Articolo di Silvia Cravotta | Foto di Roberto Finizio
Quanta vita c’è nelle canzoni di Mahmood. La sua, quella degli altri, dei quartieri in cui ha abitato, tutto mischiato alle esperienze che ha vissuto. Emerge con forza nei suoi album ma dal vivo è un’altra storia, la senti e la vedi proprio scorrere tra un brano e l’altro, come se stessi guardando un film. Lo abbiamo visto tutti quel film ieri sera, mentre lui cantava e ballava – alternando con bellezza movimenti fluidi e scattosi – sul palco dell’Esedra di Palazzo Te, per l’ultimo concerto della rassegna Mantova Live. E non è un caso che tra il pubblico che occupava le sedie disposte nell’antico portico – e che ha faticato a restare seduto per gran parte del concerto, fino all’esplosione finale delle ultime canzoni – non si vedessero adolescenti, come ci si aspetterebbe, ma soprattutto adulti, più e meno giovani.
Perché Mahmood, nonostante due soli album all’attivo (Gioventù bruciata del 2019 e Ghettolimpo del 2021) è un cantautore maturo, come i suoi testi, con uno stile che ne fa decisamente un unicum. Eppure sul palco è un semplice quasi trentenne, farà gli anni proprio tra pochi giorni, che si rivolge a chi ha pagato un biglietto per vederlo come se stesse parlando con gli amici in qualche locale.

Scherza, cazzeggia, si racconta. Sale sul palco in tuta arancione, anfibi e occhiali da sole, Alessandro Mahmoud, “Ale” come lo chiamano urlando a squarciagola molti suoi fan tra una canzone e l’altra. Ad accompagnarlo ci sono sempre Francesco Fugazza, Marcello Grillo ed Elia Pastori.
L’attacco del concerto con “Dei” è perfetto, Mahmood la canta con la voce ma anche con il corpo, e con le sue sonorità tra il tribale e l’elettronico ti trascina subito nell’universo di Ghettolimpo, che oltre all’album dà il titolo anche al tour estivo. Un mondo dove quartieri popolari e regni divini convivono tra alti e bassi, scontri, storie d’amore e abbandoni. E infatti “Ghettolimpo” arriva subito dopo, con quella melodia arabeggiante che ti accarezza le orecchie e ti fa ringraziare le origini egiziane di suo padre, quello stesso che se n’è andato e che pure è sempre così presente.
Con l’energia di “Klan” è facile, si canta tutti insieme e le prime mani che non riescono a stare ferme cominciano ad alzarsi. Il ritmo rallenta con “Baci dalla Tunisia” e quel filo di malinconia che si arrotola intorno a una storia difficile, una costante che si intravede lungo tutta la sua produzione artistica e che in fondo è quella che gli dà un gran valore aggiunto. “Inuyasha”, ballata ispirata a un manga giapponese, e “Rubini”, bisogna dirlo, sono due piccoli capolavori, più tradizionali come linea melodica ma resi indimenticabili da una voce che viaggia facilmente dal basso all’alto, andata e ritorno, e che non puoi confondere con quella di nessun’altro.

Nel mezzo è il turno di “Il Nilo nel Naviglio”, ancora una volta un rapporto complicato con rimandi a un passato tormentato, così come “Gioventù bruciata”, vero artefice del successo di oggi grazie alla vittoria al Sanremo Giovani del 2018. Con “Dorado”, “Remo”, “Icaro è libero” e “Kobra” la malinconia si trasforma in forza e si torna a ballare. C’è chi alla fine lascia da parte gli scrupoli per la visibilità di quelli dietro e si alza, saltando e riprendendo tutto mentre canta. E se non ci si alza da soli, ci pensa Mahmood a incoraggiare il suo pubblico, lanciando sfide tra i vari settori per vedere chi reagisce con più prontezza al suo appello.
Anche “Barrio” ci riporta in quel mondo urban-pop – anche musicale – che tanto fa parte dell’immaginario “mahmoodiano”. Ma prima è la volta di “T’amo”, che pesca dalla tradizione dell’amatissima mamma sarda inserendo all’interno di un pezzo fresco e ritmato l’ultracentenaria “No potho reposare”, tradizionale canzone d’amore della Sardegna. Una questione di famiglia e di affetti, visto anche la delicatezza e la cura con cui Mahmood la canta sul palco. “Talata” ci riporta al Maghreb visto che in arabo vuol dire “tre”, un ottimo sound per parlare di sesso in maniera leggera. “Rapide” con il suo testo ricco e la melodia lenta è un ottimo anticipo per “Brividi”, canzone vincitrice dell’ultimo Sanremo, che dà l’occasione a Mahmood per un saluto al suo sodale, Blanchito. Bisogna dire che anche a una voce sola, questa canzone mantiene tutto il suo peso emozionale, quello stesso che ha spinto tanta gente a votarla al Festival.
Un breve saluto e una sparizione dietro le quinte, qualche minuto di cori “se non canti l’ultima noi non ce ne andiamo”, e Mahmood ricompare sul palco per l’immancabile “Soldi”. Chiude così la terzultima tappa del suo tour estivo (le prossime Vicenza e Codigoro, nel ferrarese) e saluta una Mantova ancora scossa da un brivido forte e malinconico allo stesso tempo.
Clicca qui per vedere le foto del concerto di Mahmood all’Esedra di Palazzo Te Mantova (o scorri la gallery qui sotto)
MAHMOOD: La Scaltetta del concerto di Mantova
Dei
Ghettolimpo
Klan
Baci dalla tunisia
Inuyasha
Il Nilo nel naviglio
Dorado
Remo
Gioventù bruciata
Icaro è libero
Kobra
Rubini
T’amo
Barrio
Talata
Rapide
Brividi
Soldi
































Nadia
04/09/2022 at 21:26
Mahmood è FANTASTICO!!!
Mara
04/09/2022 at 21:32
Che bell’articolo!!! Ha davvero catturato tutti gli aspetti che si possono contemplare attraverso un concerto di Mahmood. Complimenti!
Marcello
09/09/2022 at 11:07
Silvia, che bello il tuo articolo. Ero a Mantova anche io, un fan attempato (>50 anni) ma sempre con la voglia di andare per concerti. Hai centrato in pieno tutte le emozioni e tutte le sensazioni che ho provato. Una bellissima serata davvero.
Complimenti, la tua scrittura è un piacere per la lettura !