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Il groove, o come non aver paura degli spazi vuoti: ADI OASIS a JazzMi

Il feel di una cantante soul, la pocket di una funkettara, il look di una disco star, le dita di una jazzista; parigina con origini martinicane e di stanza a Brooklyn; suona il basso, canta divinamente e balla con stile. Come si fa a non amarla?

Adi Oasis in concerto a Santeria Toscana 31 di Milano foto di Alessia Belotti per www.rockon.it

Articolo di Alessandro Cebrian Cobos | Foto di Alessia Belotti

Lo confesso subito: per lei, per i suoi groove e per la sua voce ho un debole da quando mi hanno fatto ascoltare Mango con KAMAUU. Ho pensato, ecco qua: la mia prossima artista emergente preferita. Di cose gliene sono successe poi, tra collaborazioni, EP, un cambio di nome d’arte e un lungo tour a supporto del suo ultimo lavoro Lotus Glow. Non potevo perdermi l’occasione, rara, di vedere dal vivo Adeline Michèle Pétricien, o Adi Oasis: bassista, cantante. produttrice, ora ospite del festival JazzMi alla Santeria Toscana di Milano.

Glam e soul in un’unica artista

Lei si fa attendere un po’: sul palco salgono prima i suoi musicisti, Ben Jamal Hoffmann alle tastiere, Aylwin Steele da Londra alle chitarre, e Andrew McLean a.k.a. Druvvy alla batteria. Cappellino con la visiera, occhialetti da sole tondi, hanno un aspetto placido e un po’ nerd, ma anche un certo sorrisetto ironico che anticipa quello che sta per succedere. Il look di Adi infatti è tutt’altro che demure: tacchi sottilissimi, pantaloni di pelle di serpente nera, un reggiseno con spirali argentate e un cappello che non riuscirà a stare fermo in posizione e lei si sistemerà periodicamente durante tutta la sera. Ma non importa, perché ieri è iniziata la hat era e non si torna più indietro.

L’ultimo album Lotus Glow

L’inizio è morbido, l’andamento di Get It Got It imposta il mood più soul di questa prima parte di concerto. Questo non significa che Adi si stia risparmiando, al contrario: questi primi brani le permettono di salire già molto con la voce. È sorprendente la sua precisione, il taglio espressivo ma morbido dei suoi acuti.

Inizia ad aggirarsi per il palco in modo felino e divertito, con piccoli passetti e movimenti di fianchi che non capisco se seguono il ritmo o lo dettano. Le dita inanellate si muovono sincopate sulle corde del basso Fender. Adeline sa che quando crei un groove gli spazi vuoti hanno la stessa importanza degli spazi pieni. Le pause tra una frase e la successiva creano una tensione, e saranno le prossime note a scioglierla; creano un’aspettativa, proprio geografica, fisica, di uno spazio occupato in una certa maniera, e sarà il prossimo fill che riempiendolo con una sequenza nuova ti darà la possibilità di sorprenderti.

Adi lo sa e dà modo ai suoi strumentali di respirare per costruirlo, il groove. Trova un buon equilibrio, perché li tratta come brani jazz sui quali imbastire variazioni e assoli, sia per lei che per i suoi compagni di palco, ma senza mai perdere di vista l’unità e identità delle canzoni. In altre parole: devia ma non si perde. Glissa da un pezzo al successivo, suonandoli uno dopo l’altro in medley. Ogni tanto fa qualche pausa e ci parla emozionata, spiccicando due parole in italiano: è molto tenera nella sua timidezza che svanisce, evapora, non appena ricomincia a suonare.

Adi Oasis in concerto a Santeria Toscana 31 di Milano foto di Alessia Belotti per www.rockon.it

La sua faccia si trasforma quando si concentra, mentre entra dentro un groove aggrotta la fronte e abbassa gli angoli della bocca. In qualche modo poi quella tensione si trasforma in godimento e in un controllo disinvolto di quello che accade sul palco. Caccia certi sguardi sardonici con la coda dell’occhio che mi fanno pensare a Prince, poi ride e viene a cantare direttamente nelle videocamere dei cellulari del pubblico, giocosa.

I pezzi da ballare e le cover

Da Dumpalltheguns la temperatura sale e diventano più frequenti i ritmi 4-on-the-floor della batteria. Lotus Glow si è concentrato sui suoni r&b, ma sullo sfondo ci sono ancora i riferimenti disco e house del primo album. Gypsy Woman di Crystal Waters è un’occasione per posare il basso e accennare un po’ di voguing, mentre When I’m Alone, con un’energia alla Sylvester, è velocissima e sfocia in una cover strumentale di Prince, con lei e Aylwin che zompettano avanti e indietro per il palco. Adi esce e viene richiamata fuori per chiudere con FourSixty, il pezzo atmosferico che apre e chiude l’ultimo album.

Ringrazia, ringrazia tantissimo e viene da noi, ci dà la mano dal palco. Quand’è l’ultima volta che un’artista mi ha emozionato così tanto e poi ho potuto salutarla guardandola negli occhi, stringendole la mano? Forse mai, e allora che fortuna, aver potuto vedere Adi Oasis in questa fase, prima che diventi la prossima stella del soul/funk mondiale: ha tutte le carte in regola per farlo.

Adi Oasis in concerto a Santeria Toscana 31 di Milano foto di Alessia Belotti per www.rockon.it

ADI OASIS – la scaletta del concerto di MILANO

  • Get It Got It
  • Adonis
  • U Make Me Want It
  • Stages
  • Red To Violet
  • Sidonie
  • Twilight
  • Serena
  • Dumpalltheguns
  • Fool’s Paradise (Meli’sa Morgan cover)
  • The Water
  • Mystic Lover (“New Mystic”)
  • Multiply
  • Naked
  • Maintain
  • Gypsy Woman (She’s Homeless) (Crystal Waters cover)
  • When I’m Alone
  • Chelsea Rodgers (Prince cover strumentale)
  • FourSixty
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