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Reportage Live

The RASMUS, un live tutt’altro che “nell’oscurità”

The Rasmus band
The Rasmus in concerto al Fabrique di Milano ad Ottobre 2022

Foto di Andrea Ripamonti | Articolo di Michela Ravasio

Lo giuro, il mio indirizzo mail creato a quattordici anni non contiene il nome del cantante dei The Rasmus. Lo giuro, i protagonisti del progetto fumettistico che abbandono e riprendo dalla prima superiore non hanno i nomi dei membri della band.

Detto questo, eccomi qui, al mio quarto concerto della band finlandese che nel 2003 è esplosa su MTV e nelle radio con il singolo “In The Shadows”. Sono partita da casa per andare al lavoro prima del live con gli occhi truccati come un panda perché, se non posso mettere delle piume di corvo nei capelli, allora qualche scappatoia per esprimere esternamente il mio fanatismo la devo pure trovare. Già qui, potete capire il mio livello di disagio – no, non potete capire. No –.

Sono arrivata al Fabrique tutta tranquilla e, appoggiatami comodamente alla transenna sul lato sinistro del palco, ho guardato salire gli Overlaps, capitanati da Giorgia Piccinin. Conoscevo qualche canzone del gruppo trevigiano e sapevo che avevano già aperto ai The Rasmus durante il tour di Dark Matters, nel 2018, tuttavia non avevo ancora avuto la possibilità di ascoltarli dal vivo. È stata davvero una casualità, ma certamente una botta di fortuna, visto che la loro presenza era stata annunciata la sera prima del concerto di Milano, dopo l’abbandono del tour da parte degli Icon for Hire. 

La loro energia ha travolto tutto il locale fin dalla prima nota di Your Eyes e tutti hanno iniziato a scaldarsi, saltando e sbattendo la testa. La voce potente della cantante ha spinto tutti i fan presenti a cantare a tutto fiato e ha subito conquistato anche chi non l’aveva mai sentita. Con una presenza scenica trascinante, gli Overlaps hanno proposto vecchi successi come On Monday e Hang on You, alternandoli con pezzi più recenti come Who I am e White Line. A metà dell’esibizione, la band ci ha anche fatto una sorpresa, presentando in anteprima il singolo Love Coma che uscirà lunedì. Una canzone che non vedo l’ora di ascoltare nella sua versione studio, visto il ritornello che non vuole uscirmi dalla testa. 

Chiedendoci un urlo per i The Rasmus e ricevendo come risposta applausi e strilli, gli Overlaps ci hanno lasciato con l’eco di Is This Really Love nelle orecchie e da lì in poi noi non abbiamo potuto far altro che aspettare il momento. Ho cercato di mantenere in qualche modo una certa compostezza, dicendomi “sono qui per l’articolo, restiamo calmi”. Davvero, ci ho provato. I miei buoni propositi sono andati in Lapponia quando i quattro finlandesi sono saliti sul palco e tutta la serietà si è sciolta in un grido di pura esaltazione nell’istante in cui First Day of My Life ha investito la platea. 

Beh, ormai era andata.  La mia dignità, intendo. Circondata da ragazzini, da genitori accondiscendenti ma entusiasti, ma anche da melanconici trentenni, ho lasciato che il mio fanatismo avesse la meglio. 

Il quartetto ha iniziato con il botto, proponendo subito Guilty e In My Life, altri due singoli dal loro album più di successo Dead Letters. Al mio fianco, dei miei coetanei che si sono autodefiniti “boomer” mi hanno fatto sentire meno sola nel mio cantare a squarciagola e sul momento è nata questa strana sensazione di complicità e di condivisione di passioni adolescenziali che è continuata anche durante No Fear

Se i nostalgici poco aggiornati potevano essere un poco scettici nel vedere la biondissima e tatuatissima Emmpu  alla chitarra, credo che si siano abituati alla sua presenza e che abbiano anche iniziato ad apprezzarla nel momento in cui i riflettori l’hanno fatta brillare durante il suo solo di chitarra che è poi sfociato in Paradise. Dopo che lo storico chitarrista Pauli Rantasalmi ha scelto di inseguire una strada diversa, l’ex chitarrista e vocalist del gruppo tutto al femminile Tiktak è entrata nel cuore di tutti con la sua splendida esibizione all’Eurovision di quest’anno e ieri sera ci ha dimostrato nuovamente perché fosse su quel palco.

Ho trovato la sua presenza molto accattivante e mi è piaciuto vedere il feeling che si è creato con il resto della band sia con nuovi pezzi come Fireflies e Live & Never Die,ma anche durante vecchi brani come Time to Burn.

Soprattutto mi ha stupito la sua esibizione nella versione acustica di October and April, la cui parte femminile – nella sua versione originale – è cantata da Anette Olzon, ex cantante dei Nightwish. 

Vorrei fare un piccolo appunto su questo momento acustico in cui anche il batterista Aki Hakalaha lasciato la sua postazione per agguantare un tamburello ed è stato oggetto delle battutine del sempre simpaticissimo Eero Heinonen,il bassista. Non è la prima volta che ho visto la band ritagliarsi un momento più easy mettendo mano alle chitarre acustiche e, sinceramente, ogni volta mi lascia più che soddisfatta. Dopo l’ennesimo brano tratto dall’intramontabile Dead Letters, la band ha ripescato un pezzo del 1997, l’anno di Playboys, il loro secondo album: Sophia, una canzone dedicata a un cane che sogna di vivere una vita da umano. Non so dire se ho preferito la versione acustica a quella un po’ ska dell’originale, però so che l’ho cantata tutta a memoria come una pazza. Potrei anche mentire scrivendo che non è una delle mie canzoni preferite di quell’album, ma… beh. Non ci riesco. Così come non riesco a non ammettere che quando Lauri ha annunciato la cover di Ghostbusters ho urlato forte. Fortissimo. Un po’ come tutto il resto del pubblico, a dirla tutta. 

Pensavo di aver finito tutta la barra della stamina, ma nel vedere le luci tingersi di blu e  nel sentire poi le note di Liquid,mi sono accorta di avere ancora energia da vendere. Ho un video – sulla chat della mia povera mamma che ormai è vittima di stalking durante i concerti – in cui ho registrato tutta la canzone e in cui si sente probabilmente la mia voce resa stridula dal raggiungimento dell’apice della gioia.

Non so come, ma sono sopravvissuta ad altre quattro canzoni che sono state pescate un po’ qua e là dall’ampia discografia della band. Siamo sopravvissuti tutti solo per arrivare lì, a quel brano che aspettavamo con ansia. Se eravamo tutti riuniti sotto a quel palco, beh, direi che è solo per un motivo: perché nel gennaio 2003 su MTV abbiamo visto un ragazzo con le piume nere fra i capelli e ci siamo innamorati di In the Shadows. Non so chi non abbia saltato e cantato. Lo stesso Lauri non è stato fermo neanche un istante e non ho idea da dove abbia tirato fuori tutta quell’energia dopo così tante canzoni. 

Reduci dall’esperienza estasiante del singolo di punta dei The Rasmus, li abbiamo guardati lasciare il palco con un grosso punto di domanda stampato in fronte:Jezebel?

Quella è arrivata nell’encore, solo dopo che uno sventurato e inconsapevole spettatore è stato invitato on stage per cimentarsi nella canzone in lingua finlandese dal titolo Rakkauslaulu –non ci crederete ma tra gli adepti come me è un must saperla –. Nuovi e storici fan si sono messi a ballare e a cantare il pezzo portato all’Eurovision e, mentre piano mi allontanavo dal palco e Sail Away iniziava a risuonare fra le mura del Fabrique, mi sono accorta di quanti ragazzi molto giovani ci fossero in realtà nel pubblico. 

Così ho cercato di mettere insieme le idee e, con una birra scura in mano, di spiegarmi quella varietà di persone che stavano davanti a quel palco. Forse è l’energia  che la band dimostra sempre durante i suoi live, forse la passione che ci mette. Forse il fatto che si riesce a trovare una piccola zona di comfort ascoltandoli.

I The Rasmus hanno accompagnato una generazione che nei primi duemila si affacciava su uno scenario alternativo, fatto di testi un po’ dark e di vestiti completamente neri e – con il passare degli anni – sono sempre stati in grado di mantenere il loro stile, di sperimentare all’interno del loro genere. Si sono adattati un poco all’evoluzione del mercato, ma hanno sempre saputo restare gli stessi, per accontentare chi li aveva amati in Dead Letters e per attrarre a loro chi oggi cerca ancora qualcosa di alternativo e ha voglia di infilarsi un paio di piume in testa.

Da qualche parte, forse, c’è qualcuno che ora ha quattordici anni e sta decidendo che – perché no? – mettere “Lauri” nel suo indirizzo mail pare una scelta giusta così come ho fatto io diciannove anni fa, per poi, fra qualche anno,  ritrovarsi a chiedersi il perché e a fare un sorriso ogni volta che dovrà riportarlo in un curriculum.

Clicca qui per vedere le foto del concerto dei the Rasmus + Overlaps a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto)

The Rasmus

THE RASMUS – la scaletta del Paradise Again Tour 2022

First Day of my Life
Guilty
In my Life
No fear
Emppu solo+Paradise
Fireflies
Time to Burn
Live & Neverd Die
Wonder Man
October and April (acustico)
Still Standing (acustico)
Sophia (acustico)
Ghostbusters
Liquid
Rise
Immortal
Living in a World Without you
Falling
In The Shadows

Encore:
Rakkauslaulu
Jezebel
Sail Away

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Prima di tutto fotografo

1 Comment

1 Comment

  1. Fabio

    25/10/2022 at 10:40

    Ah, Michela mi hai strappato un sorriso. Perché in fondo, non so esattamente come sia accaduto, anno dopo anno (e concerto dopo concerto dei The Rasmus) io mi avvicino sempre più ai 50 anni. E guardandomi intorno, al Fabrique, vedevo “ragazzi” anche più grandi di me con i propri bambini (davvero un concerto e un ambiente adatto a tutti) accanto a tanti sbarbatelli (concedimelo è solo sana gelosia e un po’ di nostalgia). Buffo come i ragazzi inizialmente erano molto più composti di noi grandicelli, ma alla fine saltavamo e cantavamo tutti insieme. October and April è stato un momento inatteso e incantevole. Non ho mai apprezzato la versione originale, ma la voce di Emppu e Lauri ne hanno estratto la bellissima melodia. E in fondo, dietro la musica pesante e il rock dei the Rasmus, c’è sempre un’anima acustica. Insomma, grazie per l’articolo che ha fotografato perfettamente quello che vedo e sento nei concerti di questi 4 ragazzi. Forse eravamo anche vicini, qualche battuta sui boomer l’ho sentita anch’io. Buon tutto!

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