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Reportage Live

COUNTING CROWS in concerto: foto, reportage e scaletta

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Articolo di Matteo Pirovano (Milano) | Foto di Denis Ulliana (Padova)

E’ sempre difficile riuscire a recensire in modo lucido una band che si ascolta fin da quando si è ragazzini, la musica con cui si è cresciuti. Molte delle canzoni dei Counting Crows hanno scandito il mio percorso come uomo e fotografano momenti precisi della mia esistenza, ieri sera riemersi da quel cassetto della memoria dove erano stati sepolti in un momento non ben definito del mio cammino verso l’età adulta.

I Counting Crows sono stati la colonna sonora mia e di chi, come me, faceva parte di quella Generazione X che, ad inizio anni ’90, sgomitava per cercarsi un posto, uno spazio nel mondo, a cavallo tra un periodo cupo ormai alle spalle e un decennio appena iniziato brulicante di novità.

Ventidue canzoni nella cornice perfetta di un Alcatraz euforico, ieri sera dai suoni impeccabili,
 ventidue polaroid che rimarranno impresse nel mio personale album dei ricordi. Un simile coinvolgimento emotivo avrebbe potuto intralciare un’oggettiva valutazione dello spettacolo, ma ci hanno pensato loro a semplificare il tutto rasentando la perfezione.

I Counting Crows sono oggi una band composta da sette elementi, sette musicisti di spessore che contribuiscono a creare un tappeto sonoro ammaliante ed avvolgente, sul quale irrompe la voce di un Adam Duritz che porta incisa sulle proprie corde vocali la storia musicale della terra dalla quale proviene, una voce calda, mai banale, venata da sonorità blues, folk, country.

L’articolo continua dopo la fotogallery

A tratti geniale, ma alla lunga anche un po’ “fastidiosa”, è stata l’eccessiva “teatralità” nell’interpretazione di alcuni pezzi da parte di Adam stesso, spintosi, in diversi momenti, a stravolgere completamente la linea vocale della canzone originale, rendendo pertanto arduo allo spettatore il tentativo di interpretarla insieme a lui.

E non sono mancate di certo le occasioni per cantare all’unisono i classici della band di San Francisco, dall’iniziale “Round Here” sino alla conclusiva “Holyday in Spain” sono stati suonati pezzi estratti da tutti gli album che la band Californiana ha pubblicato, disco di cover incluso
: sentire suonare nello stesso set le varie “Mr. Jones”, “Colorblind”, “Omaha” e la struggente “A Long December” è da considerarsi un privilegio.

Una menzione a parte va alla nuova, bellissima, “Possibility days”, piccola gemma incastonata nell’ultimo lavoro di recente pubblicazione della band, che risponde al nome di “Somewhere under wonderland”, a mio modo di vedere, uno dei pezzi da loro scritti più riusciti degli ultimi anni. “The best part of a bad day is knowing it’s OK” è un verso che porta in sé quel miscuglio di felicità e malinconia che si respira in tutti i lavori della band.

Sulle note registrate di “California Dreamin’” dei Mamas and Papas, e con la promessa da parte di Adam di tornare presto in Italia, si chiude la data milanese e cala il sipario sul tour europeo dei Counting Crows .

In macchina mi attende il cd di “August and Everything After” che mi accompagnerà nel viaggio di ritorno verso casa, così come accaduto molte volte negli ultimi 21 anni, nelle serate “si” come in quelle nelle quali nulla andava come doveva, ma con un sorriso di fondo perché, come gli stessi Counting Crows ci insegnano, anche una stanza di ospedale, nella sua tristezza, può riportarci alla mente un’immagine di felicità.

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COUNTING CROWS – scaletta Milano – 23 Novembre

Round Here
Scarecrow
If I Could Give All My Love -or- Richard Manuel Is Dead
Cover Up the Sun
Mr. Jones
Colorblind
Mercy
Omaha
Possibility Days
1492
Miami
Like Teenage Gravity (Kasey Anderson cover)
God of Ocean Tides
Goodnight L.A.
Big Yellow Taxi (Joni Mitchell cover)
Earthquake Driver
Blues Run the Game (Jackson C. Frank cover)
A Long December
Hanginaround
– – – – – –
Palisades Park
Rain King
Holiday In Spain

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