Articolo di Silvia Cravotta | Foto di Davide Merli
Come andranno certi concerti, a volte, lo puoi intuire già mentre stai arrivando. Il caos controllato che lunedì sera circondava l’Unipol Forum di Milano – le file ordinate di macchine, i serpentoni di persone a piedi, la musica che arrivava da punti imprecisati – rendeva bene l’attesa di quello che sarebbe successo nell’unica data italiana del Supercharged: Worldwide in ’25 dei The Offspring, con i Simple Plan special guest del tour. Ma niente ci aveva preparato a quello che è realmente stato, ovvero una grande e sfrenata festa di tre ore, con al centro coloro che rappresentano due generazioni della scena punk e pop punk internazionale, e tutto intorno un pubblico adorante venuto a celebrare un genere che sembra non invecchiare mai. Come i suoi cantori.
Lasciamo stare la questione nostalgia. Chi scrive è una adolescente degli anni Novanta che non ha mai disdegnato il mainstream e, dunque, si aspettava di trovarsi circondata di suoi simili. Invece a riempire il parterre e gli spalti del Forum ci ha pensato una folla letteralmente trans-generazionale – dai 15, con qualche punta al ribasso, ai 60 anni – composta da amici, coppie e famiglie. Fan della vecchia guardia mischiati a giovani alla scoperta dei loro primi mosh pit, scatenati all’unisono sulle note di vecchie glorie e pezzi nuovi. Perché gli Offspring – partiti nel 1984 da quel di Orange County, California –, non paghi di essere tra coloro che hanno contribuito a plasmare la rinascita del punk rock a inizio anni Novanta (insieme a gente come Green Day e Blink 182), dopo quarant’anni continuano a contribuire all’evoluzione del genere e non sembrano intenzionati a fermarsi.

SIMPLE PLAN: special guest perfetti
Gli Offspring hanno scelto degli ottimi compagni di tour per tornare a Milano, a un anno dalla loro ultima apparizione all’AMA Music Festival e a oltre vent’anni dalla loro ultima esibizione al Forum. Un ritorno ovviamente sold out.
Sulle scene ufficialmente dal 1999 ma insieme da ormai quasi trent’anni, i Simple Plan salgono sul palco pochi minuti prima delle 20 sulle note del main theme di Star Wars. Portatori di un suono che spazia dal pop punk, all’alternative rock, all’emo, accusati da alcuni di essere sin troppo orecchiabili, ma comunque attesissimi soprattutto dai più giovani, la band di Vancouver ha dato il via alla serata in modo impeccabile. Sul palco milanese hanno portato una setlist con le loro hit che hanno segnato il primo decennio del Duemila, partendo da I’d Do Anything, Jump e Addicted, per la quale i fan old school sono stati puntualmente richiamati al sing along.
Il frontman Pierre Bouvier è un vero intrattenitore. Ringrazia in italiano, guida il pubblico e l’energia contagiosa sua e dei suoi compagni di viaggio – Jeff Stinco alla chitarra, Sébastien Lefebvre all’altra chitarra e Chuck Comeau alla batteria – si ripercuote su tutti. Parla del loro documentario The Kids in the Crowd, con la doppia colonna sonora in uscita a ottobre, e lancia la nuova canzone Nothing Changes. L’inno generazionale Welcome to My Life è gridato con forza un po’ da chiunque, mentre Summer Paradise con il suo ondeggiare lento ci riporta per un attimo all’estate appena passata. Sarà colpa dei palloni da spiaggia che vengono lanciati sul pubblico? Dopo What’s New Scooby Doo?, nella soundtrack dell’omonimo film, è il momento di un’altra canzone simbolo, I’m Just a Kid, che il cantante porta sulla maglietta (ma con a kid cancellato e sostituito da an adult) e che, ricorda, è uscita ben 23 anni fa, scatenando un momento di melanconia tra chi era adolescente in quegli anni, ma anche in chi lo è stato prima. Tutto questo cede rapidamente il posto al divertimento, quando Pierre e Chuck, con indosso la maglia del Milan, si scambiano di posto e il batterista si lancia in un classicissimo crowdsurfing. Perfect, cantata dal pubblico, chiude la loro esibizione tra coriandoli e fumo dopo l’ennesimo ringraziamento e una rinnovata dichiarazione di amore per l’Italia. Sono le 20.59.

Il PRE-SHOW che non ti aspetti
Se me lo avessero raccontato prima, non credo sarei mai riuscita a immaginarlo così. Alle 21 in punto parte sugli schermi il countdown, seguiranno 25 minuti di puro delirio, divertentissimo. Tutto è rapido, difficile descriverlo in sequenza perché i momenti si accavallano senza permettere al pubblico di distrarsi un attimo. A partire dallo scheletro danzante e l’appello a mature audience e immature friends, tra merch e concorsi per vincere scalette autografate, mentre sopra le nostre teste vola un mini-dirigibile con il logo della band. Sugli schermi scorre un videogioco anni Ottanta con i fondatori Dexter Holland e Noodles in versione Super Mario, intanto tra il pubblico e sul palco – dove sono al lavoro i tecnici – si aggira un uomo con una maschera da scimmia.
Dopo un video in versione Top Gun e con Take on Me da cantare come al karaoke, partono le cam. La Look-a-Like rintraccia tra il pubblico i sosia di Johnny Deep, del protagonista del video di Pretty Fly e di Mastro Lindo. All’Offspring Trivia, con domande a quiz sulla band, segue la Kiss Cam con il suo fiorire di baci tra il pubblico (e la comparsata dei due famosi amanti beccati dai Coldplay), la Headbanging Cam, la Fuck You Cam che fa sfogare un po’ di malumori a colpi di diti medi, e la Booty Cam, che rintraccia veri campioni di twerking. Un momento pop e colorato che fa volare il tempo ancora più velocemente, uno show pensato benissimo. Sono le 21.22.

THE OFFSPRING: The Kids stanno decisamente Alright
Cala il buio e la una Thunderstruck registrata segnala l’arrivo dei cinque. Vederli salire sul palco e suonare per la successiva ora e mezzo è un promemoria perfetto del perché siano durati così a lungo e di come tutti dovremmo essere. Giovanili alla soglia dei 60 (sì, anche Dexter con i chili di troppo), pieni di energia e di voglia di divertirsi e far divertire. Perché, in fondo, stasera è una festa e, in questi tempi bui, abbiamo tutti bisogno di leggerezza. Anche se il sottotesto di questa musica allegra, come accade spesso nelle canzoni degli Offspring, è tutto fuorché gioioso.
A partire da Come Out and Play, con il suo riff da surfisti e il celebre ritornello Keep ‘em separated, canzone che li ha portati al successo planetario, parlando di violenza giovanile nei college e tra le gang. Se Want You Bad è una occasione per cantare a squarciagola il nostro amore a chi è lì vicino a noi o a chi è troppo lontano, Looking Out for #1 è la prima delle canzoni di Supercharged, l’album uscito un anno fa che dà il titolo al tour. Anche in versione live, i nuovi brani si rivelano fedeli al loro stile ma in versione rinnovata e adattata ai tempi. Il pubblico apprezza ed è già – letteralmente – sovraccarico.

Original Prankster è la canzone che noi ex adolescenti di trenta e passa anni fa aspettavamo per scatenarci, e così abbiamo fatto. A riportarci a terra, e nel mondo reale di questi anni, Hammerhead con la sua intro di chitarre potenti e le immagini in bianco e nero di soldati in guerra. Due scheletri gonfiabili – come quello sulla copertina di Supercharged – si ergono prepotenti sul palco mentre le chitarre spopolano per tutta la canzone. Anche Genocide – termine che in questi giorni ci sta tormentando le orecchie, la vista e il cuore – dall’album capolavoro Smash riapre la parentesi che avevamo chiuso per la serata, e lancia un silenzioso appello contro la guerra. A rallegrarci il cuore ci pensano Dexter e Noodles, che scherzano amabilmente per tutta la sera (con il chitarrista che si dice convinto di aver battuto il record del mondo, vantando un pubblico di un milione e 300 e passa spettatori a Milano) e ringraziano continuamente. Sono decisamente contenti di essere dove si trovano.
Bad Habit scatena un momento di totale divertimento tra pogo, luci accese, “olè,olè, olè” dal pubblico che viene fatto cantare a cappella prima di far ripartire la canzone. Un boato di entusiasmo saluta l’omaggio al mitico Ozzy, con una breve versione di Paranoid e una splendida Crazy Train, con protagonisti assoluti Noodles e l’altra chitarra di Jonah Nimoy. Lo strumento di Noodles, però, non conosce pause e si lancia subito nella sua profonda e inquietante versione di In the Hall of the Mountain King (cover di Edvard Grieg). Il momento cover si conclude coi Ramones e, come sempre capita con questa canzone, avremmo tutti bisogno di essere sedati.

I video sugli schermi dietro e ai lati del palco ci portano tra corridoi escheriani per Gotta Get Away, con il cantante che compare e scompare dentro porte e finestre. La parte visiva è sicuramente uno dei punti di forza del concerto e uno splendido accompagnamento per la parte musicale che ha rispettato assolutamente le aspettative, nonostante qualche fisiologico calo vocale di Dexter. Come quando arriva il solo di Brandon Pertzborn, pura e intensissima energia di bacchette che prima zittisce e poi scatena un’onda di entusiasmo in tutto il Forum. Si rallenta con Gone Away, versione al piano con Dexter che chiede di accendere le torce dei telefoni per le persone che non sono più con noi.
Segue il terzetto dei sogni che racchiude nostalgia, umorismo e voglia di ballare: l’iconica Why Don’t You Get a Job?, tra palloni da spiaggia e karaoke, l’immarcescibile Pretty Fly (for a White Guy) con tanto di inquadrature di fan tra il pubblico vestiti come il protagonista del celebre video, maglietta azzurra e cappellino rosso. Chiude, direttamente da Americana, un altro pezzo da novanta come The Kids Aren’t Alright, con il suo ritmo orecchiabile e i suoi temi delicati. Ma qui a Milano i ragazzi stanno tutti benissimo.
Encore affidati a You’re Gonna Go Far, Kid e a un’altra hit piantata nei nostri cuori come un chiodo, Self Esteem, indimenticabile inno di una generazione che dà vita all’ultimo pogo prima di chiudere i battenti. I cinque si abbracciano e salutano, la loro immagine ingigantita sullo schermo sotto il loro nome, quella stessa scritta che conosciamo ormai da quarant’anni. In fondo, non è più un gran segreto che il punk e il rock siano la miglior ricetta per rimanere giovani. Anzi “croccanti”, come direbbe il mio amico Simone.
THE OFFSPRING: la scaletta del concerto di Milano
- Come Out and Play
All I Want - Want You Bad
- Staring at the Sun
- Looking Out for #1
- Original Prankster
- Hammerhead
- Genocide
- Make It All Right
- Bad Habit
- Paranoid (Black Sabbath cover)
- Crazy Train (Ozzy Osbourne cover)
- In the Hall of the Mountain King (Edvard Grieg cover)
- I Wanna Be Sedated (Ramones cover)
- Gotta Get Away
- Gone Away
- Why Don’t You Get a Job?
- Pretty Fly (for a White Guy)
- The Kids Aren’t Alright
- Encore:
- You’re Gonna Go Far, Kid
- Self Esteem
SIMPLE PLAN: la scaletta del concerto di Milano
- I’d Do Anything
- Shut Up!
- Jump
- Jet Lag
- Addicted
- Your Love Is a Lie
- Nothing Changes
- Welcome to My Life
- Summer Paradise
- Thank You
- What’s New Scooby Doo?
- Where I Belong
- I’m Just a Kid
- Perfect































