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XABIER IRIONDO – Irrintzi

Wallace/Phonometak/Santeria/Long Song/Brigadisco/Paintvox
“Irrintzi” non è un esordio a tutti gli effetti, dato che Iriondo è sulla scena da quasi vent’anni ed ha suonato con moltissimi artisti sia italiani che stranieri, anche se la grande ribalta l’ha ottenuta con gli Afetrhours, dai quali era uscito nel 2001, per tornarci nel 2010. Questo primo full leinght con il suo nome in copertina non è un vero e proprio esordio, perché già con l’ultimo episodio della saga delle Phonmetak series aveva anticipato la sua intenzione di fare anche dei progetti in totale solitudine. In quell’occasione, infatti, uno dei due lati del Lp era suo totale appannaggio.
In “Irrintzi” Iriondo ha racchiuso tutto il suo mondo musicale e non solo. Già, perché la parola del titolo è un termine in lingua basca, che rappresenta un urlo stridente, sonoro e prolungato, di un solo fiato. In questo termine, ma anche in alcuni stralci parlati, Iriondo intende omaggiare le sue origini (da parte di padre) iberiche. L’altro lato del mondo di Iriondo è chiaramente rappresentato dagli sperimentalismi musicali, cui ci ha abituato da quando ha iniziato a lavorare con A Short Apnea in poi. Ci troviamo dunque di fronte ad intriganti e affascinanti intrecci tra musiche folk, stranianti e stralunate, con le quali Iriondo porta avanti il suo percorso di sperimentazione sonora, fatta di strumenti classici e costruiti da lui. Il disco, infatti, parte con “Elektraren aurreskua” percussiva, folk ed ipnotica, prosegue con la titl-track, un noise vibrante, cacofonico, confuso e fastidioso con riverberi e cambi di ritmi. Ne “Il cielo sfondato”Iriondo fa emergere la sua tendenza alla melodia, ma che non può procedere su canoni tradizionali, perché questa viene disturbata da sonorità ipnotiche che poi sfociano in momenti quasi prog, per giungere ad un finale con il raffinato sax soprano suonato da Gianni Mimmo in fuga solitaria. Oltre a Mimmo nel disco sono presenti altri ospiti, tra i quali gli Ovo nell’hardcore vibrante di “The hammer” e i due Afterhours Agnelli e Prette e Bertacchini, l’altra metà dell’altro suo progetto The Shipwreck Bag Show nella cover di John Lennon “Cold Turkey”, l’unico brano veramente rock. Straniante, vibrante ed ossessiva, invece l’altra cover in scaletta “Reason to believe”, il brano con cui Springsteen chiudeva “Nebraska”. Affrettatevi a contattare la Wallace per accaparrarvi questo doppio LP, perché ci sono a disposizione soltanto 500 copie. Non ve ne pentirete è uno dei primi dieci dischi dell’anno.

Vittorio Lannutti

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