Johann Sebastian Punk nasce nel 2011 dalla mente di Massimiliano Raffa ed esordisce discograficamente nel 2014 con More Lovely and More Temperate, lavoro che cattura immediatamente l’attenzione della critica riuscendo a entrare nella cinquina finale della Targa Tenco alla miglior opera prima. Nel 2018 decide di porre fine a Johann Sebastian Punk per dedicarsi ad altri progetti. Su insistenza di Matteo Cantaluppi, al quale aveva fatto ascoltare alcuni brani in lingua italiana, Johann Sebastian Punk si rimette in piedi sotto rinnovate spoglie. Il 26 novembre 2021 è uscito la prima canzone Oceano di Champagne, seguito in questi giorni dal nuovo singolo “Vivo nello Scandalo”.
Cosa significa per te la parola Scandalo?
“Scandalo” come oltraggio all’ipocrisia della sensibilità morale comune. Ho messo in forma canzone una sensazione provata molte volte: il sentirsi accerchiati, messi all’angolo, accusati ma colpevoli solo di vivere alle proprie condizioni, secondo il proprio spirito. Una canzone non solo rivolta agli edonisti più inveterati, ma a tutti coloro che si abbandonano ai piccoli e innocenti scandali di ogni giorno, turbando l’ordine delle cose, pagandone le conseguenze, abbandonandosi poi al rimorso e alla solitudine, per poi comprendere che è nella propria natura essere disallineati.
Hai iniziato la tua avventura nel 2014 con un disco in inglese, e adesso torni con delle canzoni in italiano. Cosa ti ha portato a questo cambiamento?
Sentivo da una parte un’eccessiva distanza tra il vecchio corso del progetto e la realtà culturale alla quale era rivolto, che è quella italiana e non quella internazionale ingenuamente vagheggiata all’inizio del mio percorso come Johann Sebastian Punk, e dall’altra la mancanza di una proposta italiana che andasse in una certa direzione tematica e sonora. Così mi sono detto, “risolviamo entrambi i problemi”: calando Johann Sebastian Punk in una dimensione più accessibile, anche solo letterariamente, ho anche soddisfatto il mio desiderio di ascoltare del pop italiano di mio gradimento.
Sei autore e produttore dei tuoi brani. Qual è il processo creativo quando scrivi e componi?
Mi tocca essere banale e risponderti che non esiste una formula. Sono molto produttivo, se non fossi costretto a fare un altro mestiere per vivere potrei scrivere e in parte arrangiare – altra cosa che amo fare – una canzone al giorno, sempre seguendo schemi diversi. Questi ultimi due brani, ad esempio, è come se fossero nati già scritti: si sono presentati decisi e insolenti alle soglie delle mie facoltà poietiche; non ho dovuto fare nulla, se non dare una forma materiale a quella musica e a quelle parole e restituire tutto al cosmo che me le aveva donate.
“Vivo nello scandalo” e “Oceano di Champagne” vedono la produzione di Matteo Cantaluppi. Come nasce questa collaborazione? Cosa ti ha portato?
Credo, ma forse bisognerebbe chiedere a lui, che si sia verificata la congiuntura perfetta, ovvero uno strano caso in cui ciascuno dei due poteva realizzare un desiderio altrui. Io ho messo sul tavolo la mia fantasia, il mio modo di concepire le canzoni, senza la pretesa di averne il controllo, dicendo “fanne ciò che vuoi”, “divertiamoci”, “qui non c’è nessuna commissione, siamo io e te”. E lui mi ha offerto il suo potere di trasformare i miei deliri in canzoni di tre minuti e mezzo dove nulla è fuori posto, ma tutto all’improvviso può accadere.
Quanto questi due anni di pandemia hanno influenzato queste nuove canzoni? Come hai vissuto questo periodo complicato, tra lockdown e restrizioni?
Queste nuove canzoni sono state scritte e in alcuni casi persino registrate prima della pandemia, che ne ha solo rimandato e ridimensionato l’uscita, ma che in un certo senso ha anche cambiato alcuni significati: “Oceano di Champagne”, da canzone su un eroinomane in fin di vita, è diventato un pezzo su un malato pronto a essere dimesso dall’ospedale, o almeno così qualcuno ha suggerito. In termini creativi è stato un momento difficile. Johann Sebastian Punk ama l’imprevedibile, il brivido notturno, il sudore degli sconosciuti, ed è lì che va a pescare tutto il repertorio di immagini che va ad animare le sue canzoni. Forse è per questo che ascolto con sofferenza le canzoni che circolano per ora, il loro far finta di niente… che finisce poi per non essere che una sonorizzazione dello stallo creativo generalizzato. Io invece troverei molto più opportuno il silenzio. Necessario, il silenzio, per poi godersi il frastuono.
Con chi vorresti collaborare per una canzone?
Con nessuno, è già faticoso collaborare con me stesso. I featuring sono diventati pratiche per persone che hanno bisogno di mettere insieme frammenti di idee per farne una, quasi sempre pessima. E a me piacciono le buone idee.
Ultima cosa, cosa vorresti poter dire se rifacessimo tra un anno questa intervista?
Che ho tutto il tempo che vuoi a disposizione, e dunque di prendercela comoda per le domande perché non c’è nessuna fretta.
Foto di Chiara Mirelli






























