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Interviste

Intervista ad ALICE ALISON: tra il Wall of Dolls e il nuovo singolo “Je ne me vois plus”

“Il 25 novembre non è solo una data, ma una voce che non deve essere più messa a tacere. Con questa canzone ho voluto raccontare la mia ferita, ma anche la mia rinascita, perché ogni donna ha il diritto di riconoscersi di nuovo, libera e intera. Scriverla mi ha permesso di riprendermela e spero possa aiutare tutte le donne che stanno cercando la loro” (Alice Alison)

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che ricorre il 25 novembre, la cantautrice, autrice e performer Alice Alison ha partecipato ad un doppio importante appuntamento a Genova.

Sabato 22 infatti, nel pomeriggio ha preso parte all’evento Happening Wall of Dolls, presso appunto Wall of Dolls – installazione permanente contro la violenza sulle donne presente in diverse città, divenuta ora una onlus – in Piazza De Ferrari e successivamente è stata tra le protagoniste di Rompi il Silenzio, serata privata di beneficenza promossa dalla ONLUS Wall of Dolls per sostenere la lotta contro la violenza sulle donne e celebrare l’impegno quotidiano di instancabili volontarie e volontari che offrono supporto, ascolto, protezione e speranza a chi fugge da situazioni di abuso. 

Abbiamo incontrato Alice per farci raccontare come ha vissuto questa giornata così importante e parlare anche del suo nuovo singolo Je ne me vois plus uscito il 17 ottobre, distribuito da Altafonte x The Orchard, scritto in collaborazione con Diego Esposito e prodotto da Giovanni Antonicelli.

Alice, grazie mille per essere qui con noi. Vorrei iniziare la chiacchierata con te chiedendoti subito che esperienza è stata quella di sabato 22 novembre a Genova, ovvero cantare dal Wall of Dolls e al Charity Dinner che è seguito presso l’Hotel Bristol.

Grazie a voi! È stato incredibile. Quella giornata è stata anche il giorno dopo la morte della mia cantante del cuore, Ornella Vanoni, e ricordarla cantando Sant’allegria è stato davvero magico. Vedere tutta quell’energia emanata da tante donne che si fermavano in ammirazione è stato un momento meraviglioso.

Che effetto fa esibirsi in un “luogo” simbolo come Wall of Dolls, nel cuore di Genova? (per chi non conosce la città, Wall of Dolls è sulla facciata del palazzo della Regione ed è adiacente a una delle piazze più note, Piazza De Ferrari e al Palazzo Ducale, in  pieno centro)

È stato davvero speciale! Ho iniziato a lavorare con il Wall a giugno di quest’anno e da allora è stato amore a prima vista. Non vedo l’ora dell’8 marzo!

Il tuo brano “Je Ne Me Vois Plus” uscito da poco più di un mese racconta la fine di un legame tossico e il delicato percorso di liberazione da dinamiche emotive distruttive. Cosa ti ha portato a voler scrivere una canzone così intensa e voler condividere questo groviglio di sentimenti ed emozioni profonde? Ti va di raccontarci qualche aspetto della fase creativa e, se c’è stato, chi ti ha spinta o ispirata?

Scriverla è nato da un vero groviglio di farfalle morte nello stomaco. Per me scrivere è sempre stato un modo per lasciare traccia, liberarmi e lasciar andare quello che sento. Ho preso il mio quaderno delle “menate”, che aggiorno da quando avevo circa 17 anni, e l’ho portato a Diego Esposito, che oltre a essere un grande cantautore è diventato un amico che stimo molto.
E così è nata Je Ne Me Vois Plus. All’inizio non volevo farla uscire perché mi sentivo troppo nuda e indifesa, ma alla mia nuova versione non importava nulla delle paranoie di quella precedente: era il momento giusto per condividerla. Non potevo tenermela solo per me.

Una tua strofa recita:

Se solo avessi il coraggio
Di dire quello che sento
Forse mi serve un abbraccio
Ma non mi lascio toccare

C’è paura, solitudine e incapacità di chiedere aiuto. Qual è il punto di ingresso per scardinare questo tris di stati implosivi, per far sì di non cadere in un baratro? Dopo il buio, la luce può fare paura?

La luce dopo il buio può fare paura, sì. È come aprire gli occhi dopo essere stati troppo tempo al buio: l’impatto è forte. Ma io ho sempre avuto fede che avrei visto quello spiraglio di luce. Ho imparato a calmare la mente e questa esperienza è stata tra le più significative della mia vita: mi ha permesso di accedere a un nuovo livello di coscienza e di diventare la versione migliore di me stessa. Bisogna avere fede e ricordarsi che, come diceva mia mamma, “peggio di così non può andare… e da lì si risale davvero”.

Cosa fare per evitare di “non vedersi più”?

Non si può davvero evitarlo. Quando ci cadi, ci cadi. L’importante è trovare la forza di amarsi più delle briciole di affetto che ricevi da chi non è capace di amare né se stesso né gli altri. Il gap sta tutto lì. Se riesci a rimanere grande e integra in una situazione che ti costringe a farti piccola, hai già vinto. È doloroso, costa caro, ma alla fine non te ne penti mai e non torni indietro.

Nel video che accompagna il brano l’acqua è un elemento fondamentale, ma anche la lotta contro i fantasmi e le ombre del passato o almeno io interpreto così. Come è stato “mettere in frames” parole ed emozioni?

È stato bellissimo! Ho avuto un team di giovani creativi, produttori e videomaker che mi hanno aiutata ad assemblare ogni pezzo del puzzle che avevo in testa. Lo rifarei cento volte!

L’arte e gli artisti hanno anche il “ruolo”, se così si può dire, di dare voce a chi non la ha, di risvegliare le coscienze. Quasi quotidianamente apprendiamo di femminicidi o aggressioni a donne da parte di persone vicine. Ci indigniamo tutti, ma nonostante ci siano associazioni e volontari che si prodigano a sensibilizzare e creare cultura, “sembra” un qualcosa di inarrestabile. E non vogliamo che sia così. Cosa possiamo fare, ognuno di noi, per dire un forte NO a tutto questo?

Avere il coraggio di esporsi, di raccontare la propria esperienza. Anche la violenza psicologica è devastante, silenziosa, e va comunicata. È fondamentale che chi subisce manipolazione o abusi sappia di non essere solo e trovi il coraggio di uscire dal tunnel.

Ti va di raccontarci i tuoi prossimi progetti?

Troppe anticipazioni sarebbero spoiler. Diciamo solo: sì al divenire!

Grazie Alice! Non ci resta che … attendere!

Written By

Nata e vissuta sul mare, da qualche anno a Milano dopo una parentesi romana. Cresciuta a pane e Bruce Springsteen, da un lato gli studi scientifico matematici, un lavoro nell'IT che mi appassiona, dall'altro l'amore per la pittura, la scultura, la fotografia, il teatro e i film di Sergio Leone. Amo sia visitare città, sia la natura e lo stare all'aria aperta. La musica è una costante nella mia vita, ogni momento ha una colonna sonora; amo soprattutto la musica dal vivo, unico modo per conoscere veramente un artista. Amo scrivere e sono alla costante ricerca del modo migliore per tradurre su carta le emozioni. Sono profondamente convinta dell'importanza dell'amare e del mettere passione in tutto quello che si fa... con anche un pizzico di ironia!

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