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Musica

Ricorda di santificare il funky. Il concerto di SOUL CIRCUS a Milano

Articolo di Serena Lotti | Foto di Oriana Spadaro

L’estate 2021 è arrivata. Ed anche se a sancirne l’arrivo non è stato un anticipato solstizio d’estate bensì un’inaspettata caldazza che insieme alla tanto attesa zona bianca ci ha stanato dai nostri appartamenti polverosi dove siamo rimasti tumulati per troppo tempo, noi l’abbiamo accolta con autentica gioia celebrandone il sospirato inizio con un pirotecnico concertone tutto glitter, funky-soul e amore, il Soul Circus Night, un progetto nato da un’idea di Wena e Alessia Marcandalli.

E per fare le cose in grande non sono bastati i lustrini e le paillettes. E’ infatti nella romantica cornice del castello Sforzesco di Milano che oggi rinasciamo a nuova vita, o perlomeno ad un nuovo sottocapitolo di essa. Sotto la protezione della vipera viscontea è partita infatti la rassegna Estate Sforzesca, promossa e coordinata dal Comune di Milano – Cultura, che proporrà oltre 80 eventi dal vivo. Tra i nomi Negrita, Nicolò Fabi, Francesco Bianconi, Colapesce Dimartino, Arto Lindsay, Jonathan Coe, Lo Stato Sociale.

Il palco è monolitico, cosi come lo spazio per gli spettatori. Ci sediamo. Lo sappiamo già che vedere un concerto seduti è come bere una birra analcolica della peggior marca, qualcuno lo ha già sperimentato nella summer covid-edition del 2020, ma siamo lontani anni luce dalla vecchia fruizione del live concert, non siamo più abituati a bighellonare in giro per il parterre e passarci una media di bocca in bocca, rollando sigarette e abbracciandoci tutti sudaticci ridendo di una spensieratezza che pensavamo inviolabile. Siamo impacciati nei movimenti, timidi, straniti e vagamente emozionati, di un’emozione strana.

L’attesa è lunga, ci scaldiamo con l’interessantissima proposta di Veezo & Kidd Mojo Live Set e con i suoni eleganti dei loro synth, in perfetto equilibrio tra urban, funk e progressive R&B prima di venire letteralmente scaraventati nel dancefloor colorato e roboante del collettivo più funkettone d’Italia.

Il palco si affolla velocemente, 6 musicisti, le cantanti Wena, Alessia Marcandalli, Emma Elle e Debora e le ballerine della O’Cipher Company e in un attimo siamo nel mood psichedelico della disco music. Colori, colori, colori. Un tribudio di paillettes, lustrini, tacchi vertiginosi, pance nude, fianchi morbidi, capelli cotonati, voci blues potentissime a rappresentare con forza la l’impetuosità della black music degli anni 70.

Ma attenti a parlare  solo di rievocazione. Il progetto Soul Circus ha una natura fortemente evolutiva, non è solo disco party, non è solo good vibes, non è solo entertainment . Tocca forti le note del progressive R&B e sperimenta, si apre, si colora di quadri narrativi nuovi, di sonorità mai scontate e prevedibili, evolve verso dimensioni mai sondate dove spesso i soli robustissimi della sezione fiati, della chitarra elettrica e i graffiati dei cantati ci scottano la pelle e ci danno lunghi brividi.

La grande festa tutta glitter e funky di Soul Circus arriva a bucare letteralmente l’aria di questa afosa Milano con il botto di You can’t hide, ed è tutto un giubilo di movenze feline, scintillii, ammiccamenti, cori perfettamente sincronizzati e sono le quattro cantanti ad azzannare un primo vigoroso morso al palco per farci capire che Get the party started. Sull’acchiappante Forget me nots di Patrice Rushen già iniziamo a non controllare più le gambe. Veniamo letteralmente investiti da una bomba di luci e colori sfavillanti che accennano una frenata solo sul rappato di Emma, che spara dritto una sequela di 24 barre che ci sorprende per l’inaspettato e goduriosissimo cambio di tempo.

Lo abbiamo già detto che il Soul Circus è un collettivo, ed è proprio nella matrice di questa parola che sta la natura più profonda della loro anima artistica. In grammatica il nome collettivo significa quello che raccoglie più cose o persone facendone un tutto al singolare. Il più che diventa uno. Anche nei tiri più personali, negli svolazzi strumentali più consistenti, nei singoli e strazianti cantati non cogli che l’unico e continuum, l’insieme e mai la scomposizione. E sta qui il loro successo: la coesione forte, la fusione degli elementi secondo un principio alchemico tutto loro, la capacità di sapere restituire al pubblico diverse sfumature ed elementi sempre legati tra loro da una spessa coerenza stilistica ed estetica che non è il risultato di un esercizio di stile, bensi la visione comune, la passione e il talento, la condivisione e un lavoro duro.

Lo dirà Wena “Ci facciamo un culo così”. Già.

E’ il momento di un pezzone jazz di Nina Simone, Funkier than a mosquito’s tweeter sparato a mille su noi funk’n soul lovers, brano presentato dalla co-fondatrice del Soul Circus, Alessia, cantante dalla voce potente che scalda il Cortile delle Armi grazie anche ad una vorticosa quanto dinamicissima sezione fiati che la fa da coprotagonista.

Ripartiamo con la cover by Motown dei Commodores, Brick House e non possiamo più stare fermi, è una sofferenza psicologica stare seduti mentre sale la febbre di questo smooth soul sensualissimo che ci chiede di agitare i fianchi e sbattere i capelli da una parte all’altra, ma continuiamo a stare seduti sulle sedie a goderci la sensualità di Slow burn, cantata magistralmente da una Wena che ci soggioga, ci ammalia, ci seduce e che, pronta a passare il testimone alla cantautrice Alea che ci spinge ancora più in alto con la ficcantissima All this love, si prepara alla seconda parte dello show.

Una parte che definirei catartica, liberatoria, terapeutica. Al grido di “Alzatevi e ballate” siamo più veloci di un moderno Lazzaro 2.0 e ci agitiamo in qui 25 cm2 che ci spettano come da ultimo DPCM. Ci togliamo le scarpe, ci muoviamo piano, siamo ormai disabituati a ballare e siamo attenti a non avvicinarci troppo al nostro vicino che balla pure lui e che si vede che ci vuole abbracciare e piangere un pò di gioia sulla nostra spalla sudata. Siamo felici, presi benissimo su Boxes and square, gasatissimi su High on your love, ficcantissimi su Feel for you, strippati a mille su Rock star e appagati alla fine da un’esplosiva Shake your head che ci rilassa come un post orgasmich e ci affranca da 18 mesi di segregazione e distanza dalla vita sociale. Celebriamo la vita e la socialità, questo non è solo un concerto, non è solo gente che balla, canta e suona stasera. E’ un collettivo di psicologi che ci infonde una nuova speranza, un ensemble di amici che ci dice che andrà tutto bene e se non hanno smesso loro di crederci, perchè dovremmo farlo noi. E ci scolliamo le mani ad applaudire, a continuiamo a dimenarci a piedi uniti ritrovandoci ancora caldi e uniti nella struggente Who’s loving you dei Jackson 5, che risuona come una preghiera nell’aria umida di questa Milano cosi strana.

Non è il momento ancora di dire amen, la messa non è finita. Mentre le luci ci sparano in faccia i loro fasci colorati il Soul Circus ci scaraventa addosso un’incendiara versione di Are You My Woman dei The Chi-Litesche ci fa sentire al centro del dancefloor più cool del pianeta. Tutti con la mossetta del braccio alzato e proviamo a twerkare come Beyoncè al grido di paparapapa oh oh oh oh.

E’ finita. Tra applausi, lacrime, ringraziamenti il Soul Circus ci congeda, lasciandoci sudati ed eccitati. La band dopo averci trasportato direttamente nelle braccia del Soul Train degli anni ’70 saluta commossa e ci ricorda che prima dello show, prima della musica, c’è la vita. Ci ricorda la strada per tornare a casa. Ed è vero che oggi non siamo ancora pronti, non ci riconosciamo ancora l’uno nell’altro, non sappiamo più come si fanno le cose di prima. Forse lo ricorderemo domani. Come un deus ex machina oggi arriva qualcosa che prova a risolvere un trauma lungo 18 mesi e che tenta di sconfiggere il male. E non è un vaccino.

Si chiama musica.

SOUL CIRCUS – La scaletta del concerto di Milano
1 You can’t hide
2 Forget me not Patrice Rushen
3 Funkier than a mosquito’s tweeter
4 Brick house
5 Slow burn
6 All this love
7 Ugly Ego
8 Boxes and square
9 High on your love
10 I feel for you
11 Rock star
12 Shake your head
13 Mercy
14 Nights over Egypt
15 Who’s loving you
16 Are you my woman
17 Blame it on the boogie

Sfoglia la gallery fotografica su Flick > https://www.flickr.com/photos/rockonit/albums/72157719465185190

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Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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