Guardate come siamo diventati: intervista a LA RAPPRESENTANTE DI LISTA

Domenica 26 maggio Dario e Veronica, la coppia che ha dato vita a La Rappresentante di Lista, hanno portato sul palco Jowae del MI AMI, in collinetta, il loro ultimo lavoro “Go Go Diva”, un disco pieno di umanità, nel senso più vero del termine: parlando con loro, i due artisti ci hanno raccontato di quanto sia fondamentale nel loro percorso, umano e ancora di più artistico, la conoscenza del proprio corpo e il ruolo che esso ha nella relazione con l’altro. “Altro” sono tutti, e Dario e Veronica si esprimono con una libertà impressionante, che coinvolge tutto il pubblico. Sono ammirabili perché dalla loro arte traspare la verità di quello che sono, che non hanno paura di esprimere anche sul palcoscenico. Intervista di Anna Signorelli

“Dobbiamo prenderci l’impegno di andare nel mondo con le braccia aperte, di essere dei porti aperti: non facciamoci intimorire, perché siamo ospiti”: così Dario ha introdotto l’omonimo brano, e sicuramente sotto il palco queste parole e quest’invito non sono passati inosservati.
Affascinate e incuriosite da questi due artisti eclettici e sinceri, noi di Futura abbiamo voluto fare qualche chiacchiera con loro.

Noi di Futura vi abbiamo già intervistato due anni fa in radio: cos’è successo da allora? Avete cambiato famiglia, da Garrincha siete passati a Woodworm.
Dario: Negli ultimi due anni abbiamo finito il tour di Bu Bu sad, con la grandissima esperienza, tra l’altro lì a Bologna, con l’orchestra Senza spine, e poi ci siamo lanciati sul disco, perché avevamo già in cantiere sprazzi di testi e appunti musicali. Quindi il 2017 è stato un anno di raccolta materiale. Poi ci siamo presi a fine anno una vacanza riflessiva in Marocco: siamo stati lì circa un mese, abbiamo campionato certi strumenti tipici, non tanto perché volevamo poi usarli a tutti i costi, ma per ricerca, tant’è che poi certe cose davvero sono finite nel disco, che non ha un cazzo di marocchino, ma noi sappiamo che determinati suoni vengono da quella terra. Dopodiché è iniziato il lavoro vero e proprio, abbiamo incontrato Woodworm e con loro si è aperta la porta di altre realtà a cui ora siamo legati, come l’ufficio stampa.
Veronica: abbiamo poi incontrato anche la nostra agenzia di booking, Locusta Booking, l’ufficio stampa Big Time… abbiamo con noi un team di lavoro incredibile, con cui ci troviamo benissimo. Sono tutti entusiasti del progetto, e vivono con noi le stesse sensazioni, come se anche loro fossero sul palcoscenico. È molto emozionante lavorare così, ci si sente veramente parte di qualcosa.

Come avete vissuto il cambiamento? C’è stata qualche differenza nel rapporto con il pubblico? I concerti stanno andando benissimo.
Dario: sì, sono andati davvero benissimo. Noi dall’interno abbiamo un po’ di difficoltà a riconoscere cosa sta cambiando… ogni volta mi viene in mente l’esempio di quando andavo a trovare mia nonna, buon’anima, che ora è morta, e mi diceva: “ah, come sei cresciuto!”, perché magari mi vedeva ogni due mesi: io guardandomi allo specchio mi vedevo sempre uguale mentre lei notava le differenze. Per questo ci piace quando qualcuno ci dice che siamo cambiati e in cosa siamo cambiati, perché per noi Go Go Diva è una nuova tappa di un percorso che abbiamo avviato tanti anni fa, nonostante sì, intorno a noi ora ci sono molte più persone, nella band ora c’è anche Roberto Calabrese alla batteria; quindi effettivamente è cambiato qualcosa, queste canzoni hanno raggiunto il pubblico in maniera più esplosiva, probabilmente per i temi trattati, che sono riusciti ad arrivare nell’intimo delle persone.

Il vostro immaginario si è rafforzato moltissimo: c’è una coolness molto diversa da prima attorno al vostro progetto. Visti da fuori, sembrate molto più “definiti”.
Dario: sì, abbiamo voluto metterci a fuoco come progetto, pur senza cambiare di tanto. Forse è anche cresciuta la nostra capacità di raccontarci, e questo è anche un fatto di maturità, probabilmente. Prima avevamo molto voglia di sperimentare, mentre ora siamo più sicuri della nostra strada.

Prima avete parlato di un po’ di appunti, presi prima in vacanza, poi in giro, e che avete raccolto nel tour e nel disco. Com’è il vostro processo creativo?
Veronica: ogni volta è sempre un processo diverso, non c’è una regola fissa. Per questo disco ci siamo ritrovati a mettere questi appunti che abbiamo preso nel corso dei mesi, con anche registrazioni audio, memo vocali… li abbiamo tutti riversati in un foglio Word. Poi avevamo delle melodie e in qualche modo, mentre leggevamo questi scritti, che avevamo depositato sia io che Dario, ci siamo trovati a non capire più bene chi avesse scritto cosa.
Dario: all’inizio sembrava molto una mappa concettuale. Per esempio, “a me non piace niente / non piace nessuno”: mi ricordo che Veronica tornò da una corsa con in testa tutta la canzone, tutto questo corpo, l’aveva registrata, e quando tornò me la fece sentire. Non era ancora in forma canzone, era più un racconto. Piano piano, come una sorta di moodboard, mettevamo insieme i pezzi, io cambiavo delle cose sue e viceversa, e poi all’improvviso sono spuntate le canzoni, una dietro l’altra. Poi, un po’ con la band, un po’ chitarra e voce o piano e voce ci siamo messi a “masticarle” insieme ad altri elementi musicali che già avevamo in testa. Nonostante all’inizio fossimo in panico totale, perché dopo Bu Bu Sad pensavamo di dover scrivere un pezzo migliore di “Guardateci tutti” o “Siamo ospiti”… e poi il terzo disco ha un che di sfida, perché dopo aver fatto un buon disco prima, devi perlomeno confermare quella cosa lì.

C’è da dire che voi avete anche rischiato molto, perché ci sono altri artisti che hanno fatto un bel disco ma stando tranquillamente sulla falsa riga di quello che già era stato fatto. Voi avete rimescolato completamente le carte.
Dario: questo credo sia anche legato alle canzoni. Le canzoni avevano la necessità di uscire in un certo modo, tant’è che poi anche l’elaborazione del disco ha avuto diverse fasi, dalla band, al nostro produttore storico Roberto Cammarata fino ad arrivare qui a Milano con Fabio Gargiulo, con cui abbiamo trovato la quadratura del cerchio, ed effettivamente le canzoni sono più pop, per concederci una definizione. Sono pop proprio nella struttura: ad esempio, “Siamo ospiti” non ha una struttura classica, ha una strofa, poi quelli che sembrano ritornelli ma in realtà sono bridge… in questo album la struttura è più definita.

Domanda a distanza di due anni: cosa vi portate dietro del vostro mondo teatrale? Siete rimasti legati a quella realtà oppure è cambiato qualcosa in questo rapporto?
Veronica: mi viene in mente in questo momento, proprio perché hai parlato del tipo di teatro che facciamo noi, fai conto che c’era sempre come primo momento, per entrare dentro allo spazio ed iniziare l’approccio al lavoro, quello di sentire il proprio corpo, trovare una posizione neutra, e prima di tutto sperimentare lo spazio, gli altri, attraverso il corpo. Successivamente, dalla postura che trovavi per il tuo personaggio, dal modo in cui lo facevi interagire con gli altri, come si viveva lo spazio… quel tipo di atteggiamento determinava in un secondo momento l’emissione della parola, della battuta, in qualche modo. Prima era sempre un rapporto quasi viscerale con sé stessi, fisico proprio. Solo poi usciva la parola e la relazione con gli altri. In questo disco effettivamente si parte dal corpo prima di tutto, le parti del corpo, l’ascolto degli impulsi che provengono da questo strumento che ci permette di entrare in contatto, per arrivare poi all’ultima traccia, “Woow”, che per me è la traccia della connessione con l’altro, dell’universo altro, e quindi è il momento in cui, dopo aver capito e dopo essere diventati consapevoli facendo un percorso, allora si può arrivare all’altro, guardandolo veramente negli occhi e potendogli dire delle cose.

Con chi vi piacerebbe collaborare, ora come ora, guardando al panorama italiano?
(ridono) Dario: Veronica ha un pezzo preferito in questo periodo, che è “Veronica” dei Baustelle: collaborare con loro sarebbe bellissimo. Stasera faremo una cosa con Dimartino, ci sono tanti artisti… a volte mancano le occasioni per incontrarci, anche perché noi stiamo a Palermo, quindi non è sempre facilissimo. Però festival come quelli di oggi sono delle possibilità, infatti appena finiamo l’intervista andiamo di là ad interagire. Sono molto curioso di sentire i Malihini.
Veronica: io stasera spero di riuscire a vedere Any Other, perché mi sono piaciute varie canzoni, Adele ha una bellissima carica.
Dario: altro live imperdibile sono I Hate My Village e Andrea Laszlo de Simone, Giovanni Truppi, Giorgio Canali.

Ultima domanda: consigliateci qualche brano da passare nel nostro programma radio.
Veronica: Danger Mouse featuring Karen O, il disco si chiama “Lux Prima” ed il brano è “Leopard’s Tongue”.
Dario: un altro brano… io per ora sto ascoltando tantissimo il disco di James Blake. “Don’t miss it”.

LA RAPPRESENTANTE DI LISTA – Tour 2019

07-giu Lucca – Wøm Fest
29-giu Legnago (VR) – Sound Vito
04-lug Roma – Villa Ada
05-lug Scisciano (NA) – Farcisentire Festival
12-lug Montechiarugolo (PR) – Barezzi Preview
13-lug Arezzo – Men/Go Music Fest
17-lug Collegno (TO) – Flowers Festival
18-lug Villa di Serio (BG) – Rock sul Serio
20-lug Montespertoli (FI) – RockUnMonte
21-lug Cassano Magnago (VA) – Woodoo Fest
24-lug Treviso – Suoni di Marca Festival
03-ago Platania (CZ) – Color Fest
08-ago Attigliano (TR) – San Lorenzo Giovani
10-ago Castelbuono (PA) – Ypsigrock Festival
17-ago Brescia – Festa Radio Onda d’Urto
22-ago Vinadio (CN) – Balla Coi Cinghiali
31-ago Senigallia (AN) – Mamamia
06-set Empoli (FI) – Beat Festival

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