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Reportage Live

Working Men’s Club live a Milano: un imprevedibile e celere pugno allo stomaco

I Working Men’s Club portano la loro elettronica post-punk al Circolo Magnolia di Segrate.

Foto di Lara Bordoni | Articolo di Chiara Amendola

I pigri paragoni con i New Order sono inevitabili. Il loro sound – chitarre e attitudine post-punk che incontrano ritmi dance, elettronica e synthpop dei primi anni ’80 – non è affatto dissimile.

Ma i Working Men’s Club, che sono arrivati con il singolo di debutto “Bad Blood” all’inizio del 2019, non sono un’imitazione nostalgica. Chiaramente, ferocemente indipendenti e senza compromessi, abbandonano tutte le convenzioni.

È così che sono in grado di unire un pubblico di diverse generazioni: parlano di qualcosa nel presente, basandosi sugli strumenti musicali per esprimere il malcontento costruito 30 anni prima.

I vari elementi della band sono incollati insieme dalla voce di Minsky-Sargeant che non canta tanto le canzoni quanto impone loro una personalità alla maniera di Jarvis Cocker.

Il loro live set al Magnolia – esperienza che pregustavo da mesi – ha trasmesso in musica ciò che Mark Fisher descriveva con la sua prosa, un senso di tensione e precarietà nell’aria, abbastanza denso da poter essere tagliato con un coltello.

Nutro profonda stima per chi come me è affascinato dall’allure di questa band – ahimè una cinquantina di presenti in tutto – e inizio a pensare che ci sia terreno fertile in platea per cercare il mio futuro marito, la puzza di rancido, le chiome aride e oliose però mi fanno immediatamente rinsavire.

Il frontman non si rivolge mai alla folla e non è previsto un bis al termine del live. Se a ciò si aggiunge un’illuminazione lunatica, in modo che la band suoni nell’ombra, è chiaro che stasera l’attenzione si concentri sulle canzoni: 60 minuti di suoni ed emozioni non diluiti, eseguiti con un’intensità e un volume che scuotono il corpo che nessuna registrazione in studio potrebbe mai catturare.

La martellante “Valleys” è tanto cupa quanto ballabile. Il brano “19”, pulsante e duro, assume un taglio più grintoso rispetto alla versione del loro album di debutto.

Poi è il momento di “Fear Fear“, tracktitle di un disco liscio come il lattice. Un braccio di ferro tra la fetish party techno e le loro influenze post punk new wave. Dal punto di vista sonoro, è accattivante, è il tipo di musica che si può ascoltare da fermi o che si può ascoltare e perdersi nelle danze, a seconda del luogo in cui ci si trova, i ritmi industriali amplificati di “A.A.A.A” corrispondono alla disperazione della voce di Minsky-Sargeant e sono battuti dal movimento sincronizzato delle teste dei presenti.

“Be My Guest” stravolge la tradizione dell’uso dei sintetizzatori per aggiungere un tocco di ghiaccio alla strumentazione organica, fonde calde trame elettroniche con chitarre spigolose. E l’epica e lenta “Angel” culmina con una tempesta di chitarre che è certamente presente nell’album, ma che stasera ottiene un inaspettato fascino.

Nonostante la mancanza di riflettori o di chiacchiere durante il set, la personalità di Minsky non può essere oscurata. Mentre il resto della band si muove in modo piuttosto anonimo tra basso, chitarra e (soprattutto) banchi di apparecchiature elettroniche coperte di tasti e manopole, il frontman non manca di carisma. Incanalando la musica, si aggrappa alternativamente al microfono, si accovaccia con decisione, stringe con forza la sua t shirt nera e lancia forme spigolose, a tratti ricorda uno zarro a una serata di musica house.

i Working Men’s Club lasciano che sia la loro anarchia electro a parlare. Non si fermano nemmeno tra una canzone e l’altra per ascoltare gli applausi e lasciano il palco senza nemmeno godersi la gloria di un pubblico soddisfatto. La band sembra emotivamente distante, tuttavia il carismatico Minksy-Sargeant guarda i membri del pubblico dritto negli occhi. Questa sera è una dimostrazione di sicurezza da parte di una delle nuove proposte Uk più audaci, brillanti ed eccitanti in circolazione e la prova che la musica dal vivo è al suo meglio quando è un pugno allo stomaco imprevedibile.

Clicca qui per guardare le foto dei Working Men’s Club al Circolo Magnolia (o sfoglia la gallery qui sotto)

Working Men

Working Men’s Club: la scaletta del concerto di Milano

Valleys
19
Fear Fear
Teeth
Widow
A.A.A.A.
Circumference
John Cooper Clarke
Money Is Mine
Ploys
Be My Guest
Angel
The Last One

Written By

Cinefila e musicofila compulsiva. Quando qualcosa mi interessa non riesco a tacere.

1 Comment

1 Comment

  1. federico

    14/09/2022 at 13:00

    ero uno dei 50. con chioma ancora integra e non oleosa…))))
    d’accordo su tutto il resto.
    un’oretta di suoni martellanti e abrasivi che non lasciano scampo ai padiglioni auricolari.
    poteva essere un sold out, se solo avessero suonato a Bologna nel week end

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