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Interviste

La Fine Della Guerra, secondo SVEGLIAGINEVRA

Abbiamo intervistato la cantautrice campana per parlare del suo ultimo disco, quarta fatica dopo una pausa (rigeneratrice) di tre anni. E la coscienza che senza tregue non si va avanti.

svegliaginevra - foto di chiara ceccaioni - 2026
svegliaginevra - foto di chiara ceccaioni - 2026

Articolo di Marzia Picciano

Questo weekend ci voleva”. Esordisce così Ginevra Scognamiglio, ovvero svegliaginevra, cantautrice campana oggi al suo quarto disco, La Fine Della Guerra (Nigiri / distribuito da Columbia Records / Sony Music Italy), uscito a inizio febbraio, e che intervisto esattamente un weekend fa. E ne scrivo ora, ugualmente, in un momento di pace nel tran tran della quotidianità (e di un’influenza che non finisce più). Quindi si – il weekend ci vuole proprio. “E poi comunque un preferisco sempre iniziare la mia giornata con dei buoni propositi e delle buone intenzioni. O almeno fare finta”, e ancora oggi risentirle dire questa frase mi fa vergognare del mio disfattismo di inizio anno.

Anche perchè il suo ultimo lavoro parla proprio di questo: dell’abbandono del disfattismo, della più serena, se così si può dire, delle rassegnazioni, perchè alla fine la vita è questo: alti e bassi, e come si dice in area capitolina, alla fine, “stacce”.

Ovvero: impariamo ad assorbire tutto dalla vita, lascia che tutto ti accada, come diceva Rilke, perchè nessun sentimento è definitivo. Ora, immaginate di farvi cadere questa grande assoluta verità con una leggerezza calviniana fatta voce gentile, accordi semplici ma non scontati, una serie di canzoni che prendono tutto lo scibile di un anno, o meglio tre, di vita, che poi vivere cos’è se non amare, essere innamorati o cosa? Questo è La Fine Della Guerra, ed è anche questa un pò la Ginevra che si presenta oggi. Una cantautrice che sta imparando a “fare pace” con la sua vita e le sue debolezze. E magari facendosi aiutare un pò dalle stelle: mi dice che durante il pop up di presentazione del disco, Anna Castiglia, che scopro essere molto attenta ad astrologia e tacche, le ha raccomandato di fare “pulizia” di negatività almeno fino al 25. E cosa c’è di meglio di un inizio anno e di un disco come questo per pulire un pò?

Sicuramente La Fine Della Guerra non è proprio la fine della guerra interna di cui volevo parlare, ma quantomeno riconoscere che esista questa guerra interiore che effettivamente non cesserà perchè siamo in continua evoluzione, in continuo cambiamento. Esiste un senso di incertezza, su come facciamo le cose, se stiamo facendo le cose come vogliamo, giuste, sbagliate… d’altro canto è anche positivo. Nel momento in cui continuiamo a farci le domande, e non smettiamo mai di farcele, in qualche modo stiamo continuando a crescere. Quindi da un lato, è anche giusto che esista questa guerra interiore continua, però, nel momento in cui si matura, si arriva anche alla consapevolezza che ci sono cose di noi che non ci piacciono, ma sono quelle caratteristiche principali che ci distinguono”.

La sua è più una filosofia, quella della fine della guerra, dice, sull’amor proprio. È un fil rouge che connette tutte le canzoni. Ma anche sull’amore per la propria musica e come farla.

svegliaginevra - foto di chiara ceccaioni - 2026

Ci sono stati diversi input dietro questo album. Io venivo da un terzo disco dove il mio progetto si stava direzionando verso il pop” dice, in una forte presa di coscienza. “Quando parti da una cameretta e scrivi quello che ti piace, senza pensare a quello che funziona e non funziona, non hai persone che lavorano per te o per il progetto. Non ti senti la responsabilità di addetti ai lavori, dei fan.”

Il discorso e’ diverso quando tutto questo diventa, invece, un lavoro. “Quando esce il disco, c’è chi ti dice cosa gli è piaciuto ,e cosa non gli è piaciuto. Quindi ero arrivata al terzo disco dove avevo fatto un lavoro incredibile, pensando a quale potesse essere il modo migliore per farmi capire di più dalle persone, ad arrivare a più persone possibili. È stato bellissimo perché ho imparato tantissime cose, anche lavorando con autori e produttori diversi, e sicuramente sono cresciuta tanto dal punto di vista della scrittura.

Ma poi si sono create delle dinamiche avverse. “Non ho suonato live il terzo disco. Non ho avuto sempre dei riscontri. Anche perché la musica è diventata molto veloce, siamo arrivati veramente ad un punto in cui devi fare la musica da 30 secondi sennò ci si annoia, oppure magari devi creare quella frase va benissimo per il cut di Tik Tok… Alla fine di questo (terzo) disco, non avevo più voglia di scrivere”.

Ginevra, dice, che lei è più “vecchia scuola”. Ha cominciato a scrivere perchè da piccola ha visto un live su Youtube di Jeff Buckley ed è il motivo per cui ha cominciato a fare musica,  “esattamente perché volevo esprimermi attraverso la musica senza avere dei vincoli: scrivere di getto, scrivere per cose che mi piacciono… quindi dopo un pò che sono stata ferma nello scrivere mi sono detta: basta, posa la penna, datti del tempo, vivi un po’ la vita”.

Ha preso una casa piccolissima dice a Tellaro, in Liguria, sul Golfo dei Poeti, ed è stato il suo modo di staccare da Milano, da tante cose. In un mese li, sotto la pioggia, ha scritto solo una canzone, Piove Sul Mare, la conclusione quasi acustica di La Fine Della Guerra e metaforicamente anche della guerra con sè stessa per scrivere: nonostante la bellezza del posto, Ginevra capisce che era arrivato il momento di una pausa, dalla scrittura.

svegliaginevra - foto di chiara ceccaioni - 2026

Anche perchè fare tre dischi in tre anni, con anche pezzi prestati a serie Netflix , beh, non è da poco. Aggiungi anche il meccanismo che segue la produzione di un disco: fare live, tornare a scrivere, fare promo. “Da lì (da Tellaro e Piove Sul Mare, ndr) ho capito che avevo semplicemente bisogno di vivere la mia vita, perché forse, in quei in quegli anni lì, non avevo nemmeno gli prestato troppa attenzione, non avevo più niente da dire. Mi sono presa due anni per vivere, riprendere relazioni vecchie ma anche nuove, cioè sistemare un po quella che era la vita privata”.

E poi nell’ultimo anno ha scritto tutto il disco, facendosi aiutare alla produzione da PAGA, Effemmepi ed Elia.wave, nel modo in cui avrebbe voluto scrivere il nuovo disco: “che è un po’ lontano dagli schemi e dalle strutture note, è semplicemente un disco che piace principalmente a me e che vorrei mi rappresentasse, come artista, alle persone che lo ascolteranno”.

C’è anche che La Fine Della Guerra è un disco che torna a certe radici cantautoriali, ma anche molto delicato nell’affrontare le fasi di una vita, di un arco vitale, o di una gestione di una relazione  e di crescita personale. “Se” dice “si arriva ad apprezzare l’amore crudo e reale di Voglio Quello Che Vuoi Tu è perché probabilmente hai superato l’amore tossico di Fino A Quando Non Ti Vedo Con Un’Altra, e hai capito che non è quella la via giusta”. E lo fa  con un’intelligenza – mi viene da cadere in un clichè generico lo so, ma necessario – che è propria di del cantautorato femminile: non disperata, ma estremamente lucida e conscia.

Come si presenta? Con uno scatto rubato a opera di Chiara Ceccaioni, cara amica e fotografa che l’ha impressa sulla lente a Londra, nella città che per Ginevra più rappresenta la musica, un altro luogo di ritorno alle origini e al cantautorato. Con dolcezza, e più vita, e forse imparando a far pace con la sua guerra. A poco a poco. Perchè per andare avanti, a volte, bisogna anche chiedere una tregua, che non è una sconfitta, ma una marcia in più.

svegliaginevra - la fine della guerra
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Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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