Buio (simbolicamente perfetta, se ci si pensa) fino alla chiusa della Title Track giustamente messa alla fine, Una Lunghissima Ombra, che finalmente Un momento migliore, La notte e Quando, ovvero i singoli di anticipazione del disco, acquisiscono senso. Tutte insieme, quelle che sono cantate e quelle che sono semplicemente pause strumentali (che tutto sono tranne che momenti di pausa) tra un cantato e l’altro, sono, per essere gergali ma efficaci, una botta in faccia, come aria compressa, ci lasciano pieni e vuoti, con sentenze che sono pensieri devastanti e taglienti al tempo stesso.
Si passa, degradando e divagando con la pace inquieta delle domeniche di sole, da un’ottica delicata e orchestrale (e qui l’influenza che il lavoro di compositore che gli è valso l’amore, mai scontato, dei francesi e il primo premio Cesàr vinto mai da un italiano per la colonna sonora di Le règne animal, emerge con forza) all’elettronica esisistenzialista di Non È Reale, che strizza l’occhio a tanti fautori dello shoegaze sintetico italiano, senza però perdere mai la delicatezza, il candore che caratterizza tutto quello tocca De Simone.
Alla fine chi è Andrea Laszlo De Simone? Nelle sue interviste dichiara di rifuggere il mondo degli idoli, titolo che magari ci sentiamo di dargli per essere stato più onesto di tanti nel dire qualcosa simile a homo sum, humani nihil a me alienum puto, e dopo EP e singoli che cadono addosso come recidive di piogge estive ha di fatto deciso di dare forma alle sue inquietudini di uomo, padre, artista, persona che ha a che fare con il tempo che passa e non può fare altro che osservare quanto più andiamo avanti nel tempo, più ci tocca pensare a come morire, noi, che abbiamo il privilegio di poter ambire all’immortalità, come disse qualcuno, mentre viviamo sicuri nelle nostre tiepide case.
Sarà questo privilegio che genera l’inquietudine dei pensieri intrusivi? Perchè alla fine dei conti, quello che De Simone sembra suggerirci tra pezzi che sono rarefatte poesie e momenti di pace, è che rimaniamo degli esseri animali, intelligenti abbastanza da sentire il pericolo, chè il pericolo c’è sempre, anche in quella che percepiamo come gioia.
Per questo per me il centro del disco è Colpevole: in un mondo di chiaroscuri e di decisioni da prendere, “la coscienza/a volte pure si sbaglia” e ci rende irrimediabilmente colpevoli, lei che sta lì a cercare di guidarci verso il bene, nostro o generale. Traballiamo, in una lunghissima ombra.
Tracklist
- Il buio
- Ricordo tattile
- Neon
- La notte
- Colpevole
- Quando
- Aspetterò
- Per te
- Un momento migliore
- Diffrazione
- Pienamente
- Planando sui raggi del sole
- Spiragli
- Quello che ero una volta
- Rifrazione
- Non è reale
- Una lunghissima ombra































