Articolo di Marzia Picciano
Novamerica è il nome d’arte del veneziano Carlo Cerclin Re, cantautore appassionato di nuovo e vecchio (ma non nel senso dispregiativo del termine, o forse si, anche per il nuovo) e che vive in una dimensione a metà tra lo stato anestetico dello smarrimento e l’America (?).
Venerdi 7 ottobre è uscito il suo nuovo LP, Vivere Tanto Per Vivere.
E tutto ci fa pensare che al terzo disco il nostro eroe non abbia nessuna intenzione di abbandonare il tracciato e anzi, andare sempre più a definirsi come il coltello da girare nella ferita tra quello che c’è e quello che vorremmo.
Piccolo e non trascurabile aspetto che ci permette di comprendere meglio l’autore: balbuziente in tenera età, ha usato la musica come canale di comunicazine. Si è quindi trasformato in titolare di una agenzia web e poi nel 2020 ha deciso di tornare a quel canale di comunicazione in full time. Mi piace pensare al suo rimando costante a un tempo che c’era e non c’è più come una forma di espiazione di una condizione di impotenza. Che è quello che emerge con estrema forza da tutti i suoi pezzi.
Rispetto ai lavori precedenti, questo terzo album è costruito su un sound più elettronico, grazie anche alla collaborazione con il produttore bassanese Torba (aka Luigi Pianezzola nonché touring member dei Soft Moon). Il che aumenta in maniera esponenziale il carico anestetico del suo stile.
In brevissimo: Vivere Tanto Per Vivere è esattamente come un titolo del genere suggerirebbe. Detestabilmente amaro, oniricamente cupo, a volte impercettibile al tatto. Contiene quelle sensazioni che solo un rewatch compulsivo di Vanilla Sky potrebbero darti: straniamento, perdita di stabilità, abbandono (e la sistematica voglia di colpire Tom Cruise).
Questo semplicemente in 8 tracce, anticipato dall’urban schizoide e ambiguamente pop del singolo Quelli Che Ti Danno La Droga qualche settimana fa e a inizio settembre con il piano d’antan con forti sentori di Battisti e Carboni della title track.
Novamerica riesce anche in questo disco a mettere insieme il suo grande amore per il cantautorato classico nazionalpopolare e quello per il disfacimento contemporaneo di cui l’elettronica è l’alfiere, riempendo il tutto di riferimenti artistico-letterari che sono una piccola mappa del disagio esistenziale: lavoro, rapporti, amore, lutto, malattia. “Il dolore non è solo un peso da sopportare, ma un materiale da trasformare” dice, per fare un sunto dell’opera. Soprendendemente, il risultato non è repellente, ma quanto più invero attraente, un disco da ascoltare a fine giornata, tra il tardo pomeriggio e la notte. Piccola perla del tutto è Sei Come Un Dio, pezzo quasi elettro-trance.
NOVAMERICA è attualmente in tour e sarà in line up con Controcultura di Costello’s Records al Circolo Magnolia l’11 novembre (MI) e all’Off Topic il 12 dicembre (TO).





























