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Interviste

L’intervista (e le foto del concerto di Conegliano Veneto) a LEVANTE

Intervista a Levante by HeavyHour all’Appartamento Hoffman, venerdì 29 novembre 2013, foto di Stefano Cattelan.

In occasione della seconda data di Le Feste di Alfonso Tour siamo andati a far due chiacchiere e due scatti con Levante. Un’artista tanto brava quanto bella e simpatica. Un ottimo live supportato da musicisti che sanno tenere molto bene il palco. L’ottimo risultato non si è fatto attendere, con un pubblico davvero molto caloroso, tanto da far arrossire Levante sul palco.

Di seguito la trascrizione dell’intervista fatta poco prima del sound check, ovviamente suggeriamo di ascoltarla oltre a leggerla per capire l’ironia e la simpatia di questa giovane artista. 

HH: Prima di tutto come stai? Tutto bene?
L: Bene, benissimo.

HH: Prima domanda, te l’avranno fatta in tantissimi, ma va chiesta di diritto. Da dove sorge il nome Levante, questo nickname?
L: Levante nasce come un soprannome in realtà. Avevo 13 anni e c’era questa amichetta che per scherzo mi chiamò così. Sono certa che arrivasse dal Ciclone, nel senso che in quegli anni (quando avevo 12-13 anni) uscì questo film di Pieraccioni che evidentemente condizionò questa mia amichetta e che scherzando mi chiamò così.  Anni dopo, tra vari giri musicali, prima firma e prima discografica ecc., mi chiesero: “OK Claudia … Ma un nome d’arte ce l’hai?” Ed io ho risposto: “No, un nome d’arte non ce l’ho. Però ho questo soprannome, un po’ strano, non so: Levante”. Si sono guardati tutti e “Ah Levante, bello. Teniamo Levante”. Così è rimasto Levante e mi ha portato fortuna insomma.

HH: Eh, decisamente! Devo dire anche merito a capacità notevoli, no? Prima abbiamo sentito due pezzi in anteprima, solo chitarra e voce, senza microfono…
L: A freddo, senza scaldarsi…

HH: e Levante come si forma? Nel senso, prima la chitarra o prima la voce? 
L: Mah, in realtà Levante si forma.. oh mio dio stavo parlando in terza persona, che è una cosa tremenda, tipo da tronista! Io ho iniziato cantando, da piccola ho sempre cantato, ma come tutte le bambine non è che poi da genitore ti rendi conto se tua figlia… però…  insomma tutti i bambini cantano, no?  Pio invogliata da mio fratello che già suonava la chitarra, visto che già avevo questa propensione alla scrittura mi son detta “quasi quasi mi arrangio anche, no?”. E così è stato, e verso i dodici anni ho imparato a suonare la chitarra e da lì non mi ha più fermato nessuno. Poi era uno sfogo fantastico quello di chiudersi in camera e di scrivere e suonare, quindi lo trovavo una cosa così preziosa e mia, che non ho mai più smesso.

levante-live

HH: E invece Levante, Claudia, che si trasferisce dalla Sicilia a Torino, e poi come arriva il contatto con la INRI, con i produttori… Sempre perché noi cerchiamo di chiedere agli artisti di dare un consiglio a chi vuole cercare di lanciarsi in questo mercato, anche se come ha detto Divi dei Ministri nella nostra ultima intervista NON è un mercato, perché in Italia non c’è. 
L: Non è un mercato perché in Italia non esiste, ha ragione. Credo che l’elemento fondamentale di tutti gli artisti in qualche modo è che sono riusciti a farsi ascoltare da un pubblico abbastanza grande e, la tenacia, la testardaggine, la cocciutaggine, quello di andare contro i muri e dire “Vabbè, al massimo mi spacco al testa”. Io l’ho fatto e arrivare ad INRI è stato lunghissimo, perché io prima di INRI sono passata da un’altra indipendente, quelle cose che fai per dire dopo: “OK; questo è quello che non voglio mai più fare”. INRI l’ho conosciuta dopo un sacco di manifestazioni, sono andata in Inghilterra e sono ritornata, mi sono chiarita le idee su cosa volevo essere e poi ho contattato Dade dei linea 77, non sapendo ancora nulla di INRI perché INRI non era ancora nata, infatti solo dopo mesi è uscito il primo disco di INRI, il disco di Bianco Nostaglia. E ho detto a Dade: “Senti io so che tu sei un bravo produttore, che hai fatto altre cose oltre i linea 77. “ Basti pensare a Anti Anti che è un disco fantastico, in cui lui  ha collaborato con chiunque e fatto totalmente diverso dal loro rock, e  poi gli ho detto: “Aiutami, ti prego! :-)”.

Lui non era rimasto tanto colpito dai miei brani, anche io ero molto incerta, stavo trasformandomi, però poi ha sentito La Scatola Blu, che è stato proprio il primo brano di Manuale Distruzione, e lì ha detto “OK, possiamo lavorare insieme”. In quel momento c’è stata una stretta di mano che ha sancito il nostro rapporto e il rapporto con INRI. Poi per arrivare fino ad oggi, non ti dico, un parto! Figurati, io ero convinta che Manuale Distruzione uscisse ad aprile, invece uscirà nel 2014 se tutto va bene.

HH: E invece un trick, visto anche prima l’utilizzo della tua voce, alle varie aspiranti cantanti? Poi c’è anche una domanda sui talent show in merito. Un suggerimento che puoi dare, un trick per usare bene la voce.
L: Innanzitutto rispettarla, nel senso che credo questo sia un errore dal quale siamo passate tutte. Quello del graffiare, del cantare modificando la propria voce, perché è una cosa triste. Intanto ti fai del male comunque, quindi rispetto per il proprio strumento perché se la tua voce suona in quel modo non è che puoi farci molto, duri poco se la modifichi. Il nostro corpo è quello. E poi sicuramente studiare perché è sottovalutato lo studio del canto e invece è lo strumento che è più difficile perché non si vede, proprio perché è uno strumento. Si può essere anche autodidatti però, cioè voglio dire non siamo tutte Aretha.

HH: E invece cosa pensi dei talent show dove ci sono evidenti capacità vocali lodevoli, ma magari manca un po’ di quello che è la creatività. Lo vedi anche tu?
L: Allora, io mi rifiuto di guardare la TV in generale tanto meno i talent show, non ce l’ho la TV e non mi interessa averla. Però sono informata, anche solo tramite Internet chiaramente, e mi sono resa conto che sì, ci sono un sacco di talenti, ma l’Italia è la terra dei cantanti, cioè l’Italia è terra di musica per cui noi abbiamo un sacco di persone che anche sotto la doccia spaccherebbero non ti dico cosa. Il problema non è l’artista nel talent, bensì il talent nell’artista, cioè è sbagliato proprio il concetto. Non so a me l’idea di competere con qualcuno per sentirmi dire: “Tu hai l’X-Factor!”… Ma a te chi te l’ha detto che io ho l’X-Factor??? E se io c’ho tutto l’alfabeto? Quelle cose mi danno un fastidio incredibile, anche perché poi magari i veri talenti escono alla seconda puntata e arrivano le capre in finale. Detto questo io non biasimo l’artista, quello è un sogno, tu hai un sogno e tenti di realizzarlo in qualsiasi modo. Credo che stringere la mano a una major in questo momento sia la cosa più sbagliata che tu possa fare.

HH: Parliamo del tuo tour “Le Feste di Alfonso”, appena cominciato, seconda data qui all’Hoffman. Come ti presenti dal vivo? C’è qualcuno che ti accompagna?
L: Eh beh, sì! Io sono fortunatissima perché intanto ho un gruppo di amici che mi accompagna, perché sono tutti miei amici. Poi sono anche dei grandi talenti perché sono dei protagonisti. Infatti al basso stasera ci sarà Alberto Bianco che è anche il produttore artistico di Manuale Distruzione, ad alcune chitarre e alle tastiere Daniele Celona che è un altro cantautore torinese bravissimo. Alla batteria Alessio Sanfilippo con alle chitarre Federico Puttilli tutti e due membri dei Nadàr Solo, due di tre dei Nadàr Solo! Quindi ho veramente le spalle davvero coperte, sono contentissima!

HH: Vista l’esperienza di apertura al “Sottocasa Tour” di Max Gazzè, ci puoi direi i pro e i contro. Va da sé che mi puoi dire che per ora sei solo alla seconda data delle Feste di Alfonso, ma tra il fare da spalla ad un artista come Gazzé e stare sul palco magari da sola con la chitarra e aprire e invece avere il TUO live?
L: Allora, a me l’idea di salire sul palco da sola non ha mai spaventato perché io lo faccio veramente da quando ero dodicenne, quindi sono un po’ abituata. Ammetto di essere un po’ stanca, nel senso che poi dici: caspita, tutti salgono con l’arrangiamento, che spacca tutto e la batteria, mentre io sono sono lì  “trin-trin” e mi sono detta “Basta!!!”. Infatti qualcosa è cambiato. È anche vero che la gente si rende conto della tua emozione fortissima e pensa “caspita lei è lì da sola con la chitarra” e quindi ti apprezza. Il pro è che fai quattro pezzi e scendi dal palco, quindi hai giusto il tempo di spaventarti e poi scendere! Poi è bello perché sono arrivata a persone che forse non avrei mai incontrato in vita mia. Cioè a gente che ascolta Gazzè ma non ascolterebbe o non avrebbe pensato di ascoltare Levante e invece oggi magari mi segue grazie a Gazzè. Quindi quella è stata una grande fortuna.

Il pro di queste serate qui, dei miei concerti, è il fatto che sono miei e i ragazzi vengono ad ascoltare perché ci sono io, c’è un’attenzione diversa, c’è un calore pazzesco. Anche se va detto che il pubblico di Gazzè è fantastico perché è molto molto attento, anche su brani che non erano Alfonso, per cui: Wow!

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HH: Invece sull’album nuovo che uscirà a gennaio, Manuale Distruzione. Io (laclà) all’inizio l’avevo letto come Manuale Di Distruzione, invece il DJ SenzaSpinaDorsale quando l’ha letto mi ha detto: “No, mi ricorda quando dovevamo compilare le cose delle gite ed era Gita Distruzione, senza l’apostrofo”! 
L: Evvai! Gita distruzione! Vero!!! Esatto, e lo stesso è Manuale Distruzione, uguale senza l’apostrofo. Non la prima interpretazione perché mai mi permetterei di insegnare niente a nessuno, non lo farei mai.

HH: L’ultima curiosità su di te. Abbiamo scoperto che tra le tue passioni c’è anche la macchina da cucire, sia da Vanity Fair che da Nikki a Tropical Pizza. Se io ti dicessi che devi finire l’album e che per l’ultimo mese ti porto in un posto isolato, dove non hai contatti. Ti puoi portare: chitarra, macchina da cucire… qualche terzo elemento ti porteresti? 
L: No vabbè, cavolo! Io non riesco a fare queste selezioni! Chitarra, macchina da cucire e … un iPod per ascoltare della musica! Anche perché non mi sopporterei a suonare solo io, cioè, no!

HH: Tre domandine che sono più curiosità sull’artista. Se ce l’hai o conosci un piatto veneto che ti piace, se ne hai mai assaggiato uno. 
L: Ma faccio già fatica con quelli siciliani. Piatto veneto, potrebbe essere non lo so!

HH: allora qualcosa che ti piace della cucina che hai imparato su a Torino? 
L: La polenta!

HH: ci sta anche con il Veneto!
L: La polenta concia, la polenta con il gorgonzola… ciao 🙂

HH: Invece se sei una brava ragazza o meno, adesso lo vediamo, se hai un drink alcolico preferito. Se bevi prima di tutto e poi se ce l’hai. 
L: Allora io sarei un’amante delle sigarette, non dovrei dirlo, però non posso fumare perché sono asmatica e sono una cantate, quindi ciao, non si può fare. Bere sì, però poi io sono fissata con la linea e quindi mi manda in crisi il cocktail, ma amo tantissimo il vino. Il vino mi piace, lo preferisco. Il cocktail, se proprio non c’è scelta di vino,  direi un gin tonic.

HH: L’ultima, non ci pensare, dì il primo film che ti viene in mente! 
L: Caruso Pascoski di padre polacco. Uno scioglilingua! Di Francesco Nuti, mi ricorda la mia infanzia.

HH: Ok,perfetto. Noi aspettiamo il live e ti ringraziamo tantissimo. 
L: GRAZIE! Ciao!

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