Articolo di Stefania Clerici – foto di Roberto Finizio
Si dice che le note gravi del violino abbiano la capacità di toccare le corte più profonde dell’anima, Andrew Bird ha iniziato suonarlo a 4 anni, ed è arrivato a più di 40 (anni) a suonare –contemporaneamente –più strumenti di quante le sue due sole mani gli permettano. Perchè quando hai il talento, l’amore per la musica e tanta voglia di sperimentare, riesci ad arrivare molto più al di là di quanto quattro corde (fisiche) e le corde vocali ti permettano.
Una carriera musicale iniziata più di 20 anni fa nella band dei Bowl Of Fire con 13 album all’attivo, poi la carriera solista, che vanta collaborazioni con artisti del calibro di Kristin Hersh (“The Grotto”), Bonnie “Prince” Billy, passando per i My Morning Jacket, Ani Di Franco e non da ultimo Fiona Apple e Blake Mills, e che tocca un’enorme varietà di generi musicali, dal jazz al country blues, passando per il folk e l’indie pop, definendo un personalissimo ed elegante stile che ne fa la sua cifra distintiva.
In Italia due live, a Milano e a Roma, per la presentazione del tour (mondiale) che dà anche il titolo al suo ultimo lavoro in studio Are You Serious?, uscito lo scorso aprile e che pur essendo un lavoro solista ben raccoglie la poliedrica vocazione artistica di Bird. Pur conoscendolo da tempo più di fama che per la sua musica, mi sono avvicinata a lui per sua partecipazione alle colonne sonore delle serie TV che seguo: prima con la sigla di True Detective e Far From Any Road, cantata nella versione originale dai The Handsome Family (anche loro di Chicago) contenuta nella raccolta di Bird di Things Are Really Great Here, Sort Of… e poi con le soundtrack di Orange Is The New Black e del film dei The Muppets.
Il live di Milano è stato aperto da Birthh, giovanissima cantautrice italiana che nel 2017 parteciperà al South by Southwest, festival musical-cinematrografico texano. Un inizio molto intimo e raccolto che ben ha introdotto alla performance di Bird, sul palco del Dal Verme alle 21.30 spaccate: una scena spoglia ed essenziale, dominata dai suoi strumenti: violino, chitarra, pianola elettrica e tante, tante pedaliere, importanti aiutanti dell’orchestra che diventa per Bird fondamentale nel corso delle due ore di live, aiutandolo nella costruzione perfetta di numerosi looper e campionamenti, anima portante, insieme alla pulita voce del cantautore statunitense, del concerto.
Seppure una piccola dose di improvvisazione e una grande di dialogo con il suo pubblico siano stati tra gli ingredienti più interessanti del live, da sottolineare che NULLA è stato lasciato al caso: Andrew è un vero e proprio regista, capace di calcolare quanto di emozionare, misurando perfettamente la sua accademica professionalità con guizzi e creatività fuori dagli schemi, risultando elegantemente adatto ad una situazione di auditorium-teatro dalle luci diffuse, dove
Ampio spazio alle tracce tratte da Are You Serious?, da menzionare l’accattivante Capsized che ha aperto il concerto, insieme alle più nude ed essenziali Puma e Roma Fade. Poetica ed intensa, anche senza Fiona Apple, Left Handed Kisses, non sono poi mancati pezzi più datati che hanno suscitato vivo interesse sul pubblico del Dal Verme. A fine spettacolo c’è tempo nel foyer del teatro per un firmacopie composto e raccolto con i fan; non mancano anche richieste di selfie e foto, o chi, come la sottoscritta, si è avvicinata solo per stringere la mano ad un artista che con solo 20 dita riesce a toccare (nel senso spagnolo del termine) più strumenti di una band che riempie palazzetti e stadi. Sì, ok, parliamo proprio di altra Musica.





























