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MARK LANEGAN: il racconto e la scaletta del concerto di Milano

Sto iniziando a perdere il conto delle volte in cui  ho visto Mark Lanegan dal vivo, un appuntamento ormai fisso del calendario concertistico italiano. E’ dall’ormai lontano 2010 che il buon Mark non perde l’occasione di regalarsi un tour europeo, e le date italiane sono sempre numerose, segno tangibile del seguito che l’ex Screaming Trees ha nel nostro paese.

D’altronde la produzione discografica di Mark non ha conosciuto soste negli ultimi anni, tra dischi solisti e collaborazioni varie ha, di fatto, sempre avuto qualcosa da promuovere.

Ma non questa volta. Il tour di quest’anno è slegato da una produzione discografica recente e si annuncia come qualcosa di inedito, a partire dal titolo stesso: ”An evening with Mark Lanegan”, che riporta alla mente le atmosfere di qualche fumoso club, con Mark, seduto su un’elegante poltrona,  con un whiskey in mano, pronto a raccontarci stralci di vita attraverso le canzoni composte nell’arco di ormai tre decadi.

Niente di così intimo in realtà, ma ci andiamo comunque vicino questa sera, tutti seduti in un Fabrique trasformato per l’occasione in teatro, pronti ad accogliere Mark e i tre musicisti che lo accompagnano in questo tour.

Due chitarre e un basso, nessuna batteria o percussione, proprio per rimarcare l’idea originale di un’esibizione a metà tra un concerto rock e una performance teatrale.
Sull’estremamente scarno palco allestito ritroviamo l’amico fraterno Duke Garwood, polistrumentista inglese col quale Mark si é legato artisticamente nel recente disco collaborativo ”Black Pudding”, il bravissimo Jeff Fielder e il bassista Frederic Lyenn Jacques.

La voce di Mark è impeccabile per tutta la durata dello show, una voce ogni anno più calda, capace di  emozionare toccando corde d’intensità incondizionata, sicuramente una delle 2-3 voci più belle in circolazione in ambito rock.

Da pelle d’oca le esecuzioni di “Deepest Shade” (dal progetto Twilight Singers) , dei tre pezzi estratti da “Phantom Radio” (“Torn red Heart” e una sinistra versione di “Judgement time” su tutte)  e l’acclamato finale affidato al classico Screaming Trees “Halo of ashes” che raccoglie la prevedibile ovazione di un pubblico estasiato e convinto, eseguito in solitaria (come per la penultima “Bombed”) con il solo Jeff, capace di reinterpretare sapientemente il pezzo donandogli un nuovo, sorprendente, vigore.

Le note dolenti arrivano, purtroppo, dal punto di vista comunicativo, con un Lanegan, al solito, mono espressivo, aggrappato all’asta del microfono per tutta la durata dello show, capace di interloquire col pubblico giusto per un paio di ringraziamenti e la presentazione, essenziale, dei musicisti che lo hanno accompagnato.

D’altronde si sa, Mark è così, l’inquietudine disseminata nei suoi testi non potrebbe corrispondere ad una personalità poi troppo differente dalla sua.

“All’anno prossimo Mark”, già si parla di un tuo album in cantiere per il 2017, pertanto non dubito che ci rivedremo presto da queste parti.

MARK LANEGAN – Setlist Fabrique

When Your Number Isn’t Up
One Way Street
Creeping Coastline of Lights (Leaving Trains)
Mirrored
The Gravediggers’ Song
Holy Ground (Napalm Beach)
I’ll Take Care of You (Brook Benton)
Where the Twain Shall Meet (Screaming Trees)
Torn Red Heart
Judgement Time
Low
One Hundred Days
Deepest shade (The Twilight Singers)
You Only Live Twice (Nancy Sinatra)
On Jesus’ Program (O.V. Wright)
– – – – – –
Driver
Mescalito
I Am the Wolf
Bombed
Halo of Ashes (Screaming Trees)

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Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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