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Reportage Live

Sex and The Balthazar. Il concerto di Milano

Articolo di Serena Lotti | Foto di Claudia Mazza

Tornare a vedere i Balthazar in concerto è un pò come tornare a fare sesso dopo mesi di astinenza, è come tuffarsi dentro una torta di Ernst Knam dopo una ferrea dieta keto, come tornare in chiesa dopo avere peccato trucemente. Praticamente una redenzione liberatoria.

Li vidi nel 2019, alle prese con il tour per promuovere Fever e fu autentico amore a prima vista. Mi ripromisi di seguirli ovunque, ma dopo meno di un anno scoppiò la pandemia che mise  a tacere ogni urgenza ed aspettativa sociale.

La band nel frattempo ha lavorato su Sand, quinto full lenght, dopo l’illuminante e difficilmente replicabile successo del bruciante quarto album, e ha consolidato la filosofia balthazariana i cui cardini ruotano su un groove dannatamente seducente e sulla sempre felice scelta di ammantare questo sophist pop di sonorità delicatamente anni 80.

Sand, a differenza di Fever che li ha consacrati ad un pubblico mainstream, si spinge verso sonorità meno malinconiche e intimiste, più dirette verso matrici lounge pop e jazz ed in grado di determinare un’evoluzione del groove balthazariano, un ampliamento della visual artistica, seppur la band ha mantenuto fede alle immagini oniriche e suggestive che musicalmente rappresentano la loro cifra stilistica.

Per la tanto attesa data italiana il palco del Fabrique si veste di magnificenza e chiccheria. Otto totem di luci integrate campeggiano a fondo palco e ci suggeriscono che i Balthazar hanno fatto un sincero upgrade, la band è decisamente pronta per una venue importante nonostante la data non abbia fatto registrare un sold out.

Jinte, Maarten e soci si manifestano pronti e ficcanti sulle note di apertura di Hourglass che si spargono nell’aria, non prima che i riff del pezzo che apre il disco Sand suoni come le campane che annunciano una messa per almeno 5 minuti prima del loro arrivo.

Siamo travolti da un inizio bruciante. Le luci sono decisamente il sesto elemento sul palco e giocano un ruolo strategico. Soggiogano, guidano la massa, si incastrano perfettamente coi suoni fluttuanti che già escono dagli strumenti e ne restituiscono un’identità materiale, un’aura onirica che va dal rosa al rosso, dal nero a tonalità più chiare. Maarten Devoldere e Jinte Deprez sono in splendida forma, aitanti e fascinosi, sensuali e ammiccanti come me li ricordavo.

Fin dai primi pezzi è riconoscibilissimo il tentativo dei Balthazar di orchestrare  un arsenale di sofisticherie e lambiccature sonore oltre ogni immaginazione, ma del resto l’impostazione della performance è dovutamente costruita per favorire voli pindarici e concettuali poco presenti nel disco. La prova dal vivo è fondamentale per comprendere la natura più profonda di Sand sul quale i Balthazar hanno operato una vera e propria pulizia degli arrangiamenti.

Che non intendono risparmiarsi ce lo comunicano subito sulla versione ipnotica e meravigliosamente eseguita di Moment, dove la chitarra elettrica e le intenzioni tribe del pezzo emergono dalla versione in cuffia e acquisiscono sul palco un significato più marcato, un’identità più precisa grazie anche alla lungissima coda che ci ammalia letteralmente e che è una vera denuncia delle loro intenzioni.

Ce lo chiariscono ulterioremente con una suadente On A Roll, brano nato dalla formula alchemica di soul, r’n’b, jazz e dance ma filtrate dall’abito pop che la band ha abilmente tessuto. Una seduzione ombrosa dove un eroticissimo falsetto gioca a nascondino con un trombone in stato di grazia. E sai di essere in trappola.

Sulla calvalcata eighties e romantica di You Won’t Come Around, con le sue suggestioni contemplative e tinteggiata di bossanova ed erotismo, mi ritrovo di fronte ad un groviglio umano di braccia e teste intrecciate, i corpi degli astanti non fanno che seguire questa onda sensuale, ma i Balthazar non sono stanchi di tutta questa ossitocina nell’aria e fanno un rais the bar con Linger On dove le sezioni elettroniche si fanno sempre più pervasive con una linea di basso sulla quale viene da inghinocchiarti e chiedere la beatrificazione di Simon Casier. Grande guizzo nella prova live  la fusione con I Want You senza soluzione di continuità che ha autenticamente emozionato il pubblico per la classe e l’eleganza dell’arrangiamento con un trombone capace di far vibrare ogni muscolo del corpo. In generale Jinte e Marteen sempre bravissimi nel passarsi il testimone.

Non meno impattante la struggente versione di I’ll Stay Here che Jinte Deprez eTijs Delbeke eseguono meravigliosamente da solisti, fasciati entrambi da un tripudio di luci rosse ed un alto tasso di testosterone ed estrogeni che si librano nell’aria come pollini di platano.

La chiusura (vero encore della serata) è affidata alle attesissime Fever ed Entertainment in cui finiamo per dare tutto prima del doppio encore alla volta di Bunker tratta da Thin Wall e  Losers il vero pezzo da novanta di Sand.

Ma a mio avviso è sulle penultime due che il guizzo creativo ha veramente preso forma sul palco, i Balthazar non hanno inventato la parola loop ma sanno perfettamente che cosa significi.

Simon Casier apre letteralmente le danze con quell’acchiappante giro di basso che riconosceresti anche da sordo ed un attimo e siamo tutti a saltare come canguri. Ci spingiamo gli uni sugli altri ma lo facciamo delicatamente cosi come suggerisce il verbo balthazariano, ci appoggiamo spalla spalla come il groove ci indicae ci lasciamo andare ad una sing alog liberatoria, ficcantissima ed ipnotica fino a quando la band non esce e ci lascia in balia di una linea di sintetizzatori impazziti per quasi dieci minuti fino a quando non tornano per chiudere il pezzo in un modo magistrale, lasciandoci letteralmente senza fiato. I Balthazar non hanno finito con noi. Ne vogliamo ancora e ce ne danno ancora. Sugli eleganti archi e i raffinati fiati di Entertainment cantiamo a squarciagola fino a quando la band ci accompagna su un encore bellissimo, emozionante, lisergico, catartico dove finalmente può dirsi raggiunto lo zenit di questo live.

Siamo ubriachi di groove funky, di soul, siamo completamente fatti di Balthazarina, si perchè la prova live è stato un perfetto equilibrio di incisi elettronici, cori in falsetto, danze di trombone ed ipnotiche linee di basso perfettamente fuse e coese.

Maarten Devoldere e Jinte Deprez hanno messo in mostra la loro maestria e la loro capacità istrionica nel modellare suoni ed intenzioni diverse, offrendoci brani di rara eleganza, quasi sempre con sezioni lunghissime in chiusura (a tratti acide e distorte perchè non è mancato nemmeno l’inchino al rock anni 90), in cui hanno sapientemente mescolato estetica dandy e amore nostalgico ’80.

Un concerto in cui abbiamo assistito anche ad un esercizio di bellezza, ma dove ritmiche sempre inaspettate e sorprendenti hanno offerto nuovi colori e nuovi punti di vista grazie alla commistione di elementi perfettamente coesi, dalle chitarre capaci di complessi arabeschi, alla punteggiatura elegante dei fiati, dai synth ipnotici e tesissimi fino alle line di basso irresistibilmente groove funky. Se poi ricordiamo quanta poesia ci hanno regalato l’alternanza dei timbri vocali, il baritono e il falsetto, sapientemente bilanciati, fra strofe e ritornelli accompagnati da loop elettronici mai troppo invasivi seppur insidiosi, viene facile capire come si fa a non amarli incondizionatamente.

Insomma i Balthazar ritornano in splendida forma, con un upgrade nelle intenzioni, nelle sonorità e negli arrangiamenti, una prova che ci ha letteralmente ammaliato e convinto, un concerto impeccabile dove hanno fatto roteare il loro suono in una direzione completamente nuova rispetto alle prove live del passato, grazie a inedite esplorazioni di genere che rappresentano decisamente una tappa evolutiva nel loro fare musica.

I Balthazar sanno suscitare erotismo più di quando non sia in grado di fare la versione più raffinata di Pornhub, hanno la straordinaria dote di rendere liquido il suono e di sorprenderti sempre al brano successivo secondo una logica che procede per addizione, per annessione, per unione. L’unione di visioni, di logiche, di esperienze che sanno trascendere il senso di coerenza e si prestano a solleticazioni mentali simili a piccoli orgasmi della mente.

Andate al concerto dei Balthazar con qualcuno che amate. Sono certa farete benissimo l’amore, dopo. Non andateci soli perchè la voglia di appicciccare il vostro corpo contro quello di un altro sarà troppo forte e magari finirete per provarci con quello affianco a voi. Potrebbe non essere gradito un limone en passant ma potrete sempre giustificarvi dando la colpa ad incantesimo magico, ad un energia ammaliante che non avete saputo controllare, ad un talismano che vi ha incantato ed obnubilato.

Potrete sempre dire: “Non lo senti anche tu questo decadanse bagnato di soul e ormone? Non lo senti questo profumo di Serge Gainsbourg? Questo si chiama effetto Balthazar. Vieni qui e baciami”.

Clicca qui o scorri qui sotto la gallery per vedere le foto del concerto dei Balthazar a Milano

Balthazar

La scaletta del concerto dei Balthazar a Milano

1 Hourglass 

2 Grapefruit

3 Do Not Claim Them Anymore

4 Wrong Vibrations

5 The Boatman

6 Moment

7 On a Roll

8 I’ll Stay Here

9 You Won’t Come Around

10 Blood Like Wine 

11 Linger On

12 I Want You

13 Fifteen Floors

14 Fever

15 Entertainment

Encore:

16 Bunker

17 Losers

Written By

Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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