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BAD RELIGION: il racconto, le foto e la scaletta del concerto di Milano

Foto di Andrea Ripamonti | Articolo di Jennifer Carminati

A scaldare il pubblico, ci pensano i The Rumjacks, band che non conoscevo ma che ho apprezzato molto, fosse anche solo perché mi hanno fatto assaporare il clima irlandese che adoro, ci mancava solo una Guinness e sarebbe stato tutto perfetto. Sono una fusione perfetta di musica folk celtica tradizionale e punk. Il cantante, Mike Rivkees, non si risparmia un attimo e salta da una parte all’altra come un folletto impazzito. La band, di cui ricordiamo alla batteria il nostro conterraneo Pietro della Sala, lo accompagna egregiamente e il tutto si tramuta in una mezz’ora passata divertendoci e in allegria, nell’attesa della “cattiva religione” tanto attesa. Da approfondire sicuramente.

Rinviate di due anni causa Covid-19 le celebrazioni per i quarant’anni di attività, i Bad Religion sono di nuovo in Italia, all’Alcatraz, in versione ridotta, per la loro seconda e ultima tappa italiana, dopo quella di Padova. Palco minimalista a dir poco, solo il logo della band scritto a caratteri cubitali alle loro spalle, giusto per ricordarci che i grandi talenti non hanno bisogno di enormi scenografie appunto, basta la qualità dello spettacolo messo in scena come quello che ci ha regalato stasera la storica punk-rock band californiana, che, per chi non lo sapesse, ci ha tenuto compagnia anche durante la quarantena con alcuni live streaming, singoli online e con una autobiografia ufficiale intitolata “Do What You Want”, che vi consiglio di leggere.

Chiuso, si spera definitivamente, il capitolo mascherine anche nei locali, oggi finalmente ci si rivede in faccia e ci si può sorridere davvero e non solo con gli occhi, ed è una cosa che ci mancava molto e che son sicura scalda il cuore di tutti i presenti. Un po’ meno sentivamo la mancanza di sudore e spintoni, ma fa tutto parte dell’atmosfera di un live sentito e tanto atteso come quello di questa sera. 

La band come sappiamo ha avuto diversi cambi di formazione, con il cantante Greg Graffin che è stato l’unico membro costante, sebbene anche gli altri membri fondatori Jay Bentley e Brett Gurewitz siano stati con la band per la maggior parte della loro storia mentre il chitarrista Brian Baker è stato un membro del gruppo dal 1994. Il chitarrista Mike Dimkich e il batterista Jamie Miller invece sono gli ultimi arrivati, ma sono certamente ben inseriti e la differenza coi veterani non si percepisce affatto, anche perché proprio di primo pelo non sono neanche loro.

Mike sembrava dovesse tenere una lezione all’università piuttosto che suonare un concerto punk, nel suo look giacca, gilet e camicia, con tanto di foulard molto chic devo dire. Per tutta la durata del concerto ha masticato chewing gum come se non ci fosse un domani e ci ha regalato smorfie alquanto irriverenti, ma l’abito non fa il monaco  e si è reso protagonista  di un’ottima performance mentre Jay, dal canto suo, regalava sorrisi che sprigionavano felicità, entusiasmo e voglia di esserci su quel palco, ancora dopo parecchi anni sulle e alle spalle.

Ricordiamo che Gurewitz ha fondato nei primi anni 80 la sua personale etichetta discografica, la Epitaph, nata inizialmente per pubblicare i dischi degli stessi Bad Religion, e diventata poi una delle principali etichette indipendenti statunitensi nel genere punk/hardcore; da sottolineare la pubblicazione dell’enorme successo di Smash degli Offspring giusto per citarne uno. Lo stile chitarristico di Brett e  Greg, insieme all’inconfondibile timbro vocale di quest’ultimo, sono stati a lungo il marchio di fabbrica del gruppo. Uno stile inimitabile, ma in realtà assai scopiazzato, perché è bene ricordarlo, sono stati proprio i Bad Religion i maggiori artefici e creatori di quello che oggi comunemente definiamo hardcore melodico californiano.  I loro testi vanno letti, sono ispirati e mai banali, uniscono l’impegno sociale e politico, alla religione e persino la scienza, infilandoci nel mezzo una nota poetica che non guasta mai.

Lo spettacolo inizia con “Generator” inclusa nell’omonimo album del 1992, seguita a spron battuto da “LA is Burning” e “Fuck You“, accompagnate dalla voce del pubblico urlante  che, nonostante un pogo sfrenato, aveva un incontenibile desiderio di far sentire a chi stava suonando,  la nostra voglia di esserci !

Momento di apparente calma con “Suffer” in cui le parole di Greg  ricordano che “l’umanità ha sempre dovuto soffrire” per poi riprendere d’intensità con alcuni tra i brani più famosi dell’iconica band, ovvero “You” tratta da No Control del 1989, “21st Century (Digital Boy)” da Against The Grain ( 1990), “Punk Rock Song” dall’album del 1996 The Gray Race. E di circa venti anni fa invece, “The process of belief”, dal quale ci ripropongono “Sorrow”.

L’ultimo loro album in studio è “Age of unreason” del 2019 di cui hanno  riproposto oggi solo una canzone, “End of History” purtroppo accolta tiepidamente dal pubblico, forse più affezionato al repertorio storico della band.

Chiudono un grande concerto  che, per intensità e coinvolgimento sembra essere durato molto più dell’ora e mezza reale, le tiratissime “American Jesus” da Recipe For Hate( 1993) e “Fuck Armageddon” da  How Could Hell Be Any Worse? del 1982.

Nel mezzo Greg ringrazia l’Italia e il suo pubblico più volte ricordando pure un aneddoto particolare: solo grazie alla rivista Mucchio Selvaggio, che ha storpiato in  Muschio Selvaggio ma glielo concediamo, nei primi anni ’80 abbiamo potuto iniziare a conoscere ed apprezzare quella che poi sarebbe diventata una band icona nel suo genere.

Questa sera qui all’Alcatraz abbiamo ritrovato ‘40+2’ anni dopo il loro esordio una band con la loro formula ormai collaudata fatta di melodie travolgenti, solide chitarre tirate a spron battuto e armonie vocali assolutamente perfette, che a dispetto della ripetitività negli schemi risulta sempre fresca e coinvolgente. 

E’ stato il concerto che ogni appassionato di punk rock avrebbe voluto vedere e che rappresenta un grande ritorno in tutti i sensi, il segnale che il profondo legame che univa Gurewitz ai Bad Religion non si è mai davvero spezzato.

Un nuovo inizio forse? Lo scopriremo, sperando non tra altri 40 anni.

Ci vediamo presto ragazzacci, come promesso.

Bad Religion

BAD RELIGION – la scaletta del concerto di Milano

Generator 
Recipe for Hate
New Dark Ages
Man W/A Mission
Punk Rock Song
Los Angeles Is Burning
Struck a Nerve
Suffer
Come Join Us
End of History
Fuck You
Only Gonna Die
Dept. of False Hope
Do What You Want
Modern Man
Slumber
Anesthesia
No Control
Atomic Garden
You
Infected
Sorrow
I Want to Conquer the World
21st Century (Digital Boy)
American Jesus
Fuck Armageddon

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Prima di tutto fotografo

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