KASABIAN – 48:13

7.0

      Articolo di Daniele Fontana

      48:13, quarantotto minuti e tredici secondi, è la durata del nuovo lavoro di Pizzorno e compagni: i Kasabian tornano in grande stile dopo 3 anni e il singolo di lancio eez-eh (easy) ne fa capire subito le intenzioni, poca chitarra e tanta elettronica con un cantato sovrapposto che rimane subito in testa dopo i primi ascolti. Un singolo che ha fatto discutere ma che sicuramente diventerà un cavallo di battaglia in tutti i concerti della band.

      L’album (Acquista il disco su Amazon – Scarica da iTunes) si apre con (shiva) che fa da apripista a bumbleee, un brano che ogni fan di qualsiasi band vorrebbe sentire, riff potente e tante voci sovrapposte nel ritornello con una strofa piena d’atmosfera creata da tastiera e basso pronta ad esplodere, personalmente uno dei brani migliori del disco.

      Stevie è uno dei brani “normali” del disco, minaccioso intro orchestrale che fa da cornice ad una melodia molto orecchiabile con le chitarra elettrica che torna protagonista. (Mortis) fa da intro a Droomsday, uno dei brani meno riusciti del disco; ritmo incalzante e cantato sentito e risentito, fortunatamente una delle poche cadute di stile del disco.

      Il trio Treat – Glass – Exploses rappresenta tutta classe della band: tanta elettronica – cambi di ritmo – stacchi e arrangiamenti azzeccatissimi in Treat. Glass richiama le atmosfere acustiche di West Ryder Pauper Lunatic Asylum se non fosse per la parte rappata nel finale. Exploses chiude il cerchio ed è la perfetta unione tra elettronica, melodia e sperimentazione;un trio di canzoni da sentire e risentire.

      Clouds è la classica canzone messa nel disco tanto per fare numero, canzone che non ha nulla da raccontare. Bow si puèò definire la seconda Stevie, strofa con chitarra acustica che va in crescendo verso un ritornello distorto molto orecchiabile.

      S.p.s. è il perfetto finale con atmosfere che ricordano i lontani anni ’60, ovvero le radici della musica moderna.

      48:13 è un disco ambizioso che entra prepotentemente nella corsa all’album dell’anno; non è facile sperimentare ma i Kasabian sono sempre sul pezzo proprio per questa continua ricerca del suono. Arcade Fire, Coldplay & company sono avvisati.

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