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Reportage Live

Ci vediamo dall’altra parte – BRIAN FALLON in concerto a Milano

Articolo di Matteo Pirovano | Foto di Giorgia De Dato

“An evening with Brian Fallon

Basterebbe partire dal titolo scelto per questa serie di spettacoli acustici in giro per l’Europa per farsi un’idea dello show che si è tenuto ieri sera in un Santeria ricolmo di pubblico in fibrillazione.

Uno show intimo, suonato su un palco a dir poco essenziale. Una tastiera, una chitarra e uno sfondo raffigurante un cielo stellato notturno, nient’altro. Solo la musica, le storie (tante) e la voce avviluppante di Brian che ha cantato con il piglio dei grandi sebbene non abbia ancora 40 anni.

Ci ha raccontato si sé, della sua famiglia, del pubblico che incontra ogni sera, di un tizio barbuto che lo infastidisce a ogni show ma che stasera sembra non essere presente.
Ha raccontato aneddoti su Tom Petty e Eddie Vedder, che pare avergli confidato quanto in Italia il pubblico sia differente. A suo avviso noi “ascoltiamo”, non siamo lì per il solo fatto di esserci.

E Brian pare aver preso alla lettera questa sua affermazione visto che, come un fiume di parole in piena, sfonda gli argini continuando a parlarci, passando con disinvoltura dai racconti sui suoi figli a quella volta in cui gli rubarono tutte e quattro le ruote dell’auto. Storie di vita quotidiana di un ragazzo genuinamente semplice.

È la prima volta di Brian in Italia senza la band madre e di fatto non è qui per promuovere il “nuovo” Sleepwalkers (uscito esattamente un anno fa) ma per una sorta di rassegna di una carriera nata già a 17 anni con la pubblicazione di un demo oggi introvabile sul mercato del collezionismo. Le canzoni dei Gaslight Anthem si sono alternate ad alcuni estratti della (ad oggi) breve carriera solista e ad alcune cover di artisti che lo hanno forgiato come uomo prima che come musicista.

Nella voce di Brian riecheggiano energiche le influenze delle radici americane, si percepisce l’amore viscerale per Springsteen e per tutti i cantanti di quella generazione, una catarsi quando imbraccia la chitarra per lanciarsi in una toccante interpretazione dell’iconica National Anthem. La voce del pubblico si solleva corale sul verso “I never will forget you my American love” al punto che per un istante mi sento patriottico nei confronti di una nazione a me geograficamente lontanissima.  La voce sembra più pulita rispetto alle ultime esibizioni con i Gaslight, a detta di Brian stesso il tutto riconducibile al fatto di aver smesso di fumare. Voce che, se possibile, si fa ancora più intensa quando si siede alla tastiera per intonare una toccante Sleepwalkers piano e voce. Le canzoni della carriera solista non si distaccano poi troppo dalla produzione con la band, perlomeno negli episodi più cadenzati, ma sebbene siano tutti pezzi carichi di pathos sono inevitabilmente quelli della produzione Gaslight ad alzare l’asticella. The ‘59 sound viene accolta da un’autentica ovazione, sebbene stravolta e rallentata sino al punto di renderla quasi irriconoscibile. Un regalo ai fan italiani visto che non veniva suonata dallo show di Brooklyn dello scorso anno. Stessa sorte per l’altro cavallo di battaglia American Slang, anch’essa suonata in versione ultra decelerata. Tra le canzoni più riuscite di serata impossibile non menzionare Red Lights e Smoke,  i due episodi tratti dal progetto Molly and the zombies (purtroppo ancora oggi orfano di disco fisico) nato a metà 2013 dalla collaborazione con Brian McGee, Catherine Popper, e Randy Schrager. Due canzoni riuscitissime inspiegabilmente accantonate nei lavori dei Gaslight. Tra tantissime chiacchiere e episodi divertenti, passando per un paio di cover (riuscitissima quella di If I Had a Boat di Lyle Lovett) si arriva (troppo) presto al finale di serata con Blue Jeans & White T-Shirts, dopo appena 15 canzoni, tra l’incredulità generale circa l’assenza di un doveroso encore che viene spazzata via quando Nightswimming dei REM  parte a tutto volume dalle casse del locale tra le delusione dei presenti.

Una menzione a parte per l’opener di serata, il cantautore Craig Finn, frontman di The Hold Steady, autore di una prova convincente che ha rapito il pubblico milanese e di cui ho goduto, purtroppo, solo in parte. Troppo spesso si tende a snobbare la band di apertura, nel caso di Finn sarebbe stato un vero peccato.

Clicca qui per vedere le foto di Brian Fallon a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

BRIAN FALLON – La scaletta del concerto di Milano

National Anthem
Sleepwalkers
Wherefore Art Thou, Elvis?
Red Lights(Molly and The Zombies)
Yer So Bad(Tom Petty)
She Loves You
Painkillers
The ’59 Sound
Forget Me Not
Among Other Foolish Things
If I Had A Boat(Lyle Lovett)
A Wonderful Life
American Slang
Smoke(Molly and The Zombies)
Blue Jeans & White T-Shirts

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Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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