Connect with us

Ciao cosa stai cercando?

Reportage Live

Il peso delle preoccupazioni secondo l’orchestra leggerissima di COLAPESCE e DIMARTINO

Il tour orchestrale di Archi, Ottoni e Preoccupazioni ha fatto tappa a Milano, al Teatro Dal Verme, un freddissimo venerdi sera di gennaio e ci ha subito scaldato il cuore, alleggerendolo. Non senza ricordarci, con un filo di ironia, quanto ci costi curare queste preoccupazioni.

Foto di Davide Merli

Articolo di Marzia Picciano

Sfatiamo un luogo comune: tutte le canzoni, se riarrangiate ad orchestra sono belle. Perché prendono, nella nostra mente, bellezza grazie alla sacralità che un corpo orchestrale guidato da un direttore ci suggerisce. No, non é vero. Non tutte sono belle. Ma quelle di Colapesce e Dimartino raccolte in Archi, Ottoni e Preoccupazioni si, e lo sono davvero, e molto anche dal vivo.

Vedere per credere. Siamo alla data milanese (17 gennaio a Teatro Dal Verme) del tour che anticipa la “pausa” del duo che in pochi anni non solo ha sfornato due album di un pop colto e bellissimo che noi, popolo di infoiati fantasanremisti probabilmente manco ci meritiamo, ma ha anche “sfondato” il concetto di hit, della canzone dell’estate, sempre propinandoci, sornioni, delle rime sofisticate, ma accessibili a tutti (loro sono democratici, si). E poi ne hanno prese un pó, le hanno messe insieme con la cura (o la locura) del Maestro Davide Rossi e l’Orchestra La Corelli e a fine 2024 praticamente ne hanno tratto un disco che é come la panna sul Mont Blanc, essenziale e magari anche un pó sbruffoncella. Ma glielo concediamo.

Ora, sicuramente non sono un’esperta di musica classica né di strumenti a corda, fiato né di archi, mi limito a stare composta nel mio divanetto e farmi stregare dall’enfasi di uno sforzo corale, peró qui c’é dell’emozionante. Chiaramente smontato ogni volta che la situazione va a farsi troppo intensa, sfoderando un approccio tra il serio, serissimo e faceto, questa commedia dell’arte che é la forma pubblica (o verso il pubblico) di Colapesce e Dimartino, in cui dicono sempre per dire altro, e dirlo meglio. É un’ironia sferzante, surreale e a tratti malinconicissima quella che circonda ogni pezzo de I Mortali e Lux Eterna Beach e che traspare ovunque loro siano, e comunque si interfaccino con qualcuno.

Ma torniamo all’emozionante. Se sull’aprirsi delle danze ho avuto la netta sensazione di una minima incertezza, o forse una timidezza, quella che percepisci quando stai fare qualcosa di grosso, questa si é sciolta non appena é iniziata 30.000 Euro. O ancora di più, si é sciolta nello scioglilingua di Sesso e Archiettura, nei violini che gli danno il ritmo volteggiante. Lorenzo e Antonio, in completo e l’orchestra, all’inizio una navicella nello spazio del Teatro Dal Verme, hanno man mano espanso la loro presenza scenica arrivando a lambire il pubblico.

Presa la confidenza (sfido io, comunque, per quanto di fronte a tuoi fan, a gestire l’impatto di un teatro, della sua stasi naturale) con palco e pubblico i nostri eroi sono sempre loro, alla massima potenza, si muovono dove l’orchestra non puó raggiungerli, giocano con il Maestro Rossi e il pianista Angelo Trabace, conoscenza di Dimartino (e non solo, della musica contemporanea italiana), le altre due schegge impazzite dell’intero format, che nel loro movimento libero ci regalano due perle di rara intensità: la prima, Nati Per Vivere / Born to live, l’adattamento di un brano di Marianne Faithfull, dedicata a Benvegnù, che segue questo motivo grave che é un sottotesto di pianoforte che segue le parole fino alla fine e la seconda, la Povera Patria di Battiato, che da Sanremo di qualche anno fa conosciamo nella versione del duo.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da 42 Records (@42records)

Questo solo per non parlare dell’esperimento di chiusura del concerto, dove la mia infiammazione lombare é stata messa veramente a dura prova dai due che hanno camminato per tutta la platea fino al fondo, in piccionaia (che al contrario di quello che credono, si, c’é anche al Dal Verme) per cantare, senza jack e senza amplificatore, I Marinai nella versione compleata per il brano di Ivan Graziani. E lì ti accorgi che alla fine Colapesce e Dimartino fanno sul serio, anche quando fanno la finta dell’improvvisare. Ed é qualcosa di non scontato in chi fa, parafrasandoli, musica leggerissima.

Si puó portare un uomo in camice da dottore per il siparietto di interazione con il pubblico alla ricerca delle prorprie preoccupazioni e pensare sia uno sketch simpatico per riempire il tempo. Poi capisci che c’é dietro tutta la farsa del peso della leggerezza. Quanti in sala soffrono di ansia generazionale (o generale, va bene lo stesso)? Bene, é il vostro turno di cantare.

Colapesce Dimartino | Foto di Giulia Manfieri

Un po’ come nell’orchestra, esiste un peso agghiacciante nel definire un’armonia che si sollevi ariosa nelle orecchie di chi ascolta. Per questo mi sento di dire, da perfetta profana, che il tentativo di Colapesce e Dimartino di mettere in musica così i loro pezzi sia di fatto un esperimento ben riuscito. Qualcuno mi ha detto una volta di essere stato chiamato dal suo analista ad esercitare la leggerezza, senza riuscire troppo nell’intento di renderlo una pratica, e nel frattempo, ha condannato la mia (apparente) frivolezza. A questa persona ora ordinerei un ascolto ossessivo compulsivo degli Archi Ottoni e Preoccupazioni di Colapesce e Dimartino, nella speranza che comprenda l’esercizio, ancora più importante, di rendere pop l’opprimente sensazione di cadere nel buco nero che sta ad un passo da noi. Anche perché, solo così capisci fino in fondo come mai, come dice Lorenzo, Rosa e Olindo é una canzone d’amore (e che canzone).

Sarà per questa latente sensazione di disastro imminente che ci nascondiamo in un sorriso quasi beffardo, o che i nostri concludano sempre le sessioni con Maiorana, una canzone sulle persone che ci sono e poi scompaiono. Che poi non le chiudono davvero, perché si ripresentano con tre pezzi di encore e poi un vero bis, di Splash, in modalità caciara, col pubblico quasi sul palco. Ma comunque: il punto é quel vuoto che rimane là, tra te che ci sei e poi non ci sei più, ti trovi in meno di sessanta metri quadri di appartamento a Milano, ci sono zero o quaranta gradi e ti senti ancora che non ci sei, o che ti sei perso qualcosa e sale lì la preoccupazione. Di essere arrivato al punto di non ritorno, ed é piu difficile ammetterlo che esserci.

Si fosse sempre bambini, e senza preoccupazioni. Ma la gravità, lo sappiamo bene, vince sempre. In ogni caso, un consiglio per le nuove generazioni me lo sento di prenderlo da loro: non ascoltare Ultimo.

Colapesce Dimartino | Foto di Giulia Manfieri

COLAPESCE DIMARTINO – La Scaletta del Concerto di Milano

30000 Euro
Sesso e architettura
L’ultimo giorno
Splash
Il prossimo semestre
Nati per vivere / Born to live
La Luce Che sfiora di taglio la spiaggia mise tutti d’accordo
Rosa e Olindo
Cose da pazzi
Musica leggerissima
Innamorarsi perdutamente non é mai un affare
Maiorana

Encore
Povera Patria (cover Franco Battiato)
Ragazzo di destra
I marinai (nel pubblico)
Splash

Written By

Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri anche...

Musica

I migliori album ed i migliori concerti del 2025 secondo i nostri redattori e fotografi. Leggi e scopri le nostre selezioni.

Reportage Live

I Negrita, dopo il successo all'Alcatraz della scorsa primavera, sono tornati a Milano al Teatro Dal Verme. La band è salita sul palco in...

Reportage Live

Articolo di Simona Ventrella | Foto di Andrea Ripamonti L’ultima volta che ho visto Ryan Adams era il  2017, seduta sotto le stelle dell’Anfiteatro...

Reportage Live

Il racconto della seconda serata al Teatro dal Verme di Milano per The Summer Portraits Tour. In due parole: potenza e maestosità. Da non...