Articolo di SERENA LOTTI
Foto in gentile concessione di GABRIELE GUALA
Il SOUL CIRCUS è arrivato sul prestigioso palco del Blue Note di Milano lo scorso 24 Settembre, palco dal quale ci ha impartito non solo una lezione di altissima musica, ma ci ha resi parte di un rito collettivo, di un’ammaliante e ipnotica celebrazione del groove: in parole povere un’esplosione di sacro e profano, di utopia e disincanto…quello che sapevamo già sarebbe successo visti i trascorsi di questo collettivo al tritolo che da sempre colleziona successi di pubblico e critica.
Soul Circus: good vibrations nel cuore di Milano
Il Soul Circus nasce nel 2019 da un’idea di Wena e Alessia Marcandalli come progetto musicale il cui focus è la black music, il soul, l’ R&B, il funk e la tradizione della Motown. L’idea era quella di creare un’esperienza live coinvolgente, intellettuale e sempre diversa, con una formazione musicale in continua evoluzione e un repertorio da reinventare ad ogni live: è così che il progetto cresce rapidamente, diventando un punto di riferimento nella scena musicale milanese.
Stavolta la formula è leggermente cambiata, dal Biko che è la casa eletta del Soul Circus al Blue Note la strada è un pò diversa: forse non così tanto perché il soul e il funk sono legati a stretto filo anche nel club Via Borsieri. Il Blue Note non è infatti solo un jazz club: è una delle chiese laiche milanesi della musica nera, un luogo dove il soul e l’ R&B non sono ospiti occasionali, ma habitué affezionati. Inaugurato nel 2003, il locale, unico Blue Note europeo e gemello del leggendario club di New York vanta una programmazione che riflette una vocazione profonda alla contaminazione, alla celebrazione delle radici e alla valorizzazione dei nuovi talenti. Il club ha ospitato festival come JAZZMI, che portano il jazz e il soul in tutta la città, e dato spazio anche a progetti come appunto il Soul Circus, che uniscono performance teatrale e concerto, in un’esperienza di natura olistica, elegante e raffinata. Il Blue Note Milano è quindi il posto dove il Soul Circus trova terreno fertile per esprimere la sua urgenza creativa. E dove il pubblico, ogni sera, può vivere un pezzo di Detroit, Memphis, Harlem senza lasciare Milano. Quindi, siete pronti a partire?

La band: i militanti del groove e le voci che incantano
Per dovere di cronaca chiedo la scaletta. Eh no, che epic fail…sarebbe come chiedere ad uno chef la ricetta di un piatto i cui ingredienti cambiano periodicamente con le stagioni, le scelte mutano a causa del sole, della pioggia, dell’umidità e della pressione atmosferica. Cose volatili, bellezza che evapora e si eleva. La scaletta del Soul Circus è così, un perenne divenire, una forma artistica in continua evoluzione, dove formazione e repertorio cambiano di volta in volta, rendendo ogni esibizione irripetibile. Quindi qui non si faranno che dei cenni, e chi ha orecchie per intendere, intenda.
Quattro artiste, quattro cantautrici Wena, Alessia Marcandalli, Alea, Emma Elle che alternano momenti solisti a intrecci corali, creando un pattern avvolgente che avviluppa il pubblico. Le loro voci si rincorrono, si sovrappongono e spesso si fondono in armonie che spaziano liberamente tra gospel e dirty soul, tra pop e jazz. Ogni brano è una brevissima storia, ogni fraseggio una Polaroid piena di colori a volte sbiaditi, a volte accecanti. Quattro anime diverse, quattro timbri che danno forma, coerenza stilistica e tocco personale ad uno show raffinato, capaci, brano dopo brano, di creare un’espressione tutta loro e un flusso sonoro così naturale ed immediato che l’ascoltatore può percepire così, immediatamente. Ad accompagnarle, una formazione di musicisti professionisti, bravissimi nel costruire un sound solido, dinamico e sempre sorprendente, ai fiati Gaetano Castiglia, Peppe G e Oliseh Francesco Obiarinze, l’immancabile Luciano Lucky Pesce alle tastiere, Heggy Vezzano alla chitarra, Giuseppe La Grutta al basso e Valter Boscarino alla batteria. Una formazione di 11 elementi in totale che ha dato cromie e spinte, edificato arrangiamenti brillanti e interventi solistici di grande impatto, potenti, con fiati in crescendo e una sezione ritmica che ha saputo costruire benissimo un equilibrio di tensione e liberazione. Il Soul Circus è anche lavoro, applicazione rigorosa, sacrificio.

Tra groove e minimalismo
La setlist viene strutturata con cura e grande delicatezza per un palco prestigioso come quello del Blue Note. A differenza di altri live in cui il Soul Circus ha infiammato i palchi con esplosioni di vigore e sensualità, questa volta le interpreti si trasformano: da tigri ruggenti a pantere sinuose ed eleganti, abbandonando gli atteggiamenti più “hot” per abbracciare una dimensione raffinata ed eterea.
Ogni brano è ùpoi una dichiarazione d’identità. Le artiste si presentano una alla volta, ciascuna con il proprio stile: assistiamo a un uno showcase vocale, dove ogni cantante si eleva e ci racconta il proprio universo sonoro. Non mancano sezioni più teatrali come Boxes and Squares: l’ingresso degli sgabelli trasforma il palco in una scena cinematografica o Stay, interpretato da Wena e Alea che tocca vibrazioni profonde ed eteree o ancora Baby This Love I Have e Day Dreaming che richiamano le atmosfere di Erykah Badu e Lauryn Hill, con momenti corali che uniscono le voci in più di un amplesso sonoro.
Il climax arriva con le ospiti e i brani finali: All This Love con Naima Faraò e Honey a cui si aggiunge Erminia Marcello. Entrambi i pezzi sono camei bellissimi. Il medley è core del concerto: 15 minuti di viaggio tra classici e brani originali, con cambi di tempo, improvvisazioni e momenti di pura euphoria.
Si va in chiusura con Life Is a Dance e il Blue Note si trasforma in un dancefloor, siamo tutti in piedi, balliamo tra i tavoli i cui spigoli ci si conficcano nelle anche e i bicchieri ci roteano pericolosamente tra le mani. C’e una standing ovation importante stasera.

La voce femminile come strumento di potere
Il Soul Circus non è solo musica bene orchestrata, ben cantata e ben suonata, Il Soul Circus suggerisce una felice rivoluzione, un pacifico atto politico, poetico e spirituale. La scelta di portare quattro interpreti femminili racconta di un palco che diventa spazio di liberazione, dove le donne non solo cantano, ma si trasformano, si evolvono. Nel soul, nel funk, nella black music la voce è tutto: è corpo, è spirito, è resistenza e resilienza, è dolore, è riscatto. Le interpreti del Soul Circus incarnano questa tradizione e la portano oltre, ne fanno un manifesto di libertà espressiva. Ogni brano è una dichiarazione di intenti e di urgenza espressiva, ogni armonia è sorellanza.
Il palco come spazio di empowerment
In un mondo musicale ancora dominato da logiche maschili, il Soul Circus prova a ribaltarne la prospettiva. Le donne sono su questo palco il centro, il motore, la visione. Il palco non è uno spazio dove semplicemente cantare bensì dove celebrare la forza e la vulnerabilità, la complessità dell’essere donna. E’ la rappresentazione di un’eredità che parla al presente, perchè soul e funk sono generi nati dalla lotta, dalla spiritualità, dalla comunità. Le grandi voci femminili (Aretha Franklin, Chaka Khan, Erykah Badu, Lauryn Hill) hanno portato la musica nei diritti violati, nelle scelte imposte, nelle libertà negate provando a cambiare la prospettiva. Il Soul Circus raccoglie questa eredità e la reinterpreta in chiave contemporanea, con un linguaggio che mescola performance, storytelling e femminismo.

Il funky? Uno state of mind!
Il funky soul non è solo ritmo: è resistenza emotiva, è energia che guarisce, è spazio sicuro dove essere chi si vuole essere e dimostrare che l’empowerment femminile non è solo un tema sociale, ma una pratica artistica. Il Soul Circus non chiede spazio bensì lo crea riempiendolo di forza, verità e nuovi storytelling. Una di queste narrazioni è sicuramente il viaggio che ha attraversato le città simbolo della black music (Detroit, Memphis, New York, Chicago) senza mai perdere il radicamento nella realtà milanese. Un ponte tra culture, generazioni, anime. In un’epoca in cui la musica rischia di diventare marketing da consumo o prodotto su larga scala da vendere quel tanto al chilo, il Soul Circus ci ricorda che l’arte può e deve essere esperienza, comunità, liberazione. Al Blue Note, il Soul Circus alza l’asticella, dimostrando che il funky non è solo un genere, ma uno state of mind. E che la musica, quando è fatta con passione e urgenza, può diventare una rivoluzione gentile e cambiare davvero le cose.














![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)














