Articolo di Simona Ventrella | Foto di Franceca Maffioletti
Ci sono band che tornano. E poi ci sono gli Zen Circus, che non rientrano: irrompono, sbattono la porta, e portano con sé la polvere, le cicatrici e quella rabbia nobile che li ha resi una delle voci autentiche del pop rock italiano. Dopo due anni di silenzio, il ritorno sui palchi ha il sapore delle prime volte e la potenza delle ultime: viscerale, sgraziata, necessaria e molto familiare. Due anni, che non hanno smussato gli angoli, ma al contrario li hanno resi più affilati e taglienti. Lo si capisce già prima dell’inizio, quando l’Alcatraz sta già ribollendo di brusio elettrico e attesa compressa. La platea è un’unica creatura in movimento, stipata fino alle transenne, con le luci che scivolano su tanti volti emozionati.Il pretesto ufficiale è la presentazione di “Il Male”, l’ultimo album edito a fine settembre, che in qualche modo rappresenta la risposta del gruppo alla domanda: ci sono ancora? E noi pubblico ci siamo ancora? La risposta arriverà dritta in faccia, come una dichiarazione potente e ironica, come la narrazione a cui Appino a soci ci hanno abituati in questi anni. E così il live diventa, si trasforma fin da subito in qualcosa di più: una celebrazione collettiva di ritorno alla vita, in cui gli Zen Circus riannodano, senza timore, il proprio legame unico con i fan di vecchia e nuova generazione.
L’ingresso della band è trionfante, teatrale, calibrato al millimetro. Le luci che si abbassano, la marcia imperiale di Guerre Stella che vibra nella sala a tutto volume, e la band che lentamente abbraccia gli strumenti e si mette in posizione pronta ad esplodere le prime cartucce infuocate. “Il Male” e “La Terza Guerra Mondiale”, due fendenti sonori che raccontano contraddizioni e dolori senza pudore né trucco. Appino, Ufo e Karim dialogano col pubblico fin da subito, creando un muro di suono grezzo, volutamente non levigato e addomesticato, che si propaga come un generatore di energia primordiale, che non perde mai colpi, ma che ti investe, non ti invita, e ti travolge. E il pubblico risponde con altrettanta energia, e lo farà per tutto il live, con cori in cui ogni parola viene restituita al palco amplificata e compatta, tanto da sovrastare, a volte, Appino stesso.

Il concerto procede con un ritmo serrato, tra una battuta e uno stage diving con i canotti, tra combat-pop rabbioso a ballate intense. Le nuove “Catene” e “Non Voglio Ballare” raccontano una stagione più introspettiva e una direzione più cupa, quasi claustrofobica, mentre i classici continuano ad aprire voragini emotive nel pubblico. “Novecento” e “Canta Che Ti Passa” veri inni da trincea urbana, ci ricordano perché gli Zen Circus sono sopravvissuti a tre decenni di cambiamenti culturali, “ Ilenia” diventa un coro unico, con Appino che lascia cantare intere strofe al pubblico, mentre le schegge generazionali “I Qualunquisti” e “Vecchie Troie”, spalancano la memoria e le corde vocali soprattutto dei fan storici. Il blocco più denso, ma che funge da boccata d’ossigeno un po per tutti, arriva con “Appesi Alla Luna” ,“Caronte”, con il basso che vibra come un motore diesel in risalita dall’inferno e “Figlio di Puttana”, interpretata con un’urgenza rinnovata ed un entusiasmo incontrollabile, tanto da pensare di aver assistito a una seduta pubblica di autocoscienza.
Vibrazioni, energia, furore, sacro fuoco della musica, quale che sia la definizione che più vi aggrada, questa entità immateriale, ma altrettanto vivida e presente si è propagata fin da subito dal palco alla platea, passando per qualsiasi spiraglio presente tra la folla. E come una combustione ha letteralmente incendiato l’aria e gli animi dei presenti. Ogni spinta del pogo, ogni coro urlato a bocca spalancato, ha fatto vibrare l’aria come un’unica grande cassa armonica. Il colpo d’occhio su questa marea ondeggiante che si è mossa senza sosta a ritmo, come un mare di mani alzate insieme, è stato davvero intenso ed emozionante, Ma tutto ha una fine e il bis concesso, è stata la degna conclusione di un live vitale e potente: “L’Anima Non Conta” con la sua commozione palpabile, e “Viva” che chiude la serata con un brindisi collettivo a pugni chiusi.
Possiamo dire che Gli Zen Circus non suonano, o meglio nel farlo rimettono in moto una comunità, evocando un modo di stare al mondo che richiama un senso di liberazione che non svanisce subito. Stasera quella comunità ha dimostrato di sapersi ritrovare ed essere parte attiva del racconto. Questo atteso ritorno, che in fondo assomiglia ad una rinascita, non è solo un concerto, è una promessa che brucia, un giuramento collettivo di fuoco per il futuro a venire.
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THE ZEN CIRCUS – la scaletta del concerto di Milano
- Il Male
- La Terza Guerra Mondiale
- Catene
- Non Voglio Ballare
- Vent’anni
- Miao
- Il Fuoco In Una Stanza
- Andate Tutti a Fanculo
- Ilenia
- Vecchie Troie
- I Qualunquisti<
- Novecento
- Canta Che Ti Passa
- Il Mondo Come Lo Vorrei
- Un Milione Di Anni
- Appesi Alla Luna
- Caronte
- Figlio Di Puttana
- Caronte
- Ragazzo Eroe
- Meglio Di Niente
- Non
- E Solo Un Momento
Encore
- L’anima Non Conta
- Viva






























