La terza giornata (sabato 21 giugno) è stata all’insegna delle sonorità pesanti e moderne, trasformando Dessel in una fornace di riff infuocati. Ad aprire le danze ci hanno pensato band come Skindred, che con il loro mix unico di metal e reggae hanno fatto letteralmente saltare tutti: il frontman Benji Webbe ha innescato il rituale del “Newport Helicopter”, con migliaia di fan a roteare magliette in aria durante la hit “Warning”, portando un’ondata di divertimento e follia collettiva. Sull’altro stage, i tedeschi Oomph! ed Eisbrecher hanno imposto ritmi incalzanti di industrial e NDH, preparando il terreno a un assalto di pesantezza.

Nel pomeriggio è arrivata la scarica tribale di Soulfly: Max Cavalera, iconica figura del metal, ha guidato la band in un set feroce di groove/thrash arricchito da ritmi tribali, con la sua voce ruvida a squarciare l’aria mentre circle pit esplodevano a più riprese . La rappresentanza locale belga ha avuto il suo momento d’orgoglio con i Brutus: il trio di Leuven, capitanato dalla cantante/batterista Stefanie Mannaerts, dopo l’ottima impressione del 2024 è stato promosso a un orario di prestigio sul palco South Stage . Il loro post-hardcore emozionale, tra melodia e furia, ha incantato i presenti e dimostrato come i talenti di casa possano ritagliarsi uno spazio importante in un festival di caratura mondiale. A seguire, i britannici Bullet For My Valentine hanno infiammato l’area principale con il loro metalcore intriso di melodia: brani come “Tears Don’t Fall” e “The Last Fight” hanno fatto cantare il pubblico a squarciagola, mentre i fan più nostalgici ricordavano i tempi d’oro degli anni 2000. Sul fronte deathcore, uno dei set più attesi era quello dei fenomeni Lorna Shore: e infatti la band statunitense non ha deluso, abbattendo qualunque resistenza a colpi di breakdown devastanti e pig squeal infernali del vocalist Will Ramos. Il loro brano virale “To the Hellfire” ha creato probabilmente il mosh pit più selvaggio dell’intero weekend, segno di quanto questa nuova leva estrema stia facendo parlare di sé online e non solo.

In serata, il pubblico ha assistito a uno dei concerti più acclamati del festival: Spiritbox. Il gruppo canadese, tra i nuovi protagonisti della scena alternativa, ha regalato uno show intenso e ricco di atmosfera. La cantante Courtney LaPlante ha ipnotizzato i presenti alternando con disinvoltura vocalizzi eterei ad scream taglienti, dando peso e profondità ad ogni brano . La capacità degli Spiritbox di fondere melodia e pesantezza ha reso il loro set uno dei momenti memorabili del Day 3. Ma il gran finale del sabato spettava a un’istituzione dell’industrial rock: Nine Inch Nails. Per la prima volta in quasi 40 anni di carriera, Trent Reznor calcava il palco di Graspop , e l’evento è stato storico. Con un attacco sensoriale totale – luci stroboscopiche, fumo, suoni elettronici disturbanti – i NIN hanno trascinato il pubblico in un viaggio ipnotico tra classici cult e gemme più recenti. Reznor, padrone assoluto della scena, ha sprigionato una carica emotiva imponente, dimostrando perché la sua band è venerata trasversalmente. La loro performance visivamente spettacolare e potente è stata la conclusione perfetta per la terza giornata, lasciando il pubblico estasiato e pronto per l’ultimo atto.
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