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Reportage Live

STEREOLAB: il racconto e le foto del concerto di Roma

È novembre, un tranquillo e silenzioso dopo cena in quel di Ciampino, ridente cittadina alle porte di Roma. Ciampino, per chi non lo sapesse, è famosa per due cose: l’aeroporto e l’Orion Live Club.

L’Orion è un’ex discoteca da anni ormai riconvertita in sala concerti, un luogo che si ama o si odia. Viene spesso criticato per l’acustica discutibile, il parcheggio non custodito che costa come un gioiello da Bulgari ed il vialetto d’accesso buio che più buio non si può.
Così buio che in questo tranquillo e silenzioso dopo cena non mi accorgo dei dossi presenti a terra. Inevitabile: a più riprese (recidiva!) inciampo, fortunatamente senza cadere.

Ma torniamo a noi.
Novembre, dopo cena, Ciampino, Orion: è ovvio, si va ad un concerto.
A scuotermi dal letargo che sembra già avermi prematuramente colpita sono gli Stereolab, band franco-inglese che ha da poco spento 30 candeline.
Attivi sin dagli anni Novanta, gli Stereolab sono un connubio elegante tra krautrock e new wave condito da tante correnti.
Elettronica, lounge, bossa nova, pop e art-rock sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano il sound della band.
Un sound da sempre trasversale e dal respiro internazionale, grazie sicuramente all’unione fortuita tra la francese Lætitia Sadier e l’inglese Tim Gane.

I due si conoscono ad un concerto nel 1988 e due anni dopo, uniti come coppia, scelgono di dare vita ad un progetto che li unisca anche artisticamente.
A loro modo psichedelici, a loro modo raffinati (l’accento francese di Lætitia rende riconoscibile il cantato, donando una certa sensualità), gli Stereolab si fanno subito notare e piacciono.

Quando l’amore tra Lætitia e Tim si spegne, i due non si allontanano: anche se scelgono di intraprendere nuove strade artistiche, gli Stereolab restano in piedi.
A cadenze quasi regolari sfornano delle raccolte, “Switched On”, intervallate da qualche album (l’ultimo è del 2010).

A riportarli sul palco, a portarli a Ciampino adesso, è la presentazione live del nuovo capitolo della già citata raccolta: “Pulse of the Early Brain Vol. 5”.

Alle 21 la serata inizia con Julien Gasc, polistrumentista di Tolosa, amico e collaboratore da diversi anni di Lætitia.
È un inizio lento e assolutamente, decisamente, totalmente troppo francese.
Di bianco vestito, Gasc intrattiene il pubblico a colpi di chansons leggere dal sapore pop. Immobile davanti al microfono, si muove poco e malamente.
È così impacciato che sorge un dubbio: è una cosa voluta o è la timidezza a rendere Gasc quasi inadatto ad una qualsiasi presenza scenica?
Non lo so, personalmente non riesco ad apprezzare la sua performance ed il suo lavoro non è nelle mie corde.
Il pubblico, au contraire, sembra ben accogliere i brani del suo ultimo disco, “Re Eff”. Dopo una mezz’ora abbondante (che a me è sembrata infinita) Gasc lascia il palco.

Alle 22 precise gli Stereolab salgono sul palco con una formazione a cinque elementi: le luci sono così buie che si fatica a vederli in volto.
Poco importa: dopo gli ultimi aggiustamenti alle tastiere e al synth, si parte ed è un viaggio a ritroso nel tempo.

Nonostante il fluire degli anni l’alchimia tra loro non è cambiata.
Gli Stereolab non sono una band che vive il palco: fanno musica in modo composto, suonano in modo impeccabile come se ogni concerto fosse un banco di prova, un esame da superare.Le interazioni col pubblico sono poche, educate.
Oserei dire, rispettose.
Lætitia, meticolosa, si divide tra il synth e la chitarra ed è al centro del palco.
Dietro di lei si schierano gli altri, se possibile ancor più in ombra.

Ogni tanto i volti sono illuminati da luci blu e fucsia che fanno intravedere qualche ruga sui volti, qualche capello in meno in testa, i fisici leggermente appesantiti: è una fotografia bellissima.
Quello che il palco restituisce agli occhi è l’immagine di una famiglia ancora unita dopo trent’anni passati insieme.
Se è vero che alcuni membri sono cambiati negli anni, è altrettanto vero che il cuore pulsante del gruppo è solido più che mai.

Il concerto è un susseguirsi di brani, tra cavalli di battaglia e nuovi pezzi – il bis è affidato a lui, quel famoso ‘French Disco’, amato e coverizzato in tempi più recenti dagli Editors di ‘Munich’.
Uno spettacolo, se non per gli occhi, sicuramente per le orecchie.
Gli Stereolab ci regalano quasi due ore piene di nostalgica delicatezza: ma quando ci ricapita una serata simile?

Clicca qui per vedere le foto di Stereolab in concerto a Roma o sfoglia la gallery qui sotto

Stereolab
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