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Reportage Live

Bentornata vita – i Jesus e Mary Chain a Milano, foto e reportage del concerto

Articolo di Chiara Amendola | Foto di Andrea Ripamonti

Torno all’Alcatraz dopo i Darkness nel Febbraio 2020 e, a parte la presenza di mascherine e controlli green pass, riesco difficilmente a credere che nel mezzo siano passati quasi due anni senza essere qui.

Il palco è quello grande e la platea è ricca di facce note che non beccavo da un po’.

C’è la birra, la solita fila ai bagni (con le porte rigorosamente senza lucchetto), gente esageratamente “brit” che cerca attenzione e una voglia quasi malsana di divertirsi.

Certo, sono finiti i giorni in cui un concerto dei Jesus And Mary Chain era un affare civile con un potenziale tumultuoso – ma sono certa che l’attesa (li aspettavamo da aprile 2020) generi un bel po’ di sana agitazione con grandi soddisfazioni.

Questa sera il gruppo celebra il 25 anni di Darklands, secondo disco di carriera che ha però segnato la legacy della band.

In effetti ‘album di debutto dei Jesus And Mary Chain,Psychocandy, fu una linea nella sabbia disseminata di feedback e dissonanze di chitarra.

Il loro primo shoegazer fece a pezzi il pop classico – l’era delle girl group, i successi, il surf pop, il rock ‘n’ roll pre-Beatles – ma proprio in un milione di pezzi, rendendolo nevrotico, con un’ambientazione spettrale e un fervore punk. Nel 1987 il duo centrale dei Jesus And Mary Chain, i fratelli Jim e William Reid, coltivò ulteriormente queste intuizioni ma addolcendole, nacque così Darklands“.

Il secondo disco rivelò un duo di autori infatuato del classicismo e da un senso di introversione. Grazie all’uso delle drum machine, i Jesus And Mary Chain si riposizionarono come fornitori di rock ‘n’ roll al profumo di benzina con un ritmo meccanizzato, raggiungendo vette inimmaginabili. “Darklands” è per molti versi una maggiore sintesi del suono della band rispetto al loro seminale debutto, la scrittura delle canzoni, gli elementi anni ’60 e il senso pervasivo di essere intrappolati ai margini sono dominanti in questo lavoro.

È bello vedere che alcune cose nella vita non cambino mai troppo, e stasera i fratelli scozzesi sono riuniti con il resto del gruppo per ridistribuirsi ai fan, ma anche a chi all’epoca non c’era.

E’ proprio una domenica malinconica. Mi ritrovo immersa in un’atmosfera di dolce nostalgia, in cui fan attempati ma anche qualche giovane appassionato, si lascia andare a favore di un songwriting pastoso e malinconico.

The Jesus and Mary Chain in concerto all’Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Jim ha rinunciato da tempo ai capelli accuratamente disordinati e frangiati della sua giovinezza, e ora, sfoggiando un’elegante spuntatina, assomiglia di più all’insegnante d’arte più figo che si ricordi dalle scuole superiori. William, al contrario, ha mantenuto la sua massa di riccioli sregolati.

Il set stesso è composto da due parti. La prima è una consegna senza fronzoli di “Darklands“, con ogni traccia nel suo ordine originale. La seconda è una selezione di canzoni, che vanno da “Psychocandy” al loro album più recente “Damage And Joy” e vari punti in mezzo.

“Happy When It Rains” e “April Skies”, entrambi pop celebrativo con una sfumatura noir, sono invecchiati molto bene, insieme alle melodie dal ritmo vivace e chitarra rock’n’roll di “Down on Me”.

La performance è metodica, calcolata, fatta per piacere – manca l’energia maniacale e la spontaneità che una volta poteva caratterizzare uno show dei JAMC, ma quando tu e il tuo pubblico non siete più dei post-punk ventenni, forse è meglio così.

The Jesus and Mary Chain in concerto all’Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Darklands è suonato bene, ma con una professionalità sommessa, quasi reverenziale. L’amore per la musica è ancora lì (questo non è un semplice esercizio), ma l’atmosfera è catturata, curiosamente, da qualche parte tra un concerto rock degli anni ’80 e un classico concerto da camera.

I livelli di energia sono un po’ più alti nella seconda metà, più ruvida e meno ovviamente provata. Brani come “Can’t Stop The Rock” , Kill Surf City e “Taste Of Cindy” sono consegnati con qualche falsa partenza.

Una lussuria musicale che raggiunge il suo climax nell’encore finale, che sostituisce il rumore “bianco” a una impetuosa scarica di adrenalina – a mio avviso uno dei momenti migliori dello show – e che conclude lo spettacolo con una doppietta che mi emoziona e annichilisce Just like honey e Never Understand”.

Tornare a casa e camminare al freddo, sotto la nebbia, con il cuore in un tumulto di sensazioni contrastanti, ricordi e qualche lacrima trattenuta, non è stato mai così rassicurante.

Bentornata vita.

Clicca qui per vedere le foto dei Jesus and Mary Chain all’Alcatraz di Milano (o sfoglia la gallery qui sotto)

The Jesus and Mary Chain

Jesus and Mary Chain: la scaletta del concerto all’Alcatraz di Milano
Darklands
Deep One Perfect Morning
Happy When It Rains
Down on Me
Nine Million Rainy Days
April Skies
Fall
Cherry Came Too
On the Wall
About You

Encore:
Happy Place
Everything’s Alright When You’re Down
Taste of Cindy
Drop
God Help Me
Up Too High
I Love Rock ‘n’ Roll
Moe Tucker
Come On
Kill Surf City

Encore 2:
Just Like Honey
Never Understand

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Cinefila e musicofila compulsiva. Quando qualcosa mi interessa non riesco a tacere.

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